La donna in Sicilia
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Non diversamente dalle donne di ogni altra parte del globo è il prodotto dell’ambiente in cui vive e s’agita
L’ambiente siciliano ha risentito, specie sino ad un ventennio fa, e tuttora risente, benché con forme di molto attenuate, gli effetti di antiche dominazioni e di antiche istruzioni: della dominazione araba per esempio che le lascia radicato il concetto che la donna non ha cittadinanza fuori della famiglia e della casa; del feudalismo che le lascio in retaggio l’ammirazione ed il timore del signore ricco e potente alla cui brame la donna doveva pur essere sottratta; della dominazione borbonica che, istituendo una fitta rete di chiese e di conventi, legò la donna ai dogmi ed al confessionale, il quale le dette ammaestramenti di finzione financo? con se stessa, di rassegnazione alla volontà divina, di sottomissione e di rispetto ai poteri costituiti.
Se si aggiunge che, fatta l’Italia una, non avendo avuto i governi le previdenze necessarie, scarsa è stata in Sicilia la diffusione dell’istruzione e che mancando l’iniziativa privata. lentissimo è stato lo sviluppo delle industrie, non è da meravigliarsi se alla donna assai più che all’uomo non, sia stata concessa la facoltà di istruirsi e di osservare con la propria mente il mutamento generale dei fattori economici e sociali, nè quella di educarsi all’osservazione diretta dell’ingranaggio borghese della produzione e dello sfruttamento esercitato dal capitale sul lavoro per avviarsi di conseguenza al concetto della necessità della lotta di classe.
Onde essa è rimasta preponderante la “donna di casa”, sfruttatrice involontaria dell’operosità del padre, del marito, dei fratelli e insieme sfruttata da tutti costoro, che in lei non hanno veduto altro che lo femmina da godere o da proteggere o la massaia necessaria al buon andamento familiare.
Se perciò è stata più involuta di pregiudizi, se più restia ad in mettersi nelle lotte politiche e sindacali, se più delle donne di altre regioni d’Italia sottomessa ed umile, se più capace di tollerare sofferenze e disagi economici e spirituali; non si deve ciò attribuire a supposta sua inferiorità intellettuale e volitiva, ma a tutto il complesso di fenomeni etnici storici economici ecc. che hanno informato l’ambiente siciliano e che non possono sono mutare se non lentamente, a meno che una rivoluzione non avvenga che imponga nuovi orientamenti l’attività ed allo spirito, avendo già violentemente mutato i fattori economici.
Precipitate nel dissesto le condizioni economiche specialmente di molte famiglie operaie e piccolo-borghesi, convenne che queste si persuadessero che bisognava cedere alla necessità, bandendo i pregiudizi; che bisognava cercare nuova risoluzione ai problemi della vita materiale vincendo molte riluttanze; che bisognava, insomma, valorizzare la donna, almeno per quel tanto che la potesse “emancipare economicamente”
Intesero che non la casa e la chiesa, ma la fabbrica. scuola, l’impiego, l’esercizio di una professione potevano dare alla donna il pane quotidiano; che non era più possibile che i loro fratelli, lavorando e faticando le loro fratelli, lavorando e faticando le potessero mantenere, non bastando o a stento bastando a se stessi i loro guadagni; che più non era lecito crogiolarsi nell’illusione che la donna avrebbe risolto col matrimonio il problema dell’esistenza materiale, perché il matrimonio si fa raro se manchi una buona dote,
Si maturano cosi nuovi fattori di vita morale sotto la pressione delle nuove esigenze economiche. Onde assai poche sono le famiglie operaie e le piccolo-borghesi che oggi non curano di portare la donna nella condizione di bastare sè stessa o almeno di concorrere al proprio sostentamento di valorizzare, cioè la capacita e la attività femminile.
Quali campi a questa si offrono? Le industrie, le scuole, l’artigianato. Ma scarse sono le industrie, insufficienti le scuole in genere e quasi nulle le professionali e le commerciali, poco redditizio l’artigianato. Non di meno le famiglie che ne hanno la possibilità collocano le loro donne nelle pochissime industrie ove è richiesta la mano d’opera femminile (richiesta principalmente perché meno retribuita della maschile) o le avviano alle scuole o a lavorar di cucito o a far le commesse nei negozi o le forniscono di macchine da maglie, da calze, da ricami, perché si preparino un avvenire o più non costituiscano nella casa un elemento di assoluta passività. Alle industrie ed all’artigianato avviano le loro donne o aspirano ad avviarle le famiglie piccolo-borghesi. Maggiore affluenza c’è alle scuole normali perché sono meno costose e forniscono, prima che la altre, il mezzo di ottenere un titolo di studi che spiani la via all’insegnamento inferiore e ad impieghi; minore affluenza c’è alle scuole classiche ed alle tecniche e ed agli istituti superiori perché più dispendiosi e difficili; ma tuttavia neanche in [testo illeggibile] è oggi animale raro la giovine donna laureata.
Ma le donne che seguono un corso di studi o che l’hanno compiuto, prevedendo a trovando già difficile il loro e collocamento? si agitano nel malcontento, e nel malcontento si agitano anche le donne operaie, che si sentono sfruttate, e le artigiane, che si sentono non sufficientemente compensate.
Cha sarebbe grave errore il credere che le donne lavoratrici e del braccio e della mente non fremano delle disagiate condizioni, che non si preoccupino del loro avvenire, che non aspirino all’indipendenza almeno economica, che non si affaccino ai problemi che oggi più di prima affannano l’umanità. Pur tuttavia rimangono quasi tutte inerti e passive, non aderiscono alle organizzazioni di classe, non levano la loro voce di protesta contro lo sfruttamento, Cosi fanno non perché ne abbiano l’animo, ma perché non sanno districarsi nè potrebbero farlo facilmente dalla fitta rete di preconcetti e di pregiudizi, onde si sentono tollerate dalla società attuale ed a lei sottomesse piuttosto che, quali realmente sono, trionfatrici.
Le attuali condizioni di disagio e di malcontento affidano, che non tarderà a germogliare il seme che noi comunisti intanto spargiamo. E’ però necessario non sembri paradosso che non si trascuri l’educazione dell’uomo se si voglia riuscire a fare liberamente entrare la donna nell’agone delle competizioni economiche e politiche. Educare l’uomo perché non ostacoli ma inciti la donna a prendere il suo posto ed a portare il contributo delle sue energie fresche ed appassionato nella lotta per l’affermazione e la vittoria della nostra causa; perché impari ad apprezzare ed a rispettare, più di quanto sinora non abbia fatto, la donna, la quale, uscendo dalle pareti domestiche per darsi a vita attiva e proficua, da prova di sapere già affrontare lo malignazioni di quante si stimano le sole incontaminate e pure perché rimangono nella casa a sfaccendare, è vero, mano le sole incontaminate e pure perché rimangono nella casa a sfaccendare, è vero, ma anche a pettegolare ed a proclamarsi vestali di concezioni che la natura e l’umanità, che soffra o lotta per un equo avvenire, condannano e vogliono travolgere,
IOLANDA CORSO