Partito Comunista Internazionale

Parole “nuove” per vecchie funzioni

Categorie: Italy, PSIUP

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Lombardia socialista, settimanale del Psiup, nel n. 1 del 30-6- ’64 riporta, tra le tante cose spassose, un articolo di Lelio Basso dal titolo « La funzione del P.S. I.U.P. ».

E’ noto che la funzione di ogni partito opportunista, piccolo o grande che sia, consiste nello spingere gli operai a combattere per falsi scopi, nel confondere loro le idee sui fini che il proletariato deve raggiungere storicamente e sui mezzi che esso deve necessariamente utilizzare a questo scopo.

Abbiamo detto più volte che, sebbene l’opportunismo internazionale si sforzi in tutti i modi di dire qualcosa di « nuovo », non riesce a riproporre che cose stravecchie. E ciò perché l’opportunismo, come – per contrapposizione dialettica – il marxismo rivoluzionario, è qualitativamente invariante. Questa asserzione poggia sul fatto che il capitalismo, da quando è nato, possiede determinate caratteristiche che gli sono proprie e che lo accompagnano in tutto il suo sviluppo quantitativo fino alla morte violenta ad opera del proletariato rivoluzionario: caratteristiche che sono il lavoro salariato, lo scambio tra equivalenti, la caduta tendenziale del saggio di profitto ecc. e i cui risultati sono lo sfruttamento e la miseria crescenti (relativamente alla maggior ricchezza prodotta dagli operai per i capitalisti), le crisi commerciali, le guerre e così via.

La necessità degli opportunisti di sfornare a rotazione pretese « teorie nuove « si spiega quindi, da una parte, col fatto che le novità spacciate in precedenza si dimostrano col tempo un completo disastro (che agli occhi degli operai appare causato da un errore dei partiti opportunisti o peggio dei loro capi, mentre si tratta della precisa realizzazione del tradimento storico di uomini e partiti passati al servizio della borghesia), dall’altro col fatto che la borghesia ha temporaneamente superato le difficoltà che avevano richiesto l’uso di particolari parole d’ordine opportuniste e, avendo altri guai da risolvere, ha bisogno di « nuovi » slogan, di « nuovi » falsi obiettivi sui quali impegnare la classe operaia, di espedienti di « ricambio ».

E veniamo a Lelio Basso. Quest’« uomo politico » fa parte di un « nuovo » partito socialista, il Psiup, sorto con l’intento di proseguire l’attività del « vecchio », il Psi, che nel frattempo si è sputtanato agli occhi delle masse e quindi non può più svolgere con la stessa efficacia la funzione di agente della borghesia in seno alla classe operaia.

Parlavamo di « nuovo » e di « vecchio ». Sentiamo che cosa dice in proposito Lelio Basso (i corsivi sono nostri): « C’è bisogno di trovare nuove vie, in gran parte inesplorate, di lotta per il socialismo nelle condizioni di capitalismo avanzato in cui si trova l’Europa occidentale, c’è bi- sogno di trovare risposte socialiste da opporre alle soluzioni neo-capitalistiche [e a quelle di Marx e di Lenin !! ], c’è bisogno di saper esprimere un’alternativa alla classe dominante, un’alternativa che sia democratica e socialista a un tempo. Questo è il problema del Psiup come è il problema del PCI e di chiunque, fuori o dentro i partiti, creda nel socialismo e voglia realizzarlo ».

La classe operaia, come anche Lelio Basso sa ma finge spudoratamente di ignorare, non ha da cercare « nuove » vie, perché ne ha già una, ed una sola; essa si chiama Rivoluzione. Non ha bisogno di « esplorare » nulla, perché dal 1848, anno in cui apparve il Manifesto dei Comunisti, sa tutto ciò che occorre fare non solo durante il capitalismo, ma anche durante la fase di transizione da questo nel socialismo e nel comunismo. Non deve inventare « alternative » perché conosce un solo dilemma: o dittatura della borghesia o dittatura del proletariato. Non deve trovare « nuove » risposte socialiste allo imperialismo fascista in veste democratica (che Basso chiama neocapitalismo), perchè l’unica risposta storica che essa ha dato in passato e darà in futuro è il terrore rosso, l’espropriazione degli espropriatori, i plotoni di esecuzione della Guardia Rossa. L’insurrezione e la dittatura del proletariato sono la condanna della borghesia e dei suoi servi, Per questo Lelio Basso propone agli operai un’« alternativa democratica e socialista », cioè inoffensiva, buffonesca, incapace di far compiere al proletariato un solo passo verso il socialismo. Perché egli non vuole il socialismo ma la democrazia borghese, e il problema del Psiup e « del Pci e di chiunque altro dentro e fuori i partiti» è di tenere il proletariato legato mani e piedi al carro di quest’ultima.

Quale – secondo Basso – lo « spazio politico » del Psiup? Ii problema potrebbe sembrare quello di decidere se imbrogliare i proletari ponendosi o «a destra » o « a sinistra » del Pci. Errore grossolano. Sentite che cosa scrive Basso in proposito: « Impostato in questo modo, il discorso è senza uscita. Assurda sarebbe l’idea di risuscitare il frontismo, di rifare ancora una volta del Psiup la retroguardia del Pci, di sacrificare le immense possibilità di azione autonoma e dinamica che la situazione oggi offre a un’unità formale e immobilizzante. E non meno assurda l’idea di collocarsi alla sinistra del PCI … Una simile scelta condannerebbe il nuovo partito all’immediato fallimento. E non meno errata mi sembra l’idea di cercare il proprio spazio politico alla destra del Pci, ricollegandosi al vecchio e falso cliché secondo i cui comunisti vogliono arrivare al socialismo con metodi violenti e i socialisti invece per via di riforme. La verità è che nella situazione odierna questa distinzione topografica non ha più senso ».

Questo si chiama parlar chiaro. Né accanto né contro, né a sinistra né a destra; perché non esiste alcuna differenza fra Pci e Psiup, essendo entrambi i partiti riformisti, gradualisti, social pacifisti e controrivoluzionari.

Dove recluterà dunque i suoi iscritti il Psiup? « Più che agli iscritti degli altri partiti, più che stessi compagni della sinistra rimasti nel Psi … è al difuori dei partiti che il Psiup deve guardare per la sua opera di reclutamento … Vi sono oggi in Italia, come del resto altrove, numerose energie non utilizzate, o per lo meno non inquadrate, di militanti usciti dai partiti, di intellettuali che non hanno mai trovato il partito che sapesse convogliare la volontà di lotta socialista … ecc. » Il Psiup sarà dunque prima di tutto un partito di intellettuali. Ma non solo a queste « forze » esso « deve guardare per la sua opera di reclutamento ». Si tratta anche di « raccogliere tutte le forme di ribellismo, di insofferenza giovanile, di riunire tutti i gruppi e gruppetti di intellettuali assetati di rivoluzione ». E’ un secondo scaglione che però va tenuto particolarmente d’occhio perché « non diventi un elemento di perenne turbamento »; « solo nella misura in cui i dirigenti sapranno dare delle risposte valide ai problemi del movimento operaio, il pericolo scomparirà ».

Nella sua qualità di controrivoluzionario cosciente, Basso ammette che « queste forme di rivoluzionarismo, magari qualche volta dilettantesco, sono la controprova dell’assenza di una linea politica valida, sono una risposta, sbagliata, ma inevitabile, a ogni forma di burocratismo, di politica di ruotine, sono cioè la espressione di un bisogno di azione che i partiti non riescono a soddisfare »; il compito del Psiup è di impedire che i « ribelli » si orientino verso il programma rivoluzionario e il suo partito, il vero, unico e spietato antagonista di tutti i partiti borghesi e opportunisti.

Se dunque (ammesso che dal guazzabuglio ideologico bassiano si possa tirare una conclusione) la linea del Psiup non si differenzia da quella del Pci perchè entrambi i partiti sono contro la rivoluzione, e la loro « distinzione topografica » non ha più senso, se la sua ideologia è caratterizzata dalla ricerca di « nuove vie », « alternative » e fesserie analoghe da opporre al « neocapitalismo » (« questo è il problema del Psiup come è il problema del Pci ecc. »), qual’è la funzione specifica del Psiup?

Evidentemente, quella che gli avevamo attribuita sin dall’inizio: costituire un « nuovo » reticolato che, meglio degli altri che cominciano ad andare in pezzi, isoli la classe operaia dal pericolo di ritrovare la propria dottrina, il proprio programma politico, e il suo inseparabile strumento storico: il partito rivoluzionario di classe. Tutte le grandi squadre di calcio hanno le loro riserve: i logori partiti del gradualismo e della collaborazione di classe potrebbero farne a meno?