Le intellettuali e il Partito comunista
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Non meno degli intellettuali sono in genere le intellettuali avverse o indifferenti al comunismo; per prevenzione, per soggezione dell’ambiente piccolo-borghese in cui vivono, per malintesa superiorità sulla classe proletaria, ma più per ignoranza delle dottrine comuniste che del comunismo conoscono la turpitudini che la stampa foraggiata dal capitalismo si è compiaciuta di inventare come fatti avvenuti nei paesi ove già il proletariato esercita la sua dittatura, ma ignorano l’opera di assistenza alla maternità ed all’infanzia e quella svolta per il maggior incremento delle arti e delle scienze, senza dire che non possono intendere la portata geniale morale della legge che tutti i nati considera legittimi, negli sforzi che mirano a costituire una società in cui solo chi lavori abbia diritto alla cittadinanza. Non ne hanno la necessaria preparazione spirituale ad onta che abbiano mente ed animo aperti alle più varie concezioni perché la scuola la famiglia la società hanno tutte insieme collaborato a distoglierle dall’osservazione dei fenomeni naturali sociali storici e dalle attuali conseguenze di essi.
Convenzionale e manchevole la funzione della scuola che in nessuno dei suoi gradi cura di mettere in rilievo le vere forze determinati dei contrasti umani, non sviluppa le facoltà speculative ma impone un suo pensiero ad una sua ideologia come una falsariga, onde costituisce un monito ed un freno ad ogni concezione innovatrice.
Più che convenzionale e ristretta l’opera educativa della famiglia, che si preoccupa dell’emancipazione economica delle sue donne nella famiglia stessa e non anche della loro emancipazione spirituale nella vita, onde le emancipazione spirituale nella vita, onde le circonda di un atmosfera di infingimenti preoccupata più del danno che le malignazioni potrebbero recare alla loro carriera al loro collocamento alla loro reputazione ove ingaggiassero la lotta aperta contro il loro sfruttamento, che del danno che la presente condizione di cose arreca alla loro salute al loro spirito alla loro dignità.
Violenta tirannica perversa l’azione della Società a dir meglio: della classe dominante la quale, nella lotta assidua che combatte per mantenersi salda nei suoi privilegi, bene intendendo come l’influenza esercitata dalle intellettuali, sia feconda ed efficace, costruisce attorno a loro tale apparato di restrizioni di timori e di vincoli da mantenerle nella perplessità e nella inazione. Si volge difatti la società con malvagio accanimento contro le poche intellettuali che già da lei dissentono le mette all’indice come un qualsiasi libercolo contrario ai dogmi ecclesiastici, le perseguita tentando financo di escluderle dagli uffici pubblici e dai privati; le irride e vitupera e calunnia.
Il Partito Comunista che in Italia è così giovane e, forse perché cosi giovane, così combattuto e vilipeso ha bisogno anche di forze che persuadono alle sue finalità ed ai suoi sistemi e dirimano i dubbi e foggino le coscienze forze intellettuali. E le donne intellettuali, acquistate alla causa del comunismo, darebbero buon contributo di persuasione e di incitamento, non certo per l’attrattiva che possano esercitare maggiore di quella dell’uomo, ma perché una concezione più prontamente si sviluppa e si impone quando le donne concorrano a propugnarla. E ciò perché, essendo le donne considerate per tradizione che si radica nei secoli solo capaci di dedicarsi alla casa ed alla famiglia ed essendosi sempre assuefatte alle ingiustizie ed alle restrizioni cоmе necessità sociali, quando si lancino risolutamente nell’agone per la redenzione umana ne affermano col solo esempio la necessità.
Se poi anche si considera che molte delle intellettuali esplicano la loro attività nella scuola a contatto di bimbi e di giovinette e che nella scuola si possono formare le coscienze e indirizzare le menti alla concezione di una piuttosto che di un’altra ideologia; non vi è dubbio che compito del P.C. sia anche quello di intendere, più di quanto non abbia fatto, ad attrarre a sé le intellettuali, e per averle militanti e per averle, almeno, simpatizzanti.
Quest’opera di attrazione è da presumere che non si svolgerebbe in terreno estremamente sfavorevole.
Perché, appartenendo le intellettuali, nella maggior parte, a famiglie di piccoli possidenti alle prese col fisco, di industriosi spesso alle prese con gli usurai, di impiegati spesso alle prese con i fornitori, e conoscendo per propria esperienza quanto scarsamente sia retribuito e quanto largamente sfruttato il loro lavoro, che per certe categorie neanche è equiparato all’uguale fatto dall’uomo: hanno già latente in se stesse il germe della scontentezza e del dubbio se ancor convenga concorrere sia pure con la passività e l’acquiescenza a mantenere l’attuale sistema sociale, Sicché dovrebbe il P. C. destare questi spiriti scontenti e dubbiosi ed animarli a dispogliarsi delle riluttanze dei
pregiudizi e curare di condurli alla penetrazione delle sue dottrine a traverso l’osservazione e la critica di quelle che per ora prevalgono.
Vale quanto dire che dovrebbe curare che le intellettuali si diano la preparazione atta a distruggere tutto l’apparato di credenze di fatuità di ideologie che costituiscono il loro patrimonio spirituale ed il fattore preminente della loro concezione economica e morale perché si possano sule rovine ricostruirsi mentalità ed idealità nuove.
E niente di mezzi e niente di attività dovrebbe il P. C. risparmiate per compiere l’opera. Che, conquistate le intellettuali alla sua саusa, potrebbe il P. C. contare incondizionatamente sulla fermezza delle loro convinzioni, perché queste sarebbero il risultato non di momentanei e fuggevoli entusiasmi, ma di elaborazioni e di rivolgimenti interiori. E incondizionatamente potrebbe contare anche sulla resistenza e sulla forza del loro carattere perché esse avrebbero di già mostrato di essersi corazzate del triplice acciaio contro le persecuzioni i vituperi è l’isolamento in cui tenterà di porle la presente società,
JOLANDA CORSO