L’«Estremismo», malattia infantile del Comunismo
Indici: Questione Sindacale
Categorie: Lenin, Union Question
In che senso si può parlare del significato internazionale della rivoluzione russa?
Una delle condizioni fondamentali per la vittoria dei bolscevichi
Le fasi principali della storia del bolscevismo
Lottando contro quali nemici in seno al movimento operaio è sorto, si è rafforzato e temprato il bolscevismo?
Il comunismo «di sinistra» in Germania. I capi, il partito, la classe, le masse
Devono i rivoluzionari lavorare nei sindacati reazionari?
I “sinistri” tedeschi considerano pacifica una risposta assolutamente negativa a questa domanda. A loro parere, le tirate e le esclamazioni di sdegno contro i sindacati “reazionari” e “controrivoluzionari” sono sufficienti (come afferma K. Horner con speciale “gravità” e con particolare stoltezza) per “dimostrare” che è inutile e persino inammissibile il lavoro dei rivoluzionari, dei comunisti, nei sindacati gialli, controrivoluzionari, nei sindacati dei socialsciovinisti, dei conciliatori, dei Legien.
Ma, per quanto i “sinistri” tedeschi siano persuasi che questa tattica è rivoluzionaria, essa è in realtà radicalmente sbagliata e non contiene altro in sé che frasi vuote.
Per chiarire la questione, comincerò dalla nostra esperienza, in conformità con il piano generale del presente scritto, che si prefigge di applicare all’Europa occidentale ciò che nella storia e nella tattica odierna del bolscevismo è applicabile, valido e obbligatorio per tutti.
I rapporti tra i capi, il partito, la classe e le masse e insieme l’atteggiamento della dittatura del proletariato e del partito proletario verso i sindacati si presentano oggi da noi nella seguente forma concreta. La dittatura viene esercitata dal proletariato organizzato nei soviet e diretto dal partito comunista dei bolscevichi, che, secondo i dati dell’ultimo congresso (aprile 1920), conta 611.000 iscritti. Il numero degli iscritti ha oscillato molto fortemente prima della rivoluzione di ottobre e dopo di essa; in precedenza, anche negli anni 1918 e 1919, era molto minore. Per parte nostra, temiamo un eccessivo allargamento del partito, perché in un partito di governo tentano inevitabilmente di insinuarsi arrivisti e avventurieri, che meritano soltanto di essere fucilati. L’ultima volta abbiamo spalancato le porte del partito – soltanto agli operai e ai contadini – nei giorni (inverno 1919) in cui Iudenic si trovava a poche verste da Pietrogrado e Denikin era a Oriol (a circa 350 verste da Mosca), cioè quando un pericolo tremendo, mortale minacciava la repubblica e quando gli arrivisti, gli avventurieri, i farabutti e, in generale, gli elementi instabili non potevano affatto fare assegnamento, unendosi ai comunisti, su una carriera redditizia (ma potevano attendersi invece la forca e le torture). Il partito, che convoca congressi annuali (all’ultimo ha partecipato un delegato per ogni mille iscritti), è diretto da un Comitato centrale eletto dal congresso e composto di 19 compagni. Il lavoro corrente viene svolto a Mosca da due collegi ancor piú ristretti, cioè dai cosiddetti Orgbiurò (Ufficio di organizzazione) e Politbiurò (Ufficio politico), che vengono eletti in sessione plenaria dal Comitato centrale e sono composti ciascuno di cinque membri del Comitato centrale. Si ha pertanto una vera e propria « oligarchia ». Nella nostra repubblica nessuna questione politica o organizzativa importante viene risolta da un’istituzione statale senza le direttive del Comitato centrale del nostro partito.
Il partito poggia direttamente nel suo lavoro sui sindacati, che contano oggi, secondo i dati dell’ultimo congresso (aprile 1920), piú di 4 milioni di iscritti e sono formalmente apartitici. Di fatto tutti gli organismi direttivi della stragrande maggioranza dei sindacati, e in prima linea, naturalmente, il centro o ufficio sindacale di Russia (Consiglio centrale dei sindacati di tutta la Russia), sono composti di comunisti e applicano tutte le direttive del partito. Si ha, in complesso, un apparato proletario, formalmente non comunista, flessibile e relativamente ampio, molto potente, attraverso il quale il partito è strettamente collegato con la classe e con le masse e attraverso il quale, sotto la guida del partito, si realizza la dittatura della classe. Senza il piú stretto legame con i sindacati, senza il loro entusiastico appoggio, senza il loro lavoro pieno di abnegazione non soltanto nell’edificazione economica, ma anche nell’organizzazione militare, non saremmo riusciti a governare il paese e a realizzare la dittatura, non dico per due anni e mezzo, ma neanche per due mesi e mezzo. Beninteso, questo contatto strettissimo implica nella pratica un lavoro di agitazione e propaganda molto complesso e vario, con riunioni tempestive e frequenti, non solo con i dirigenti, ma anche in generale con i membri attivi e influenti dei sindacati, una lotta energica contro i menscevichi, che possono contare tuttora su un certo numero, benché molto esiguo, di sostenitori e li inducono a servirsi di tutte le possibili insidie controrivoluzionarie, cominciando dalla difesa ideologica della democrazia (borghese) e dalla propaganda dell’« indipendenza » dei sindacati (dal potere statale proletario!) e finendo con il sabotaggio della disciplina proletaria, ecc.
A nostro giudizio il collegamento con le “masse” attraverso i sindacati è insufficiente. La pratica ha creato da noi, nel corso della rivoluzione, un altro istituto, le conferenze di operai e contadini senza partito, che noi cerchiamo con ogni mezzo di sostenere, sviluppare ed estendere, per seguire la disposizione d’animo delle masse, per avvicinarci a esse, per rispondere alle loro richieste, per scegliere nel loro seno i lavoratori piú adatti a coprire posti di responsabilità nello Stato, ecc. In uno degli ultimi decreti, con cui si trasforma il commissariato del popolo per il controllo statale in “Ispezione operaia e contadina”, si è concesso alle conferenze di senza partito il diritto di eleggere gli incaricati del controllo statale per ispezioni di varia natura, ecc.
Naturalmente, il lavoro del partito si svolge inoltre attraverso i soviet, che raggruppano le masse lavoratrici senza distinzione di professione. I congressi distrettuali dei soviet sono un’istituzione democratica che non ha avuto e non ha ancora riscontro nelle migliori tra le repubbliche democratiche del mondo borghese. Attraverso questi congressi (che il partito si sforza di seguire con la massima attenzione) e con l’invio permanente di operai coscienti nei villaggi, con gli incarichi piú disparati, si esercita la funzione di guida del proletariato nei confronti dei contadini, si realizza la dittatura del proletariato urbano, si conduce la lotta sistematica contro i contadini ricchi, borghesi, sfruttatori e speculatori, ecc.
È questo il meccanismo generale del potere statale proletario, osservato “dall’alto”, dal lato della realizzazione pratica della dittatura. Si può sperare che il lettore comprenda perché al bolscevico russo, che conosce questo meccanismo e lo ha visto svilupparsi in venticinque anni dai piccoli circoli clandestini, illegali, tutte le chiacchiere sul tema: “dall’alto” 0 “dal basso”, dittatura dei capi o dittatura delle masse, ecc. non possano non sembrare ridicole e puerili assurdità, come se si discutesse per accertare che cosa sia piú utile all’uomo: la gamba sinistra o il braccio destro.
Assurdità altrettanto ridicole e puerili non possono non sembrare a noi anche le chiacchiere, assolutamente dotte e terribilmente rivoluzionarie, dei “sinistri” tedeschi allorché dicono che i comunisti non possono e non devono lavorare nei sindacati reazionari, che è lecito rifiutarsi di svolgere questo lavoro, che bisogna uscire dai sindacati e creare assolutamente una “lega operaia” del tutto nuova, pura, escogitata da comunisti molto simpatici (e per la maggior parte, senza dubbio, molto giovani), ecc.
Il capitalismo lascia inevitabilmente in eredità al socialismo, da un lato, le vecchie distinzioni professionali e corporative tra gli operai, distinzioni che si sono stabilite attraverso i secoli, e, dall’altro lato, i sindacati, che possono svilupparsi e si svilupperanno solo con molta lentezza, nel corso di vari anni, in sindacati di produzione (che abbracciano interi rami di produzione e non soltanto una corporazione, un mestiere, una professione), piú larghi e meno corporativi. In seguito, attraverso questi sindacati di produzione, si passerà alla soppressione della divisione del lavoro tra gli uomini, all’educazione, preparazione, istruzione di uomini sviluppati e preparati in tutti i sensi, di uomini che sapranno fare tutto. A ciò tende il comunismo, a questo deve tendere e arriverà, ma solo dopo un lungo periodo di anni. Tentare oggi di anticipare praticamente questo futuro risultato del comunismo pienamente sviluppato, pienamente consolidato, pienamente dispiegato e maturo è come voler insegnare la matematica superiore a un bambino di quattro anni.
Possiamo (e dobbiamo) cominciare a costruire il socialismo non con un materiale umano fantastico e creato appositamente da noi, ma con il materiale che il capitalismo ci ha lasciato in eredità. La cosa è senza dubbio molto “difficile”, ma ogni altro modo di affrontare il problema è così poco serio che non vale la pena di parlarne.
I sindacati, all’inizio dello sviluppo del capitalismo, hanno costituito un eccezionale progresso per la classe operaia, in quanto hanno rappresentato il passaggio dalla dispersione e dall’impotenza degli operai ai primi germi dell’unità di classe. Quando poi ha cominciato a svilupparsi la forma suprema dell’unità di classe dei proletari, il partito rivoluzionario del proletariato (che non sarà degno del suo nome fin quando non riuscirà a unire i capi con la classe e con le masse in un tutto unico, in qualche cosa di inscindibile), i sindacati hanno cominciato a rivelare inevitabilmente alcuni tratti reazionari, una certa angustia corporativa, una certa tendenza all’apoliticismo, una certa fossilizzazione, ecc. Ma in tutti i paesi del mondo il proletariato si è sviluppato e poteva svilupparsi solo per mezzo dei sindacati, solo attraverso l’azione reciproca tra i sindacati e il partito della classe operaia. La conquista del potere politico da parte del proletariato costituisce un grande passo in avanti che il proletariato compie come classe, e il par-tito deve ancor piú, in forma nuova e non solo come in passato, educare i sindacati e dirigerli, senza però dimenticare, al tempo stesso, che essi sono e resteranno ancora per molto una necessaria “scuola di comunismo” e una scuola preparatoria che addestra i proletari a realizzare la loro dittatura, una unione necessaria degli operai per il passaggio progressivo della gestione di tutta l’economia del paese nelle mani della classe operaia (e non di singole professioni) e, quindi, nelle mani di tutti i lavoratori.
Un certo “carattere reazionario” dei sindacati, nel senso in cui si è detto, è inevitabile durante la dittatura del proletariato. Non capire questo fatto significa non capire niente delle condizioni fondamentali per il passaggio dal capitalismo al socialismo. Temere questo “carattere reazionario”, tentare di cavarsela senza di esso, cercare di saltare oltre è la piú grave delle stoltezze, perché significa temere la funzione dell’avanguardia proletaria, che consiste appunto nell’istruire, nell’illuminare, nell’educare, nel condurre a una nuova vita le masse e gli strati piú arretrati della classe operaia e dei contadini. D’altra parte, sarebbe un errore ancora piú grave differire la realizzazione della dittatura del proletariato fin quando non resti un solo operaio che dimostri grettezza corporativa, un solo operaio con pregiudizi corporativi e tradunionistici. L’arte dell’uomo politico (e la giusta comprensione dei propri compiti da parte di un comunista) consiste appunto nel valutare giustamente le condizioni e il momento in cui l’avanguardia del proletariato può prendere vittoriosamente il potere, in cui essa può garantirsi, per la conquista del potere e dopo tale conquista, un appoggio adeguato di strati abbastanza vasti della classe operaia e delle masse lavoratrici non proletarie, in cui essa riuscirà a mantenere il suo dominio, a consolidarlo, a estenderlo, educando, istruendo e conquistando masse sempre piú grandi di lavoratori.
Proseguiamo. In paesi piú progrediti rispetto alla Russia quel certo carattere reazionario dei sindacati si è manifestato, e doveva indubbiamente manifestarsi, con molta piú forza che da noi. I menscevichi russi hanno trovato (e in pochissimi sindacati trovano tuttora) l’appoggio dei sindacati a causa della grettezza corporativa, dell’egoismo e dell opportunismo professionale. I menscevichi dell’occidente “si sono annidati” molto piú stabilmente nei sindacati; in occidente si è delineato con molta piú forza che da noi uno strato di «aristocrazia operaia» corporativistica, gretta, egoista, sordida, interessata, piccolo-borghese, di mentalità imperialistica, asservita e corrotta dall’imperialismo. Questo fatto è innegabile. La lotta contro i Gompers, contro i signori Jouhaux, Henderson, Merrheim, Legien e soci in Europa occidentale è infinitamente piú difficile della lotta contro i nostri menscevichi, che rappresentano un tipo sociale e politico assolutamente omogeneo. Questa lotta deve essere condotta implacabilmente e, come noi abbiamo fatto, deve essere continuata sino a svergognare completamente e ad espellere dai sindacati tutti i capi incorreggibili dell’opportunismo e del socialsciovinismo. Non si può conquistare il potere politico (e non bisogna tentare di prenderlo) fino a che questa lotta non sia stata portata a un certo grado, e questo “certo grado” non sarà lo stesso nei diversi paesi e in circostanze diverse, e di esso sapranno tener conto giustamente in ogni singolo paese solo dei dirigenti politici del proletariato che siano riflessivi, competenti ed esperti. (Come metro del buon esito di questa lotta si sono tra l’altro utilizzate da noi le elezioni dell’Assemblea costituente tenutesi nel novembre 1917, qualche giorno dopo la rivoluzione proletaria del 25 ottobre: in queste elezioni i menscevichi sono stati sbaragliati, perché hanno ottenuto 0,7 milioni di voti – 1,4 milioni con la Transcaucasia – contro i 9 milioni di voti raccolti dai bolscevichi: si veda il mio articolo Le elezioni per l’Assemblea costituente e la dittatura del proletariato nel n. 7-8 di Kommunisticeski Internatsional.)
Ma noi conduciamo la lotta contro l’« aristocrazia operaia » in nome della massa operaia e per attrarre questa massa dalla nostra parte; conduciamo la lotta contro i capi opportunisti e socialsciovinisti per attrarre dalla nostra parte la classe operaia. Sarebbe sciocco dimenticare questa verità del tutto elementare ed evidente. E proprio una simile sciocchezza commettono i comunisti tedeschi « di sinistra », quando dal carattere reazionario e controrivoluzionario dei vertici dei sindacati giungono alla conclusione che… bisogna uscire dai sindacati!! rinunciare a lavorare in questi sindacati!! creare nuove forme, inventate, di organizzazione operaia!! È questa una sciocchezza imperdonabile, è questo il maggior servigio che i comunisti possono rendere alla borghesia. I nostri menscevichi, come tutti i capi opportunisti, socialsciovinisti,
kautskiani dei sindacati, altro non sono infatti che gli “agenti della borghesia” nel movimento operaio (come abbiamo sempre detto contro i nostri menscevichi) o i« labor lieutenants of the capitalist class », secondo la bella e giustissima espressione dei seguaci di Daniel de Leon in America. Non lavorare all’interno dei sindacati reazionari significa abbandonare le masse operaie arretrate o non abbastanza evolute all’influenza dei capi reazionari, degli agenti della borghesia, dell’aristocrazia operaia, ossia degli operai “imborghesiti” (cfr. lettera di Engels a Marx del 1858 a proposito degli operai inglesi.
Proprio l’assurda « teoria >> della non partecipazione dei comunisti ai sindacati reazionari mostra con la massima evidenza con quanta leggerezza questi comunisti « di sinistra » affrontino il problema dell’influenza sulle « masse»
e quale abuso facciano nei loro sproloqui del termine « masse ». Per aiutare le « masse » e conquistarsi la simpatia, l’adesione, il sostegno delle «masse », non si devono temere le difficoltà, gli intrighi, gli insulti, le persecuzioni da parte dei “capi” (che, essendo opportunisti e socialsciovinisti, sono nella maggior parte dei casi legati direttamente o indirettamente con la borghesia e con la polizia), e bisogna lavorare assolutamente là dove sono le masse. Bisogna saper sopportare qualsiasi sacrificio, superare i maggiori ostacoli, per svolgere una propaganda e un’agitazione sistematiche, tenaci, costanti e pazienti, proprio nelle istituzioni, nelle società, nelle leghe, anche nelle piú reazionarie, dovunque si trovino le masse proletarie o semiproletarie. I sindacati e le cooperative operaie (queste ultime almeno qualche volta) sono le organizzazioni dove si trovano le masse. In Inghilterra il numero degli iscritti alle trade unions, secondo i dati del giornale svedese Folkets Dagblad Politiken (del 10 marzo 1920), è salito da 5,5 a 6,6 milioni, ed è quindi aumentato del 19%, tra la fine del 1917 e la fine del 1918. Alla fine del 1919 le trade unions contano 7,5 milioni di iscritti. Non ho sottomano i dati corrispondenti per la Francia e per la Germania, ma i fatti attestanti il grande aumento del numero degli iscritti ai sindacati anche in questi paesi sono assolutamente incontestabili e universalmente noti.
Questi fatti dicono nel modo piú chiaro ciò che è convalidato da mille altri indizi: lo sviluppo della coscienza di classe e della tendenza all’organizzazione nelle masse proletarie, negli strati « inferiori», negli strati arretrati. Milioni di operai in Inghilterra, in Francia, in Germania passano per la prima volta dalla completa disorganizzazione alla forma organizzativa piú elementare, piú bassa, piú semplice, piú accessibile (per coloro che sono ancora imbevuti di pregiudizi democratici borghesi), cioè ai sindacati, mentre i comunisti di sinistra, rivoluzionari ma irragionevoli, se ne rimangono in disparte, non fanno che strepitare sulle “masse” e si rifiutano di lavorare all’interno dei sindacati!! si rifiutano di lavorare col pretesto del “carattere reazionario” dei sindacati!! e inventano una nuova « Lega operaia », pura, monda di pregiudizi democratici borghesi, di pecche corporativistiche e di grettezze professionali, una “Lega operaia” che, dicono, sarà (sarà!) ampia e per entrare nella quale si porrà come condizione soltanto (soltanto!) « il riconoscimento del sistema sovietico e della dittatura» (si veda la citazione piú sopra)!!
Non si può immaginare un’assurdità maggiore, un danno piú grave per la rivoluzione di quello causatole dai rivoluzionari “di sinistra” ! Se oggi in Russia, dopo due anni e mezzo di vittorie senza precedenti sulla borghesia della Russia e dell’Intesa, ponessimo quale condizione per l’ammissione ai sindacati il « riconoscimento della dittatura», commetteremmo una sciocchezza, compromettendo la nostra influenza sulle masse e facendo il giuoco dei menscevichi. Il compito dei comunisti è infatti quello di saper convincere gli elementi arretrati, di saper lavorare tra loro, di non separarsi da loro con parole d’ordine “di sinistra” puerili e cervellotiche.
Non è dubbio che i signori Gompers, Henderson, Jouhaux, Legien sono molto riconoscenti a questi rivoluzionari « di sinistra » che, come l’opposizione tedesca “di principio* (dio ci scampi da questa “fedeltà ai principi”) o come alcuni rivoluzionari degli americani “Lavoratori industriali del mondo, predicano l’uscita dai sindacati reazionari e il rifiuto di lavorare in essi. Non è dubbio che i signori “capi” dell’opportunismo ricorreranno a tutti i trucchi della diplomazia borghese, all’ausilio dei governi borghesi, dei preti, della polizia, dei tribunali, per impedire ai comunisti di entrare nei sindacati, per espellerli da essi con tutti i mezzi, per rendere il loro lavoro nei sindacati quanto piú è possibile ingrato, per insultarli, vessarli, perseguitarli. Bisogna saper reagire a tutto questo, bisogna affrontare tutti i sacrifici e in caso di necessità ricorrere a tutte le astuzie, a tutte le furberie, ai metodi illegali, alle reticenze, all’occultamento della verità, pur di introdursi nei sindacati, pur di rimanere in essi, pur di svolgervi a qualsiasi costo un lavoro comunista. Sotto lo zarismo, fino al 1905, noi non avevamo nessuna “possibilità legale”, ma, quando Zubatov funzionario della polizia segreta, ha organizzato assemblee e società operaie ispirate dai centoneri per dar la caccia ai rivoluzionari e lottare contro di essi, per parte nostra abbiamo inviato in quelle assemblee e società alcuni membri del nostro partito (ricordo personalmente che c’era tra loro il compagno Babusckin, un ottimo operaio di Pietroburgo, fucilato dai generali zaristi nel 1906), che hanno stabilito un contatto con le masse e sono riusciti a svolgere la loro agitazione, strappando gli operai all’influenza degli zubatoviani1. Naturalmente, è piú difficile seguire quest’esempio nell’Europa occidentale, che è particolarmente imbevuta di pregiudizi legalitari, costituzionali, democratici borghesi, radicati con forza singolare. Ma è tuttavia possibile e necessario svolgere questo lavoro in modo sistematico.
A mio giudizio, il Comitato esecutivo della III Internazionale deve condannare energicamente e proporre al prossimo congresso dell’Internazionale comunista di condannare in generale la politica della non partecipazione ai sindacati reazionari (con una motivazione particolareggiata dell’irragionevolezza di questa non partecipazione e della sua estrema nocività per la causa della rivoluzione proletaria) e di condannare in specie la linea di condotta di alcuni militanti del partito comunista olandese che, poco importa se direttamente o indirettamente, se pubblicamente o di nascosto, se in tutto o in parte, hanno appoggiato questa linea politica sbagliata. La III Internazionale deve romperla con la tattica della II Internazionale e non eludere, non attenuare, le questioni scottanti, ma sollevarle in tutta la loro asprezza. Tutta la verità è stata detta in faccia agli « indipendenti » (Partito socialdemocratico indipendente di Germania), tutta la verità bisogna dire in faccia ai comunisti “di sinistra”.
Partecipare ai parlamenti borghesi?
Nessun compromesso?
II comunismo «di sinistra» in Inghilterra
Alcune conclusioni
Appendice
La scissione dei comunisti tedeschi
I comunisti e gli «indipendenti» in Germania
Turati e soci in Italia
False conclusioni da giuste premesse
Fine
NOTE
- I Gompers, Henderson, Jouhaux, Legien sono anch’essi degli Zubatov, dai quali si distinguono unicamente per l’abito e la vernice europei, per i metodi civili, raffinati, rivestiti di democrazia, con cui svolgono la loro infame politica. ↩︎