Partito Comunista Internazionale

Il mondo come va

Categorie: Germany, Italy, Nationalization, Opportunism, Stalinism, UK, USSR

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– Alla crisetta tedesca fa riscontro la crisi ormai pluriennale dell’Inghilterra. Per la Germania capitalista, dopo tanti anni di cuccagna ricostruttiva, il punto dolente è l’eccesso di investimenti; per la Inghilterra capitalista in disperata lotta per sopravvivere sui mercati mondiali, è il difetto di investimenti, l’eccesso di consumi. Bisogna riattrezzarsi, automatizzarsi il più possibile, accrescere il capitale costante per rifarsi sulla massa dei prodotti della tendenziale caduta del saggio del profitto, bisogna quindi risparmiare ed investire a spese del capitale variabile. E l’automazione getta sul lastrico proletari che non trovano lavoro, o lo troveranno, ma solo in avvenire, in sedi diverse e in specializzazioni nuove: il pieno impiego va anche esso a farsi benedire. Registriamo questi inciampi, il cui effetto cumulativo sarà, alla lunga, la rinnovata ed auspicata crisi generale e mondiale del sistema.

– Intanto, i capitali tedeschi possono sfogare la loro fame di investimento all’estero. Non è un fatto nuovo, e si è parlato anche di investimenti in Italia. Ora leggiamo in 24 ore del 2-6 che si è costituita una nuova compagnia per gli investimenti in titoli industriali – indovinate un po’ – statunitensi e canadesi, « la prima opportunità offerta ai tedeschi dopo l’inizio della seconda guerra mondiale d’investire in dollari ». I vinti che investono nelle industrie dei vincitori, magari coi soldi ricevuti da questi a compenso della loro preziosa attività di difesa dell’ordine nella esplosiva Europa centrale: uno degli spassi delle « guerre ideologiche ».

– Questo si chiama parlare chiaro. Il presidente dell’IRI, Fascetti, ha detto:

« Le nostre aziende, per la loro struttura giuridica non si differenziano affatto dalle grandi aziende nelle quali la maggioranza azionaria appartiene a gruppi finanziari privati … Ci deve differenziare dalle aziende private soltanto il fatto che, mentre queste tendono al maggior profitto, le aziende dell’I.R.I. devono invece tendere al maggiore successo economico affinché, unitamente alla equa remunerazione del capitale, il lavoro trovi la sua valorizzazione (!) al fine di creare nella sana espansione della nostra attività produttiva una sempre maggiore stabilità ed un più accentuato incremento dell’occupazione.

« Il compito che spetta all’I.R.I … non è facile: ma consapevoli delle nostre responsabilità, siamo certi che riusciremo ad affermare la vitalità delle nostre aziende in competizione con le altre imprese, sul mercato interno e su quello internazionale: e ciò senza invocare privilegi, che l’I.R.I. non ha mai avuto (!) mentre teniamo a ricordare a chi critica con tanta facilità l’I.R.I. che molte delle nostre aziende sono venute al nostro Istituto proprio dal fallimento dell’iniziativa privata ».

Intesi dunque: l’I.R.I. è una grande azienda privatistica alla quale lo Stato dà una mano perché rilevi le imprese fallimentari e assicuri agli azionisti la loro giusta remunerazione (quanto alla « valorizzazione del lavoro », quale industria non afferma di perseguirla?) attraverso il normale gioco « competitivo » dell’economia di mercato.

I nostri lettori ricordino l’articolo uscito in merito sul numero precedente.

– Gli storici del nuovo regime K. e B, hanno fatto una nuova « scoperta »: che cioè, nel febbraio- aprile 1917, prima del ritorno di Lenin in Russia, Stalin « incoraggiò la collaborazione dei comunisti coi rivoluzionari borghesi », cioè col governo provvisorio, e scalzò dalla direzione della « Pravda » Molotov che si era mantenuto fedele alla linea rivoluzionaria leninista. Questa gente « scopre » ogni giorno quello che la Sinistra russa, in particolare Trotzky, e italiana sapevano e proclamarono sempre, prendendosi perciò l’accusa di « traditori fascisti »; quello che Togliatti non ignorava anche se, da leccapiedi-nato, sosteneva il contrario per mantenere il favore dello stalinismo imperante. Ma il bello è questo: gli « storici » della « nuova Russia » scoprono che Stalin propugnava la collaborazione con la borghesia e gliene fanno una colpa; intanto, la collaborazione più sfacciata, anno 1956, coi borghesi – e neppure « borghesi rivoluzionari »! – la praticano i loro nuovi padroni. Togliatti e gli « intellettuali » del PCI si affretteranno insieme a « correggere » quest’errore di storiografia, e a fare su scala centuplicata quello che Stalin proponeva nel 1917. L’arte del funambolismo, della capriola e del servilismo non ha, per costoro, né limiti né freni. O se applicasse la « revisione storiografica » anche alla storia del PC d’Italia?