Ancora morti lungo l’esodo dei migranti
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“Stanotte sarà l’ultima della nostra vita”, queste le parole di uno dei passeggeri del peschereccio stracarico che si è inabissato in uno dei punti più profondi dell’Egeo. Partito forse dall’Egitto, imbarcando 750 esseri umani, il 14 giugno si è inabissato mentre cercava di raggiungere l’Italia. Si sono salvati solo poco più di cento. Gli altri sono annegati. Nessuno aveva il giubbotto salvagente. Dopo cinque giorni di viaggio, l’acqua era finita, il conducente dell’imbarcazione li aveva abbandonati in mare aperto, il motore in avaria e con sei cadaveri a bordo.
Nessuno li ha soccorsi nonostante tutti sapessero. I governi di Europa versano lacrime, che non costano nulla. Quello greco con cinismo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale.
Si rifiutano di soccorrere i naufraghi, li perseguitano se giungono a terra, alzano muri e filo spinato per fermarli. Migliaia di proletari, che con i loro figli piccoli, in Europa e in America, muoiono di freddo e di fame nei boschi, nell’attraversare i fiumi, massacrati di botte e derubati dai poliziotti, rappresentano la condanna storica del capitalismo.
Lo scopo di questa moderna tratta è rifornire in abbondanza le fabbriche e i cantieri di nuovi schiavi salariati, costretti alla clandestinità, a un lavoro massacrante, insicuro e sottopagato, per ritirarsi poi in giacigli pagati a caro prezzo. Tutto in nome del profitto, dello sfruttamento, del privilegio di classe borghese.
Questo finché la solidarietà fra proletari autoctoni e immigrati e la lotta comune non riuscirà a imporre la loro difesa. La piena redenzione dell’umanità lavoratrice arriverà con la rivoluzione sociale, di tutta la classe internazionale dei senza patria, che abbatterà infine questo morente regime
La morte dei naufraghi diventa uno spot elettorale
«La maggioranza dei cittadini apprezza la politica migratoria equa ma rigorosa del governo», ha dichiarato il premier greco Mitsotakis, spiegando il proprio successo nel secondo turno delle elezioni politiche.
Perché il tragico naufragio nel mare fra Grecia e Italia costato la vita a 650 disgraziati è andato a beneficio della sua campagna elettorale. Il signor premier ha potuto così vantarsi per salvarli che la guardia costiera del suo paese non ha fatto nulla! La quale infatti non ha nemmeno tentato di evacuare l’imbarcazione in avaria. Mitsotakis per di più ha avvalorato la vergognosa menzogna che i media totalitari del regime borghese hanno dato in pasto alla cosiddetta opinione pubblica – il cui orientamento è esso stesso un artefatto mediatico – che gli stessi naufraghi avrebbero rifiutando l’aiuto. La versione ufficiale ha quindi attribuito la tragedia alla fatalità, alla testardaggine a completare il disperato viaggio, al cinismo dei “trafficanti”.
Questo stravolgimento della realtà risponde all’esigenza di rafforzare la presa dell’ideologia dominante sugli strati subalterni della società. Tutti i governi borghesi, di destra e di sinistra, diffondono la brutta favola, priva di ogni logica, affermata col tempo in versione sempre più spudorata: innumeri africani e asiatici, annoiati di vivere a casa loro con le loro risorse, non troppo scarse se hanno soldi per pagare i “trafficanti”, istigati da organizzazioni criminali, scelgono di avventurarsi in un periglioso viaggio salendo a bordo di carrette del mare, spesso con la colpevole imprevidenza di portare con loro anche i figli in tenera età.
Alle favole non è richiesta la coerenza, belle e significative quando rispondono al bisogno di arricchire conoscenze e sentimenti di fanciulli e adulti nel contemplare le fasi arcaiche della loro filogenesi storico-culturale. Tanto meno possono essere coerenti le fiabe che rispondono all’esigenza di Stati e governi di conservare l’attuale ignobile e distruttivo ordine sociale. Evocano gli idoli delle più ottuse e reazionarie superstizioni: ”emergenza immigrazione”, “sostituzione etnica”, “tradizioni patrie” contaminate dai “troppi stranieri”.
Fino al “traffico di esseri umani”, mantra che vorrebbe far credere che ci siano proprietari di anime e corpi trasportati incatenati come sulle navi negriere che fino a poco più di due secoli fa solcavano l’Atlantico fra l’Africa e le Americhe. Sembra quasi che il vocabolario italiano abbia perso il sostantivo “passatore”, colui che, per compenso, aiuta ad attraversare clandestinamente le frontiere.
Ma anche i politicanti greci sanno quanto certe formule al solo pronunciarle siano foriere di valanghe di voti: la colpa ufficiale della tragedia nello Ionio è, ovvio dei “trafficanti”!
Noi non contestiamo i pregiudizi dei borghesi scendendo al loro livello. Né disponiamo dei potenti mezzi con cui li impongono. Oltretutto, a porsi sul piano del luogo comune, nel tentativo di negare la menzogna, si rischia di portare con sé, sia pure capovolte, le stimmate della menzogna stessa. Rifuggiamo dalle spiegazioni troppo semplici e immediate, strumento privilegiato della classe nemica, per porci sul piano dell’analisi materialistica e dialettica dei processi storici e sociali.
Talora è però utile esprimere questa complessa realtà in una formula sintetica. Qui lo facciamo con le parole di Lenin, maestro in questo, scritte oltre un secolo fa nel suo ”Imperialismo”: «Una delle particolarità dell’imperialismo è la diminuzione dell’emigrazione dai paesi imperialisti e l’aumento dell’immigrazione in essi di uomini provenienti da paesi più arretrati, con salari inferiori».