Partito Comunista Internazionale

Le madri operaie

Categorie: Women's Question

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Tutta la fraseologia, borghese sulla virtù, sulla libertà, sull’amore, sulla famiglia, sopra i rapporti tra genitori e figliuoli, diventa tanto più nauseante quanto più si comprende come,i n realtà, la borghesia distrugga per la grande maggioranza degli uomini tutte le possibilità di vivere umanamente, spezzi ogni legame di famiglia nel proletariato, faccia dei fanciulli altrettanti [testo illegibile] di lavoro, privi la madre proletaria di tutte le soddisfazioni della maternità.

La maternità è oggi una disgrazia per le famiglie povere, per le madri povere,specialmente per le madri operaie.

Io mi trovo il mattino, sopra una di quelle carrozze tranviarie che trasportano le operaie nella manifattura.

Le giovani chiacchierano, scherzano; hanno una specie di riso continuo negli occhi e nella persona: non sono ancora troppo stanche del lavoro della vita; sentono ancora, attraverso gli inafferrabili ed intimi legami che uniscono la vita di ogni essere con quella [testo illegibile] , la bontà e la gioia che è nel vivere sano.

Ma la maggior parte di esse, non più giovanissime, appaiono diverse: ognuna si è isolata nella sua dura battaglia contro la fatica, le miserie, le amarezze che l’hanno assediata e vinta; che fanno di ogni membro della famiglia umana, che sempre troppo e solamente lavora, un individuo disperatamente solo cui la società e la vita sono nemiche.

Io guardo specialmente queste donne, operaie, spose e madri: ho l’impressione che siano ancora assenti da quel tram, da quella compagnia; e afferro nei loro discorsi, o meglio nelle loro frasi brevi, come cadute dai loro pensieri, l’oggetto delle loro preoccupazioni. 

Si alzano prestissimo il mattino: debbono mettere in ordine la casa; preparare il pranzo del mezzogiorno che il marito si riscalderà alla meglio nella pausa del lavoro, svegliare, preparare i figli perché se ne vadano a scuola. I figli, irritati dalla fretta dall’affanno che la madre involontariamente comunica loro, diventano caparbi; le madri, impazienti, li malmenano; poi se lo rimproverano nel dirselo l’una con l’altra, con quelle spezzate esclamazioni che rivelano stanchezza, amarezza, irritazione sorda, e finiscono tutte in un sospiro di rassegnazione forzata.

Vedo pure nella carrozza tranviaria delle mamme che hanno a braccio il loro bimbo ancora lattante e lo guardano con un amore che ha un non so che di triste, di accorato. – Scendendo dal tram lo lasciano, lo affidano ad altri; vanno poi a sfamarli, di tanto in tanto, tra un turno e l’altro di lavoro. Così a tutte le altre fatiche s’aggiunge anche questa: l’allattamento. Cosi la madre lavora in officina, lavora in casa, crea e allatta un bambino.

Continuo a raccogliere nelle loro parole la storia della faticosa giornata lavorano in fabbrica per molte ore: escono di là verso sera dal luogo del lavoro, dove hanno lasciato il meglio delle loro energie.

Gli operai almeno la sera possono riposare: escono, leggono i giornali, ritrovano i loro compagni di lavoro e di fede, discutono, vivono almeno per quelle poche ore, liberamente, e perciò felicemente.

Le madri operaie, no. A casa preparano la cena; accudiscono i figli che hanno sempre bisogno di un mondo di cose, a cui non si ha il tempo né il modo di provvedere completamente.

Sono costrette a tenerseli in una casa troppo ristretta, insufficiente per contenere la vivacità, la mobilità dei bimbi che hanno bisogno fisico, di giocare, di muoversi, di far chiasso, e la noia ch’essi danno alle povere madri stanche e affaccendate è tale che i figli diventano insopportabili. Oppure li lasciano nella strada e subiscono poi le conseguenze del male che la strada fa ai piccoli abbandonati.

La madre sa ciò, ma non vede rimedio possibile; quando si fa notte li caccia a dormire con un sospiro di sollievo. La notte almeno fa cessare le grida, le bruffe, le percosse, i capricci che affliggono madre e figliuoli; ma alla madre operaia non porta ancora il riposo.

Essa non ha mai finito, deve rattoppare, lavare, stirare, sbrigare un mondo di lavoro che ogni giorno si accumula sulla casa, la quale ha tante necessità e dispone di mezzi limitati: la massaia deve rimediare allo sbilancio perenne che è nell’economia domestica di tutte le case operaie: ricuce per non ricomprare; si ammazza di fatica per economizzare. Così la vita la logora, le corrode, prima del tempo, le forze, la freschezza, la bellezza, le inaridisce l’anima, la rinserra li, in quelle angustie di tutti i giorni, isolandola dal mondo, dal marito, persino dai figli, che le costano tanta fatica, che le spremono tutte le forze, senza che ella abbia la possibilità di compiacersi in loro della sua opera madre, di martire.

Ma non è una iniquità sociale questa? Che sull’operaia, sposa e madre gravi un così enorme peso di estenuazione? ma creare, allattare, allevare i figli è opera difficile, delicata, importantissima: da sola riempie la giornata di una donna, assorbe le sue energie; ed è opera produttiva per la collettività. Bisogna che sia riconosciuta come tale, dalla società, l’opera della madre.

Il diritto sociale della madre non è stato ancora fondato: eppure l’emancipazione della donna non è e non sarà possibile fino a che questo diritto non sarà riconosciuto.

La società, che considera come lavoro produttivo e capace di assicurare l’indipendenza economica quello di fabbricare sigarette o dei cappellini e delle stoffe, non dovrà riconoscere come la creazione e l’allevamento dei bimbi, nei quali l’umanità si rinnova e si perpetua?

La società borghese ha perso il concetto del valore vero della maternità. Dell’amore materno parla come di un sentimento che sboccia nella madre per forza di natura e deve indurla a tutti gli sforzi, farla capace di tutti i sacrifici, di tutti gli eroismi.

Dove la fatica uccide e la miseria incalza, dove tutti i mali a cui è condannata la moltitudine dei salariati minacciano e rendono difficile la nascita e la vita dei bimbi, rimedi la madre, col suo amore materno.

Ma le madri proletarie a cui la società chiede l’eroismo di tanto patire, man mano che s’allarga la sfera nella quale erano un tempo confinate, man mano che, come l’uomo, si interessano dei problemi della vita e vanno acquistando una loro capacità critica, è naturale che si domandino se la società non chieda loro veramente troppo.

E ancora: quale vita la società assicura, anche nell’avvenire, ai figli delle donne operaie? quali sogni di bene, di pace le madri operaie possono creare intorno alla culla dei loro bambini? Eppure di questi sogni e di queste speranze si nutre l’amore della madre. La società presente, oltre che assicurare alla madre operaia una lunga serie di pericoli, di patimenti, di fatiche, da alla madre operaia la certezza che nei figli si perpetuerà la sua miseria. Le donne proletarie ormai vedono chiaramente le due classi sociali nelle loro reciproche, precise posizioni e sanno come fin dalla nascita si entri nell’una o nell’altra, come da ciò dipenda il destino avvenire.

Un tempo la donna che tutto accettava, senza nulla indagare, diceva a sè ed ai figli il mondo è sempre stato così; i poveri sono sempre stati poveri.

E si rassegnava, e creava, nella miseria, dei miseri. Oggi constatando l’esistenza delle due classi sociali, quella degli sfruttatori e quella degli sfruttati, si rende conto della somma delle fatiche e di mali che l’una getta sull’altra, per il suo vantaggio; sa che la classe operaia, la quale costituisce i quattro quinti del genere umano, ed è la fonte principale del progresso, della ricchezza, della felicità collettiva, è privilegiata del male; sa che una società, nel quale ai nati poveri assegna una simile sorte non può comprendere e valutare l’ufficio sociale della madre.

Da questa conoscenza nasce, deve nascere la sua ribellione

Quando nella vita degli uomini verrà abolito lo sfruttamento di un individuo sopra un altro, e tutta l’umana famiglia lavorerà nell’interesse e per il bene di ognuno, e ogni uomo, nascendo, avrà assicurata la libertà e la possibilità di vi vere, la nascita di un uomo nuovo sarà considerata fatto importantissimo.

Allora alla maternità sarà riconosciuto il suo valore vero. La maternità sarà circondata di tutto le cure, non solo perché sacra e degna di religioso rispetto è la madre, ma perché sacra e, gravissima è la formazione e l’apparizione di un essere umano, poiché l’umanità sarà tanto migliore e più felice quanto più sani e migliori saranno i nuovi nati.

Allora la madre riavrà il suo significato nel mondo e la sua gioia: non vedrà più nel figlio una delle infinite cagioni di miseria e di estenuazione, ma la sua creazione, che assorbirà il suo tempo e le sue energie, ma in cui si compiacerà, intorno a cui creerà ancora i sogni più belli, che si prolungheranno nell’avvenire dei figli come una benedizione.