Partito Comunista Internazionale

Per la V Conferenza dei Sindacati di tutta la Russia

Categorie: Lenin, Union Question

I compiti dei sindacati nella produzione (Tesi del rapporto del compagno Rudzutak)

1. Subito dopo la Rivoluzione d’ottobre, i sindacati erano quasi i soli organismi che, accanto all’esercizio del controllo operaio, potevano e dovevano assumersi il lavoro di organizzazione e di direzione della produzione. Nel primo periodo di esistenza del potere sovietico l’apparato statale di amministrazione dell’economia nazionale non era ancora costituito, mentre il sabotaggio dei padroni degli stabilimenti e dei quadri tecnici superiori poneva acutamente alla classe operaia il problema della salvaguardia dell’industria e del ritorno a un funzionamento normale di tutto l’apparato economico del paese.

2. Nel periodo successivo dell’attività del Consiglio superiore dell’economia nazionale, che si occupava principalmente di liquidare le imprese private e di organizzare la loro gestione da parte dello Stato, i sindacati hanno compiuto questo lavoro accanto e insieme agli organi di Stato preposti alla gestione economica.

La debolezza degli organi statali non soltanto spiegava, ma giustificava tale parallelismo; esso era storicamente giustificato dal pieno contatto stabilitosi tra i sindacati e gli organi di gestione economica.

3. La direzione degli organi economici statali, la graduale presa di possesso da parte loro dell’apparato di produzione e di amministrazione, il coordinamento delle singole parti di questo apparato, tutto questo ha spostato il centro di gravità del lavoro di gestione dell’industria e di elaborazione del programma in questi organi. Di conseguenza, l’attività dei sindacati nel campo dell’organizzazione della produzione si è ridotta alla partecipazione alla formazione dei collegi dei comitati principali, dei centri e delle amministrazioni d’officina.

4. Nel momento attuale affrontiamo di nuovo in pieno il problema di stabilire un legame assai stretto tra gli organi economici della repubblica sovietica e i sindacati, poiché è indispensabile utilizzare ad ogni costo razionalmente ogni unità lavorativa, far partecipare coscientemente al processo produttivo tutta la massa dei produttori nel suo complesso; ora che l’apparato statale di gestione economica, diventando gradualmente piú grande e piú complesso, si è trasformato in una macchina burocratica smisurata, enorme in confronto alla produzione stessa, i sindacati sono inevitabilmente spinti a partecipare direttamente all’organizzazione della produzione non soltanto con la loro rappresentanza personale negli organi economici, ma come organizzazione nel suo complesso.

5. Se il Consiglio superiore dell’economia nazionale affronta l’elaborazione del programma generale di produzione fondandosi sugli elementi materiali della produzione esistenti (materie prime, combustibile, stato delle macchine, ecc.), i sindacati debbono affrontarla dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro, in funzione degli obiettivi della produzione e della sua utilizzazione razionale. Perciò il programma generale di produzione, nelle sue parti e nel suo complesso, dev’essere stabilito con l’immancabile partecipazione dei sindacati al fine di coordinare nel modo piú razionale l’utilizzazione delle risorse materiali e della manodopera.

6. L’instaurazione di una vera disciplina del lavoro, la lotta vittoriosa contro la diserzione dal lavoro, ecc., sono concepibili soltanto se tutta la massa dei produttori partecipa consapevolmente alla realizzazione di questi obiettivi. Questo scopo non si può raggiungere con i metodi burocratici e le direttive dall’alto; bisogna che ogni partecipante alla produzione non si accontenti di adempiere i compiti fissati dall’alto, ma partecipi coscientemente alla correzione di tutti i difetti tecnici e organizzativi della produzione.

I compiti dei sindacati in questo campo sono enormi. Essi debbono insegnare ai loro membri, in ogni reparto, in ogni fabbrica, a prender nota e a tener conto di tutti i difetti nell’utilizzazione della forza-lavoro che risultano dall’utilizzazione errata dei mezzi tecnici o da un lavoro amministrativo insoddisfacente. La somma dell’esperienza delle diverse imprese e industrie dev’essere messa a profitto per lottare decisamente contro le lungaggini burocratiche, l’incuria e il burocratismo.

7. Per sottolineare particolarmente l’importanza di questi compiti di produzione, essi debbono avere un posto determinato, sul piano organizzativo, nel lavoro corrente. Le sezioni economiche, costituite presso i sindacati conformemente alla decisione del III Congresso di tutta la Russia, devono sviluppare la loro attività per chiarire e definire gradatamente il carattere di tutto il lavoro sindacale. Così, per esempio, nelle condizioni sociali attuali, mentre tutta la produzione tende a soddisfare i bisogni dei lavoratori, il sistema delle tariffe e dei premi deve dipendere strettamente dal grado di realizzazione del piano di produzione. I premi in natura e il versamento di una parte del salario in natura si devono gradatamente trasformare in un sistema di approvvigionamento degli operai secondo il grado della produttività del lavoro.

8. Tale impostazione del lavoro dei sindacati deve, da una parte por fine all’esistenza di organi paralleli (sezioni politiche, ecc.), e dall’altra ristabilire uno stretto legame tra le masse e gli organismi di gestione economica.

9. Dopo il III Congresso, i sindacati non sono riusciti a realizzare in notevole misura il loro programma di partecipazione all’edificazione economica, da una parte a causa delle condizioni militari, e dall’altra a causa della loro debolezza organizzativa e del distacco degli organismi economici dal lavoro pratico e di direzione.

10. I sindacati debbono quindi porsi i seguenti obiettivi pratici immediati: a) partecipare nel modo piú attivo alla soluzione dei problemi di produzione e di amministrazione; b) partecipare direttamente, con i relativi organi economici, alla creazione di organismi di gestione competenti; c) i vari tipi di amministrazione debbono controllare attentamente la produzione e influire su di essa; d) partecipare obbligatoriamente all’elaborazione e alla determinazione dei piani economici e dei programmi di produzione; e) organizzare il lavoro secondo la priorità dei compiti economici; f) sviluppare una larga organizzazione dell’agitazione e della propaganda della produzione.

11. Le sezioni economiche dei sindacati e delle organizzazioni sindacali debbono effettivamente trasformarsi in leve rapide e potenti che permettano ai sindacati di partecipare sistematicamente all’organizzazione della produzione.

12. Per assicurare in modo regolare i beni materiali agli operai, i sindacati devono esercitare la loro influenza sugli organismi di distribuzione del Commissariato per gli approvvigionamenti, sia locali che centrali, realizzando una partecipazione e un controllo pratico ed efficace su tutti gli organismi di distribuzione, e dedicando particolare attenzione all’attività delle commissioni centrali e di governatorato per l’approvvigionamento degli operai.

13. Siccome la cosiddetta “politica della priorità” è diventata estremamente caotica a causa delle aspirazioni particolaristiche dei singoli comitati generali, centri, ecc., i sindacati devono levarsi dappertutto in difesa dell’applicazione reale del principio della priorità nell’economia e della revisione del sistema esistente per determinare la priorità conformemente all’importanza della produzione e alle risorse materiali del paese.

14. Occorre concentrare particolarmente l’attenzione sul gruppo dei cosiddetti stabilimenti modello in modo da renderli veramente esemplari mediante un’amministrazione competente, la disciplina del lavoro e l’attività del sindacato.

15. Nell’organizzazione del lavoro, accanto all’attuazione di un sistema armonico di tariffe e alla revisione totale delle norme di produzione, i sindacati devono prendere fermamente nelle loro mani la lotta contro le diverse forme di diserzione dal lavoro (assenze ingiustificate, ritardi, ecc.). I tribunali disciplinari, ai quali finora non si è dedicata la dovuta attenzione, devono diventare un vero mezzo di lotta contro la violazione della disciplina proletaria del lavoro.

16. L’adempimento dei compiti elencati e l’elaborazione di un piano pratico di propaganda produttiva e di una serie di misure per migliorare la situazione economica degli operai devono essere affidati alle sezioni economiche. Perciò è necessario incaricare la sezione economica del Consiglio centrale dei sindacati di convocare al piú presto una speciale conferenza delle sezioni economiche di tutta la Russia per esaminare i problemi pratici dell’edificazione economica in relazione col lavoro degli organi economici di Stato.


Spero che ora vediate perché ho dovuto coprirmi di rimproveri. Ecco una piattaforma cento volte migliore di quella che il compagno Trotski ha redatto dopo averci piú volte riflettuto, e di quella che ha steso il compagno Bukharin (risoluzione dell’assemblea plenaria del 7 dicembre) senza averci riflettuto affatto. Tutti noi, membri del Comitato centrale che da molti anni non lavoriamo nel movimento sindacale, dovremmo imparare dal compagno Rudzutak, e anche il compagno Trotski e il compagno Bukharin dovrebbero imparare da lui. I sindacati hanno approvato questo programma.

Noi tutti abbiamo dimenticato i tribunali disciplinari, ma senza i tribunali disciplinari, senza i premi in natura, la “democrazia della produzione” non è che vaniloquio.

Confronto le tesi di Rudzutak con quelle presentate da Trotski al Comitato centrale. Alla fine della quinta tesi di Trotski leggo:

<< …è indispensabile affrontare subito la riorganizzazione dei sindacati, cioè prima di tutto la selezione del personale dirigente proprio da questo punto di vista…».

Ecco la vera burocrazia! Trotski e Krestinski selezioneranno “il personale dirigente” dei sindacati!

Ancora una volta: ecco la spiegazione dell’errore dello Tsektran. Il suo errore non è di aver fatto pressione; questo è il suo merito. L’errore è di non aver saputo affrontare i problemi comuni a tutti i sindacati, di non aver saputo servirsi esso stesso e di non aver saputo aiutare tutti i sindacati a servirsi in modo piú giusto, piú rapido e piú efficace dei tribunali disciplinari da compagni. Quando ho letto nelle tesi di Rudzutak il passo relativo ai tribunali disciplinari, ho pensato: probabilmente esiste già un decreto in proposito. E infatti esiste. È il Regolamento dei tribunali disciplinari di compagni, promulgato il 14 novembre 1919 (Raccolta degli atti legislativi, n. 537).

In questi tribunali la funzione piú importante spetta ai sindacati. Io non so se questi tribunali siano buoni, se operino con successo e se funzionino sempre. Studiare la nostra esperienza pratica ci sarebbe un milione di volte piú utile di tutto ciò che hanno scritto i compagni Trotski e Bukharin.

Concludo. Riassumendo tutto ciò che sappiamo su questo problema, debbo dire che sottoporre queste divergenze a una larga discussione di partito e a un congresso di partito è un errore grandissimo. È un errore politico. In una commissione, e soltanto in una commissione, avremmo avuto una discussione concreta e saremmo andati avanti, mentre adesso andiamo indietro e per alcune settimane andremo indietro verso posizioni teoriche astratte, invece di affrontare concretamente il problema. Quanto a me, ne sono mortalmente stufo, e anche se non fossi malato me ne sarei allontanato col massimo piacere e sarei pronto a scappare non importa dove.

In conclusione, le tesi di Trotski e di Bukharin contengono una serie di errori teorici, una serie d’inesattezze di principio. Il loro modo di affrontare la questione manca assolutamente di accortezza. Le “tesi” del compagno Trotski sono politicamente dannose. La sua è insomma una politica di seccature burocratiche nei confronti dei sindacati. E il congresso del nostro partito, ne sono convinto, condannerà e respingerà questa politica. (Prolungati e fragorosi applausi.)

Pubblicato in opuscolo nel 1921