Partito Comunista Internazionale

I POPULISTI E I LIQUIDATORI NEL MOVIMENTO SINDACALE (Preziose ammissioni)

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Categorie: Lenin, Union Question


Negli ultimi numeri del giornale dei populisti di sinistra, accanto alle lamentele sul nostro (dei pravdisti) «frazionismo», abbiamo trovato le preziose ammissioni di alcuni populisti, i quali dicono che, nell’importante questione del movimento sindacale, la loro posizione coincide con quella dei liquidatori. Lo abbiamo sempre sostenuto. Ma è davvero piacevole sentir ripetere queste affermazioni dai nostri avversari.

« Su questo problema le nostre divergenze dai bolscevichi sono molto forti, perché essi considerano il sindacato come un loro feudo [!]… La posizione dei menscevichi [i populisti dicono, chissà perché, “menscevichi” anziché “liquidatori “] sul sindacato come organizzazione estranea alle frazioni è invece identica alla nostra [populistica]. Si spiegano forse così i nostri buoni rapporti con i menscevichi nel lavoro svolto in passato»: così ha scritto la Viernaia Mysl nel suo n. 6.


« La linea seguita dalle direzioni dei sindacati, che sono sempre stati nelle mani dei populisti di sinistra, non si differenzia affatto dalla linea dei cosiddetti sindacati liquidatori»: ha aggiunto il giornale dei populisti di sinistra.

Ammissioni preziose e di rara franchezza! I nostri populisti “terribilmente di sinistra” – così risulta dalle loro stesse parole – si comportano nel movimento sindacale esattamente come i liquidatori.

Di qui i blocchi (le alleanze, gli accordi) tra populisti e liquidatori contro i marxisti, su cui la nostra stampa si è già soffermata piú volte.

Anzi, la populistica Stoikaia Mysl ha difeso apertamente i blocchi tra populisti di sinistra e liquidatori contro i marxisti.

«Nel momento attuale, in cui i pravdisti hanno il predominio nelle organizzazioni sindacali… non c’è niente di terribile o di strano negli accordi temporanei fra i populisti e i fautori del Luc»: così ha scritto la Stoikaia Mysl nel suo n. 21.

I liquidatori non sono altrettanto sinceri. Essi sanno che “questo” si fa, ma sanno anche che di “questo” non si deve parlare. Chiamarsi socialdemocratici e allearsi al tempo stesso con un altro partito contro la socialdemocrazia: una simile « tattica » si può applicare solo di nascosto.

Ma non per questo la questione cambia. L’alleanza dei liquidatori con i populisti nel movimento sindacale (e nelle associazioni culturali) è un fatto, che, nell’attuale stato di cose, è persino inevitabile. I liquidatori e i populisti sono uniti dalla loro avversione nei confronti del marxismo conseguente, in tutte le sfere di attività. Nel lavoro sindacale li unisce il fatto che essi rappresentano, gli uni e gli altri, il «neutralismo della debolezza, il neutralismo controvoglia ». Né i liquidatori né i populisti hanno una seria influenza nel movimento sindacale. In quanto debole minoranza, essi cercano di ottenere la « parità» con i marxisti. Ora, per motivare « teoricamente » una tale rivendicazione bisogna attenersi a una posizione neutralistica. Di qui il “neutralismo” di tutti i gruppi che hanno una debole influenza sul movimento operaio.

I populisti affermano che la loro alleanza con i liquidatori avviene “esclusivamente sul piano della difesa del carattere non frazionistico delle organizzazioni operaie dalle smodate pretese dei pravdisti” (Stoikaia Mysl, nn. 2 e 4).

In che cosa consistono dunque le “pretese”  dei pravdisti? Hanno essi chiuso le porte di un sindacato o di una associazione agli operai che sostenevano altre posizioni politiche? Hanno forse apposto una “etichetta” su un qualsiasi sindacato? Hanno mai scisso una qualsiasi organizzazione? Niente di tutto questo! I nostri avversari non hanno citato, e non avrebbero potuto citare, un solo fatto. Le *smodate pretese” dei pravdisti stanno per loro solo nel fatto che i pravdisti si rifiutano di associarsi alla politica piccolo-borghese dei populisti e dei liquidatori e che, all’interno del sindacato unito, pur sottomettendosi lealmente alla maggioranza degli operai, lottano per estendere l’influenza delle loro idee marxiste.

Non abbiamo mai commesso le colpe che ci vengono attribuite. Di esse sono responsabili invece proprio i populisti e i liquidatori. Ecco i fatti. Alcuni anni or sono i populisti hanno ottenuto la maggioranza nel sindacato dei ferrovieri. Questo è accaduto perché essi hanno fatto leva sugli impiegati, e non sugli operai, e per altri motivi occasionali, Come si sono comportati i populisti? Hanno subito “incollato un’etichetta” sul sindacato, lo hanno costretto ad approvare la loro “piattaforma”, hanno messo fuori i socialdemocratici e i senza partito, costringendoli a creare un loro sindacato parallelo.

Queste, si, che erano « pretese smodate »! I populisti si sono affrettati a consolidare la loro prima casuale vittoria con l’apporre un’etichetta. E se ora non fanno la stessa cosa negli altri sindacati, non è perché siano molto virtuosi, ma solo perché la loro influenza fra gli operai è dappertutto estremamente debole.

Lo stesso si può dire dei liquidatori. Nel periodo in cui il sindacato dei metallurgici è stato nelle loro mani lo hanno trasformato in una succursale dei liquidatori. Nell’organo di stampa del sindacato pubblicavano articoli provocatori contro il movimento clandestino (cfr. Nasc Put, n. 20, p. 2; Metallist, n. 3, ecc.), benché nessuna assemblea generale degli iscritti avesse mai dato la minima approvazione alla linea dei liquidatori.

Questi sono fatti concreti. Per i liquidatori le “pretese smodate” dei pravdisti stanno nel fatto che essi cercano di far risolvere i problemi dagli operai stessi, a maggioranza di voti. Se nell’assemblea generale dei metallurgici 3.000 operai si pronunciano per i pravdisti, e 100 o 200 per i liquidatori e i populisti insieme, allora, in nome di un preteso “non frazionismo”, noi dovremmo riconoscere che 3.000 è pari a 200. Ecco il senso del “non frazionismo” dei liquidatori e dei populisti.

Noi non difendiamo il neutralismo, ne siamo avversari. Ma non ci comportiamo nemmeno come hanno fatto i populisti e i liquidatori quando hanno per caso ottenuto la maggioranza in qualche sindacato. Solo i gruppi deboli e senza principi perdono la testa alla prima  “vittoria” e si affrettano, con la maggioranza di qualche decina di voti, a “consolidare” la loro vittoria. «Agitandosi e affrettandosi », per non perdere l’occasione propizia, rivedono in fretta e furia i loro “principi”, dimenticano il loro neutralismo e applicano etichette. Non agiscono così i marxisti. Essi non sono ospiti occasionali nel movimento operaio. Sanno bene che presto o tardi tutti i sindacati si porranno sul terreno del marxismo. Sono persuasi che l’avvenire appartiene alle loro idee, e non forzano gli avvenimenti, non sferzano i sindacati, non applicano etichette, non scindono i sindacati.

Con calma e convinzione svolgono la loro propaganda marxista. Pazientemente, attraverso gli insegnamenti della vita, educano gli operai al marxismo. E nessun compromesso fra gruppi senza principi potrà farli deviare da questo cammino.

C’è stato un tempo in cui gli odierni liquidatori esigevano la partiticità dei sindacati e la loro rappresentanza organizzata nel partito. C’è stato un tempo in cui i populisti costringevano il sindacato dei ferrovieri a prestare giuramento sul loro programma. Oggi gli uni e gli altri hanno cambiato rotta e difendono il neutralismo. A questo li ha costretti la debolezza politica delle loro posizioni.

Noi seguiamo la nostra vecchia strada, che è stata da tempo proposta e che viene ora difesa da tutti i marxisti. I liquidatori hanno il pieno diritto di allearsi con i populisti. Ma la loro è l’alleanza della debolezza e della mancanza di principi. La strada che il blocco dei liquidatori e dei populisti propone ai sindacati non è la strada degli operai d’avanguardia.

Put Pravdy, n. 30, 7 marzo 1914

NOTE

  1. L’autore dell’articolo, signor Boris Voronov, sgranando gli occhi, indica come un esempio d’incredibile “frazionismo” il fatto che alle riunioni della direzione di un dato sindacato « si discutano i problemi dell’aiuto da fornire alla stampa pravdista, le questioni tecniche della redazione (come alimentare meglio la rubrica delle corrispondenze, ecc.)». Che orrore! Che delitto aiutare con corrispondenza, ecc. un giornale che riunisce i nove decimi degli operai d’avanguardia! Ma come potrebbero, dopo questo, i populisti non gettarsi nelle braccia dei liquidatori!… ↩︎