[RG-39] Primo resoconto sommario della riunione generale di Marsiglia
Categorie: China, CPC, France, German Revolution, Germany, Italy, Kuomintang, Life of the Party, Opportunism, PCF, Rosa Luxemburg, USSR
Questo articolo è stato pubblicato in:
Premessa
La riunione ha avuto un buonissimo successo ed una molta larga partecipazione di compagni italiani, sebbene alcuni incidenti e ritardi di viaggio abbiano impedito a taluni di essi di raggiungere Marsiglia in tempo per la solita riunione preparatoria del venerdì.
Si è tuttavia provveduto ottimamente alla preparazione degli argomenti oltre che all’organizzazione di tutto lo svolgimento della riunione. Il gruppo di Marsiglia ha predisposto con grande impegno la recezione logistica di tutti i compagni che, oltre che dall’Italia e dalla Francia, erano giunti da altri paesi.
Nella prima giornata della riunione, dopo brevi comunicazioni organizzative e dopo aver informato i presenti delle ragioni del ritardo all’arrivo di alcuni gruppi di delegati, si è iniziata la trattazione degli argomenti compresi nel programma di lavoro, risultato molto interessante ma anche molto denso e laborioso, con un primo rapporto sulla questione del preteso dissidio ideologico tra russi e cinesi, svolto da un compagno di Marsiglia.
Questione russo-cinese
Il compagno relatore si è ricollegato alle precedenti esposizioni che sono state fatte in varie nostre riunioni generali in Italia e in Francia, riassumendo con sicurezza ed efficacia gli evidenti motivi per cui la nostra organizzazione non si pone affatto il problema di una scelta o di una preferenza tra le posizioni rivendicate dai sedicenti comunisti di Russia e di Cina. Quindi il compagno si è addentrato, con largo impiego di documentazione tratta anche da originali russi (e che non può certo essere riferita in questo primo sommario testo), nella dimostrazione che nessuno dei due contendenti ha assolutamente il diritto di richiamarsi alla posizione che la III Internazionale e Lenin assunsero a proposito delle questioni coloniali e nazionali, come in genere per la questione della pace e della guerra e del carattere dell’ imperialismo. Tanto i russi quanto i cinesi hanno completamente tradito queste consegne, quali sono ripetute in innumerevoli nostri testi di base, nelle tesi del II Congresso del 1920, in quelle supplementari dovute allo stesso Lenin, e nel fondamentale discorso che questi vi pronunziò. La prospettiva che fu allora disegnata dal nostro grande movimento rivoluzionario, e a cui la Sinistra Comunista, come il nostro movimento e la nostra stampa attuale, si richiamano continuamente, era quella di una associazione nella lotta tra il movimento proletario comunista delle metropoli borghesi e le popolazioni dei paesi sfruttati e soggiogati dall’ imperialismo. E’ soltanto attraverso l’indissolubile collegamento tra queste due forze storiche con l’indiscutibile prevalenza e preminenza del proletariato rivoluzionario dei paesi già sviluppati, che veniva superata l’apparente difficoltà di un movimento di avanguardia anche nei paesi di colore, la cui economia e la cui evoluzione sociale aspettavano ancora di raggiungere forme pienamente borghesi.
Per la III Internazionale e per Lenin, non si trattò affatto di rinunziare per i paesi di colore a porre in pieno la questione della dittatura del proletariato e della conquista del potere con un programma comunista; ed ancora più deforme è la prospettiva dei cinesi che, associandosi all’errore dei russi, ed ereditando perlomeno quanto essi il tradimento di Stalin con la rinunzia alla rivoluzione nelle metropoli bianche, vorrebbero elevare ad una specie di surrogato di essa la rivolta dei popoli oppressi. Il relatore spiegò ampiamente come nella concezione strategica e tattica di allora si poneva il problema dell’appoggio comunista ai partiti ribelli nelle colonie o presso le nazionalità oppresse, c ricordò lungamente le ragioni per le quali lo stesso Lenin sostituì alla formula di movimenti democratico-borghesi quella di movimenti nazional-rivoluzionari che meritavano il sostegno della Internazionale comunista. La differenza tra le due formule, chiarita nelle sue basi dottrinali, se rettamente intesa stabilisce che i comunisti non hanno affatto la prospettiva di fermarsi nè ad una forma democratica, né ad una forma nazionale della rivoluzione, ma mantengono in piedi la rivendicazione della dittatura di classe e quella dell’internazionalismo rivoluzionario. Se, nella fase intermedia, era accettata la lotta fianco a fianco con partiti e movimenti asiatici o africani che avessero preso le armi per la battaglia cruenta, ciò non autorizza nessuno a dire che i comunisti e Lenin intendessero sostituire al proprio programma rivoluzionario integrale quello dei partiti semi-borghesi o piccolo-borghesi che si erano formati nelle colonie.
L’esempio più scandaloso del tralignamento da questi principii lo dette proprio Stalin, seguito in questo dai capi attuali del partito cinese, quando fu data al giovane e potente partito proletario e comunista della Cina la consegna di inserirsi organizzativamente nelle file del Kuomintang, mentre i testi di Lenin sono lì a provare che consegna fondamentale per la strategia dell’appoggio ai moti rivoluzionari locali era l’autonomia piena dei partiti comunisti nei paesi di colore e la loro rivendicazione aperta di una lotta che si doveva chiudere con la dittatura del proletariato.
I cinesi non hanno quindi diritto alcuno di criticare la politica dei russi oggi, dimenticando che quella sciagurata manovra nel 1926-27 consegnò i rivoluzionari cinesi disarmati nelle mani della sanguinosa repressione di Ciang Khai-scek.
La relazione svolse il completo contrasto tra il giudizio che dava Lenin dell’imperialismo moderno e quelli deformi che ne danno da una parte i russi e dall’altra i cinesi, che nemmeno osano sconfessare in pieno come tradimento dei principii la kruscioviana coesistenza pacifica di Stati proletari con Stati capitalisti ma anzi attribuiscono a loro volta a Lenin la paternità di tale vergognosa aberrazione. Conclusione di tale nostra impostazione è che nulla vi è da attendersi, per un risanamento del degenerato insieme dei partiti che si ricollegano a Mosca, dal formarsi di una opposizione che si richiami a Pechino, e che quindi non ha nemmeno alcuna importanza seria la soluzione del dubbio se questa falsa conferenza internazionale possa o meno essere convocata e servire di scena a un dibattito falsamente presentato come teorico ed ideologico, laddove il contrasto si riduce solo a giochi di influenze diplomatiche e a contingenti, bassi interessi statali,
Il movimento proletario in Francia
Nelle nostre riunioni si sono già fatti alcuni esposti con i quali si è richiamata la vicenda storica del movimento proletario francese, e della formazione, giunta a crisi gravissime e deludenti, di un partito comunista e marxista. Con il rapporto svolto da un compagno di Tolone si è ripresa la serie storica delle battaglie del proletariato francese e la vicenda della formazione così difficile di un partito marxista, e si è nello stesso tempo affrontata la grande questione di principio dei rapporti tra la democrazia borghese che può dirsi nata in Francia dalla grande rivoluzione nei suoi massimi fastigi e l’entrata sulla scena storica del proletariato moderno col suo programma di abbattimento del sistema capitalistico.
Il relatore prese le mosse dagli ultimi risultati di questo ciclo complesso e difficile, ricordando le recenti manifestazioni sempre più degenerative del partito stalinista francese, i suoi deplorevoli sbandamenti a proposito della rivoluzione coloniale algerina, già da noi ampiamente trattata, e la sua ostinata tendenza a collaborare coi governi della borghesia, che non si è nemmeno fermata dinanzi alla figura dello stesso De Gaulle.
Espose molti documenti che mostrano la degenerazione di questo partito, forse il peggiore della serie di rovine che ci presentano le antiche sezioni della III Internazionale.
Risalì con ampi riferimenti alle sue origini ed al congresso di Tours, dove in maniera difettosa e insufficiente venne dichiarata la rottura coi socialtraditori dello sciovinismo del 1914, ed -espose all’uditorio alcuni confronti veramente impressionanti fra testi di questi ultimi anni del PCF e testi non meno deformi che vennero presentati per giustificare (o condannare) la scissione allo stesso congresso di costituzione, a Tours.
D’altra parte, contro questo bilancio deplorevole stanno grandiose tradizioni di lotta del proletariato di Francia, che molte volte nella storia si levò contro la propria borghesia ed ebbe i massimi riconoscimenti da parte di Marx e del marxismo rivoluzionario, tanto che è nostra antica formula che, se il moto internazionale si richiama per i dati economici ad una origine inglese e per quelli dottrinali e filosofici ad una tedesca, dal lato politico può affermare che le maggiori lezioni sono state tratte dalla storia di Francia, Il relatore, in modo che riuscì molto suggestivo per il numeroso uditorio, pose in modo dialettico il quesito di come si spieghi che nella storia delle lotte si abbiano episodi così elevati ed invece in quella della formazione della dottrina si siano dovute riscontrare tanto gravi deficienze.
Per risolvere questo problema, fece ricorso al legame storico che va rettamente stabilito tra la grande rivoluzione borghese del 1789 e le sue tradizioni nel movimento moderno del proletariato. In tale legame dobbiamo ravvisare elementi utili e positivi come invece altri elementi dannosi e negativi, che hanno formato un grave intralcio per il movimento rivoluzionario. Il proletariato come classe non aveva tardato a presentarsi nella storia e aveva fornito nella grande rivoluzione le schiere più forti dei sanculotti, tanto che già nel 1793 si poteva pensare che minacciasse la giovane borghesia e volesse contenderle il possesso del potere. D’altra parte, sia pure in modo embrionale, prese a costruire i suoi principii dottrinali e la sua prima organizzazione col grande Babeuf e la Lega degli Eguali. Ma il terrore borghese, che aveva fatto le sue prove nella repressione di ogni restaurazione feudale, si volse presto contro i nuovi rivoluzionari e seppe distruggerli. Da allora in poi, nella lunga storia che effettivamente è la più feconda tra quella di tutte le nazioni, più volte la classe proletaria rialzò la testa e tentò anche la sorte delle armi. Ma quando si trattò di perfezionare la propria strategia, di proclamare le proprie ed originali posizioni politiche, fu sempre fermata da una specie di fantasma, o di incubo, che era la tradizione della grande rivoluzione, e non seppe trovare la via per rompere con le tradizioni democratiche e liberali di quella e mettersi sulla via della distruzione del principio di proprietà e della dittatura rivoluzionaria.
Il movimento francese non ha mai capito purtroppo una posizione fondamentale per la dottrina di Marx, secondo la quale alla libertà e alla eguaglianza proclamate come dogmi dalla grande rivoluzione si associa lo altro della proprietà privata, che è l’evidente ostacolo sociale che sbarra ogni via al proletariato nascente, il quale per attaccarlo deve fare altrettanto con i principii sacri della grande patria francese.
Oscillando tra questi due poli e punti cardinali della storia moderna, il proletariato francese ha sempre sacrificato la sua sorte pur dopo avere combattuto battaglie eroiche di cui l’esempio più glorioso è quello della Comune. Con tale sviluppo di questo grande problema di principio il nostro compagno si collegò direttamente a relazioni già svolte nelle nostre riunioni sul tema del principio democratico e della insanabile contraddizione esistente tra ogni programma proletario e socialista e la minima soggezione a quei cardini della politica borghese che si chiamano libertà, democrazia e parlamento. In contrasto anche con la debole posizione dell’anarchismo, che ha tanto disturbato nelle sue forme molteplici il movimento dell’89 abbia liberato l’uomo a metà fornendogli la redenzione francese abbia liberato l’uomo a metà fornendogli la redenzione giuridica e politica mentre resterebbe da completare quella opera per l’altra metà con la emancipazione economica e sociale.
Non sono due tappe successive del cammino dell’uomo verso la redenzione, ma due forze storiche in completo contrasto, sicché, davanti alla rivoluzione comunista e proletaria, tutto il bagaglio della precedente rivoluzione liberale deve essere respinto e classificato come controrivoluzione.
La presente forma degenere del riformismo italiano
Seguì un compagno italiano il quale premise di non avere da fare un completo rapporto, ma di volere solo esporre all’ uditorio francese e soprattutto trasferire su un piano politico internazionale la critica della politica italiana di questo momento, alla quale sono stati dedicati i due recenti articoli di « Programma Comunista » (numeri 12 e 13).
A questo proposito, si è constatata la difficoltà di tenere la riunione con procedimento bilingue, non solo nel senso che anche tutti gli altri rapporti erano stati dovuti tradurre in italiano per quei compagni venuti dall’ Italia che ancora non comprendono il francese, ma anche per la difficoltà di trovare in francese termini corrispondenti e frasi equivalenti a quelle balorde mese di moda dal neo democratume italiano, e di cui i due articoli citati contengono una fiera critica ed una sarcastica antologia. Si ebbe la conferma che, se borghesi imbastardiscono ogni giorno le proprie lingue nazionali in gerghi nauseabondi, maggiormente si deve operare perché i proletari al più presto sappiano comunicare tra loro in un linguaggio che non tema di valicare le frontiere nazionali.
L’argomento qui trattato era quello dei piani e dei programmi di cui si vanta la contemporanea e disgustosa metodologia politica del centro-sinistra italiano, che in progetti, relazioni e rapporti affidati ai soliti pretesi esperti e specialisti, ammannisce non solo le tradizionali droghe per addormentare la rivoluzione proletaria, ma sciorina anche nel senso (per usare aggettivi grati a quel gentame) tecnico e concreto formidabili castronerie.
L’analisi di questi progetti e pretesi studi potrebbe ridursi ad una semplice girata di terga che pregiudizialmente denunzi la malafede che ne ha provocato la confezione, e da tempo noi sap- piamo che è tutto tradimento il tentativo di sostituire con proposte « progressive » e riformiste la chiara via proletaria della lotta per la conquista del potere. Ma un giorno Lenin volle che noi non ci liberassimo con un così facile espediente dall’obbligo di svelare l’inganno mettendo i suoi manipolatori con le spalle al muro; e noi oggi, pur ripetendo che tutti questi pretesi problemi isolati mancano di qualunque serietà e vanno tutti rovesciati nel crogiuolo unico del- la rivoluzione, ci prenderemo il compito di seguirli uno per uno nelle bestiali aberrazioni di cui sono contesti.
A questo scopo il compagno che esponeva il contenuto dei due articoli spiego perchè si era scelto quello che lor signori definiscono un settore, ossia l’urbanistica, che in termine francese va indicato con urbanisme sebbene in una terminologia corretta l’urbanesimo sia uno dei più schifosi fenomeni del tempo capitalistico e l’urbanistica pretenda di essere una scienza che disciplina il trattamento di tutto il territorio su cui l’uomo vive, sia esso campagna aperta o città. L’esposizione prese ad occasioni e alcuni passi dei detti articoli e specialmente quelli che riguardano la famosa progettata legge urbanistica italiana che, nata già come una fesseria formidabile, uscirà ancor più sbrindellata dalla crisi ministeriale in corso, e si limitò a promettere che con l’aiuto dei valenti compagni che compilano la nostra stampa francese sarà a suo tempo diffuso non solo un ben comprensibile testo francese, ma più ancora predisposto uno studio totale in cui l’argomento sia considerato non come italiano ma come europeo ed internazionale.
Esso del resto è sempre quello, e la nostra critica è sempre quella del principio di questo secolo, quando la nostra corrente prese a battersi contro l’ignobile revisionismo che in tutti i paesi cercava di castrare il marxismo della sua inesausta potenza rivoluzionaria, e tentava, come oggi fa sia in Italia sia nella stessa Russia, di scardinarne la dottrina delle catastrofi sociali e la grande prospettiva della dittatura rivoluzionaria.
Cronologia del movimento operaio tedesco
Nella seconda parte della seduta della domenica, una nostra compagna francese espose una elaboratissimo rapporto, il quale coordinava un più complesso lavoro svolto finora tanto in Francia quanto in Italia e in altri paesi con la finalità di colmare la grave lacuna che si determina quando si tenti di ricostruire il corso della storia tedesca dal 1914 ad oggi. Infatti è quasi impossibile trovare materiali che permettano di ristabilire le tappe del movimento dei partiti proletari, sul quale si sono addensate una serie di catastrofi: dopo il tradimento generale e vergognoso del 1914, vi è stata una reazione nelle file dello stesso proletariato ed un primo tentativo di ricostruire un movimento di classe ed un partito rivoluzionario, ma già al principio del 1919 tutto ciò è finito con la strage di Liebknecht & Luxemburg. Da allora in poi, la Internazionale di Mosca ha cercato di lavorare alla costituzione del partito e di ottenere che si potessero dare in Germania nuove battaglie, ma la storia di queste si riassume nelle disfatte del 1921 e del 1923 e, per quanto riguarda il partito, la sua storia è quella di un urto fra tendenze in nessuna delle quali possiamo riconoscere il vero marxismo rivoluzionario di sinistra. Venne poi con l’hitlerismo una nuova disfatta del movimento operaio e una materiale distruzione degli stessi testi che dovevano conservarne la tradizione. Dopo la II guerra mondiale, un regime non meno avverso al proletariato e tremante perfino del falso rivoluzionarismo russo e staliniano ha completato la cancellazione di ogni ultima traccia della tradizione comunista e della storia operaia.
La compagna che esponeva il ponderoso rapporto ha preso le mosse dal tragico agosto 1914, quando la più numerosa delle frazioni parlamentari socialiste votò senza nessuna eccezione i crediti di guerra per il governo del Kaiser. Con grande diligenza il rapporto segui tutte le manifestazioni della successiva penosa reazione del proletariato tedesco, il quale seppe tuttavia scrivere pagine notevolissime di ribellione e di lotta armata. Segui parimenti la storia del partito dalla prima ribellione alla disciplina di gruppo parlamentare, che fu quella di Carlo Liebknecht, e svolse la storia dei primi sforzi per formare un nuovo partito. Questa storia, di cui furono esposti i documenti fondamentali, resta purtroppo oscura ed incompleta, malgrado l’eroismo del sacrificio dei due grandi capi subito la fine della I guerra mondiale.
L’immenso partito della socialdemocrazia si spezza una prima volta con la formazione del Partito Socialista Indipendente; ma più che altro si tratta della espulso per indisciplina di quelli che avevano osato approvare primi voti ai crediti di guerra, La Lega Spartaco di Carlo e di Rosa seguita per molto tempo a considerarsi parte del Partito Indipendente, ed anche dopo la rivoluzione russa di Ottobre non si decide ad adottare le consegne fatte trionfare dai bolscevichi russi. Nell’esposizione, che qui non possiamo nemmeno riassumere, la relatrice lesse ampi estratti di un opuscolo della Luxemburg apparso sotto lo pseudonimo « Junius » e inteso a spiegare le ragioni dell’atteggiamento della Lega di Spartaco, e della critica severa che ne fece Lenin pur plaudendo alla coraggiosa azione dell’opposizione tedesca. Il testo di Lenin mostra che la posizione di Spartaco non è chiara né sul problema vitale della negazione della difesa della patria né su quello delle guerre nazionali e della teoria dell’imperialismo.
Seguendo più oltre le vicende del glorioso movimento di Spartaco, ed anche i suoi documenti fino a quelli che di poco precedono la morte dei due grandi capi, si deve constatare che non vi è mai proclamata apertamente la nozione della dittatura del proletariato e tanto meno quella della gestione di essa da parte del partito comunista. La completa esposizione, che tuttavia non poté giungere per l’ora tarda allo svolgimento di tutto il poderoso materiale preparato, si spinse fino ai primi interventi dell’ Internazionale di Mosca nella fase di formazione della sezione tedesca e svolse la documentazione e anche la critica della manovra condotta al congresso di Halle, nel quale si ammise che l’ala staccatasi a sinistra dal partito indipendente facesse completa fusione organizzativa con il nostro partito di Germania, che prese il nome di Partito Comunista Unificato.
Questi ed altri episodi della storia comunista tedesca si inseriscono nelle nostre critiche ai metodi tattici della Internazionale di Mosca e troveranno esauriente svolgimento da una parte nel completamento del testo di questo rapporto, e dall’altro nella Storia della Sinistra che con intenti perfettamente paralleli la nostra organizzazione va completando e pubblicando in successivi volumi, oltre che nel fascicoletto già preparato in lingua tedesca che contiene tutta la cronologia del periodo trattato con le date dei più importanti avvenimenti.
Questioni di organizzazione
Questa seduta supplementare era stata destinata a questioni organizzative nel quadro internazionale, che furono adeguatamente svolte da compagni di tutte le nazionalità, ma che non è necessario qui riferire in dettaglio.
Tuttavia un compagno italiano premise ad essa una breve trattazione di natura generale sull’argomento dell’organizzazione del nostro movimento, in cui volle soprattutto ricollegarsi ai punti salienti dei quattro rapporti che avevano occupato le due giornate precedenti, specialmente al fine di dimostrare che hanno origine unica ed aspetto di tutta omogeneità le nostre risposte ai problemi di dottrina, di tattica ed anche di organizzazione, come unica è la risposta che la esperienza di tutti questi campi, relativamente all’ultimo periodo di grave smarrimento del proletariato mondiale, ci ha condotti ad elaborare.
Questa relazione fu svolta in lingua francese con riserva di ripeterla in Italiano, il che si è già fatto nei giorni scorsi a Milano e avverrà in altre riunioni parziali o generali del movimento in altre città d’Italia.
Le laboriose sedute furono svolte tra l’estrema attenzione dei molti compagni intervenuti e con la massima soddisfazione di tutti. Particolare compiacimento deve essere espresso perché numerose delegazioni di diverse regioni italiane hanno fatto in modo di partecipare alla importante manifestazione ed ai suoi molto impegnativi lavori.
Totale fu l’affiatamento dei compagni convenuti da zone tanto lontane, e unanime il ringraziamento che a nome di tutti va porto all’attivo ed omogeneo gruppo di Marsiglia.
Seguirono tutte le necessarie comunicazioni, che qui si omettono, sulla organizzazione del lavoro di propaganda e sulla diffusione internazionale della nostra stampa nelle diverse lingue.