Per l’organizzazione delle donne di servizio
Categorie: Union Question, Women's Question
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Abbiamo già rilevato il fatto che le donne di servizio, le quali, specialmente nelle grandi città, costituiscono una categoria di lavoratrici abbastanza numerosa, non posseggono ancora una propria organizzazione economica, che ne tuteli almeno diritti e gli interessi immediati. Le donne di servizio per quanto numerose lavorano isolatamente nelle case borghesi e piccolo-borghesi, senza avere fra di loro alcun rapporto: per questo non è sorta ancora una loro organizzazione di classe che ponga un qualche limite all’indegno sfruttamento di queste lavoratrici della casa.
Il lavoro delle donne di servizio è particolarmente mal retribuito per il modo speciale con cui esso viene offerto e per la concorrenza che esiste fra le stesse offerenti, le quali, pur di essere assunte in servizio, non si preoccupano del danno cagionato a tutta la categoria dall’accettazione di una diminuzione del salario o della tariffa oraria. Questa assoluta mancanza del più elementare senso di solidarietà e di ogni consapevolezza dei propri diritti e dei propri interessi si spiega considerando, oltre che il modo particolare con cui si svolge l’attività di queste lavoratrici salariate, separate dal resto dell’esercito proletario con cui non possono avere che scarsi rapporti, il fatto che esse provengano in massima parte dalla campagna e sono assolutamente impreparate all’esame ed alla comprensione della loro situazione di sfruttate, predisposte a riconoscere passivamente e fatalisticamente il diritto del padrone ed a sottomettervisi.
Quando la famiglia del piccolo proprietario di campagna è molto numerosa e la scarsa proprietà terriera non basta a provvedere il pane ed il lavoro a tutti i suoi membri, le figlie vanno a cercare lavoro nella città; e poiché non hanno imparato alcun mestiere particolare s’impegnano in qualità di donne di servizio. Quasi sempre le signore piccolo-borghesi cercano le loro domestiche in campagna durante i mesi della villeggiatura, sapendo che le giovani inesperte campagnole facilmente ed inconsapevolmente si adattano al grado ed alle forme peggiori di sfruttamento. Nessun orario, infatti, stabilisce, fino ad oggi, un limite alla molteplice attività loro richiesta: esse debbono ripulire la casa, lucidare i pavimenti, fare la spesa, preparare il pranzo, lavare, stirare, rattoppare senza che sia loro concessa nella giornata un’ora in cui riposare, od uscire libera- mente, od occuparsi in un modo indipendente. E questo loro incessante lavoro è compensate con un salario che varia dalle 50 alle 100 lire mensili; col mantenimento consistente nel vitto concesso nei modi e con le forme più grossolane ed umiliante; alle donne di servizio si mandano in cucina gli avanzi del pasto, perché esse li consumino frettolosamente fra un servizio e l’altro: la donna di servizio non deve sentire il bisogno o il desiderio della tavola apparecchiata che l’uso ha consacrato anche nelle masse più modeste, e di cui sono privi soltanto i vagabondi, gli accattoni, i quali mangiano sulle soglie delle case il boccone loro concesso in elemosina. A ciò si aggiunge l’odiosa, umiliante vigilanza della padrona la quale specialmente nelle conversazioni che si ripetono a giorni fissi durante l’ora delle visite, lamentano sempre la voracità delle donne di servizio che mangiano troppo e che si rifiutano di finire i pezzi di pane avanzati da un giorno all’altro, le creme andate a male ed altri simili scarti di tavola, e che aumentano ogni giorno le loro pretese.
Odioso è il modo con cui si provvede al mantenimento di queste maltrattate lavoratrici; ma non meno odioso è il modo con cui esse sono alloggiate, e specialmente nelle case piccolo-borghesi. In generale, come non si riconosce alle donne di servizio il diritto di avere una tavola, non si riconosce loro quello di avere una camera propria: le donne di servizio dormono quasi sempre in letti improvvisati preparati la sera in un angolo della cucina, impregnato dell’odore dei cibi, e, nei casi più fortunati, separato dal resto della cucina mediante una tenda od un paravento; oppure dormono nella stanza d’ingresso, per cui, costrette il mattino ad alzarsi prestissimo, debbono la sera tardare a coricarsi fino a quando è cessato il passaggio dei membri della famiglia nell’ingresso della casa.
La donna di servizio si ritiene fortunata quando può dormire nel gabinetto da bagno, o in uno di quei vani terribilmente malsani, dove non entra mai la luce e dove non è mai possibile ricambiare sufficientemente l’aria; che, nelle case moderne sono appositamente costruiti in ogni appartamento, nei ritagli di spazio non altrimenti utilizzabili, per le donne di servizio.
Tali sono le condizioni materiali di vita offerte alle donne di servizio in compenso del loro lavoro incessante ed opprimente: a cui si deve aggiungere il pessimo trattamento morale a cui sono sottoposte, I maltrattamenti, le umiliazioni, le ridicole insensate esigenze a cui debbono adattarsi, il modo crudele con cui è loro vietata qualsiasi possibilità di vivere, di sapere, di leggere.
Sappiamo di certe donne di servizio che non volendo rinunziare al piacere di leggere qualche volta un libro od un giornale sono costrette a tenerlo nascosto ed a leggerlo durante la notte, avendo anche dura di nascondere ai padroni l’uso di un’ora di luce; di altre a cui è rimproverata, ad esempio, la cura anche minima dell’acconciatura e della toeletta, di altre condannate a sopportare le più ridicole e deplorevoli manifestazioni della “nervosità” e della originalità dei padroni stupidi e presuntuosi. Oppresse dall’eccesso di lavoro, umiliate, maltrattate, passano di casa in casa, cercando sempre qualche lira di più al mese, o un po’ meno di dura fatica; cercando almeno la casa in cui non si debba ogni settimana lavare tutto il bucato, o lucidare troppi pavimenti, o logorarsi in qualche altra insopportabile fatica.
Vi sono poi le donne che vanno a servire ad ore, meno felici di quelle che vivono nelle case dei padroni, ma retribuite o trattate peggio di tutte le altre categorie di lavoratrici, Durante la guerra, poiché le proletarie trovavano più facilmente lavoro nelle fabbriche, e in campagna tutte le donne erano occupate a coltivare la terra abbandonata dagli uomini, si era prodotta una vera crisi delle donne di servizio ed un conseguente aumento della loro paga oraria,
Oggi quanto più la disoccupazione cresce e s’allarga, tanto maggiore diventa l’offerta della mano d’opera anche in questo campo di attività; per cui crescono le esigenze dei padroni e diminuiscono i salari. Strette dal bisogno, molte proletarie accettano queste condizioni, tanto più che ciascuna di esse si trova sola ad affrontare la situazione, a combattere coi padroni che speculano sulla disoccupazione e sulla miseria della classe lavoratrice; ma quelle che già lavorano nelle fabbriche ed acquistarono una prima consapevolezza dei loro diritti si rendono conto della loro situazione e della ingiustizia di cui soffrono. Noi vorremmo che in questo giornale, il quale raccoglie la voce e la volontà di tutti gli sfruttati, fossero espresse le loro proteste; fossero dette le miserie, le amarezze i maltrattamenti a cui esse sono condannate; fossero dette dalle interessate e da quei compagni e da quelle compagne che sono in grado di comunicare delle notizie delle informazioni riguardanti le condizioni di queste lavoratrici della casa, le loro aspirazioni, i loro bisogni più urgenti. Dall’esame della loro situazione attuale si potrebbe dedurre un programma di richieste, di rivendicazioni immediate riguardanti i salari, gli orari di lavoro, le condizioni di mantenimento, di alloggio, di trattamento da presentare alle donne di servizio, che potrebbero proporsene la realizzazione. Un primo gruppo di lavoratrici della casa che formulasse queste prime elementari richieste, potrebbe diventare il nucleo di una nuova organizzazione di classe, la quale ha ragione di essere non meno delle altre organizzazioni di lavoratori, che tutelano gli interessi dei loro aderenti, e che rappresentano la volontà e la forza.
Noi vogliamo iniziare quest’opera di organizzazione; radunare in quest’opera di organizzazione; radunare un primo gruppo di queste lavoratrici maltrattate e indifese. E invitiamo i compagni e le compagne, oltre che le lavoratrici salariate della casa, ad interessarsi di questa questione, ad esprimere attraverso al nostro giornale i loro pensieri ed i loro giudizi in proposito.
CAMILLA RAVERA