Liquidazioni ritardate
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L’episodio più clamoroso, dopo la faccenda della Pignone, dello stato di coma dell’economia italiana è scoppiato a Genova con la precipitosa chiusura della San Giorgio e la costituzione di cinque « società di esercizio ». Sono tremila operai sul lastrico in attesa di una problematica riassunzione a quadri ridotti e delle « provvidenze » che il governo ha annunciato. E, poiché l’episodio segue a mille altri avvenuti in Liguria, gran tempo sarebbe che sull’edificio della classe dominante italiana si mettesse il fatidico cartello: « Liquidasi ».
Tale dovrebbe essere la conclusione delle « organizzazioni operaie »: avanti, dunque, un colpo di piccone! Ma, inutile dirlo, la loro conclusione è l’opposta: avanti, un altro puntello! Solidarietà fra tutte le classi, operai, industriali e bottegai uniti nella difesa della gloriosa fabbrica cittadina e dell’industria nazionale, tutti i sindacati affratellati intorno alla macchina languente del profitto!
Sembrerebbe che da questa commovente solidarietà siano esclusi i dirigenti e azionisti dell’azienda chiusa. Semplice apparenza. La fretta con cui, senza consultare nessuno, la fabbrica è stata chiusa risponde infatti ad un piano che i precedenti di lunghi anni dimostrano infallibile: posti di fronte al fatto compiuto, i partiti e le organizzazioni di massa della democrazia reagiscono in un solo modo, invocano l’intervento del governo, fanno blocco unico; il governo prima nicchia, poi lasciatosi ben ben pregare, allenta i cordoni della borsa, concede finanziamenti e commesse; frenati e fregati dall’azione di solidarietà interclassista, gli operai assisteranno alla riapertura sotto altro nome dell’azienda con personale ridotto, e le mammelle della San Giorgio torneranno a dar latte, magari aiutate, chissà, dalle trattative commerciali con la Cina svolte a Ginevra dalla commissione di industriali italiani. Come alla Pignone, una buona parte delle maestranze risulterà sacrificata, ma la gloriosa fabbrica sarà salva e, con essa, i profitti. Paga Pantalone.
Così, protetta dalla democrazia prefascista, dal fascismo e dalla democrazia postfascista, l’industria italiana continua a fare i suoi affari con la benedizione dei sindacati del tradimento: il cartello « Liquidasi » non è appeso al suo palazzo o, se appeso, è subito ritirato. Vittoria, gridano Pastore e Di Vittorio, vittoria. Infatti, per chi serve il capitalismo, vittoria è!