Partito Comunista Internazionale

Sciopero SiCobas – Firenze – 13 maggio

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Per la rinascita di un forte movimento sindacale di classe contro sfruttamento e repressione

Il foglio di via ai due Coordinatori del SI Cobas di Prato e Firenze è un nuovo atto repressivo dello Stato borghese italiano contro la lotta operaia e il sindacalismo di classe, che va ad aggiungersi agli sgomberi polizieschi dei picchetti – da ultimo al magazzino Coop di Pieve Emanuele (Milano) contro gli operai in sciopero col SI Cobas e, poche settimane prima, alla Italtrans di Bergamo contro gli operai in sciopero con l’Usb – alle denunce, alle montature giudiziarie delle procure e ai conseguenti processi.

Affianco e prima della repressione statale, i lavoratori subiscono quella padronale, coi ricatti, le discriminazioni, i licenziamenti, il ricorso al crumiraggio negli scioperi e sino alle squadre di picchiatori privati. Migliaia di aziende fioriscono nel sistema di appalti e subappalti il quale alimenta un vasto strato di piccola borghesia che si arricchisce coi salari miseri dei lavoratori e garantisce enormi profitti alla grande borghesia delle aziende committenti.

La macchina statale borghese, quanto è pronta ed efficiente a dispiegarsi contro i lavoratori e il sindacalismo conflittuale, tanto è lenta e inefficace a perseguire le aziende per le violazioni di legge e contrattuali che vanno a danno dei lavoratori. Democrazia e legalità sono a senso unico: valgono solo laddove utili agli interessi padronali. Sono una finzione per nascondere la natura borghese del presente regime politico. Per i lavoratori sono un turpe inganno, non uno strumento di difesa. I partiti operai opportunisti che invocano democrazia e legalità per difendere i lavoratori non fanno che avallare questo inganno ideologico della classe dominante.

La Costituzione della Repubblica “fondata sul lavoro” – supremo valore dell’opportunismo politico e sindacale – è l’emblema di questo inganno antiproletario: mai è servita a fermare le imprese militariste dell’imperialismo italiano né a garantire salari dignitosi ai lavoratori che, laddove hanno conquistato miglioramenti salariali e nelle condizioni di lavoro, lo hanno fatto solo grazie alle loro lotte.


I lavoratori per difendersi dallo sfruttamento capitalista possono contare solo sulla forza della loro lotta e delle loro organizzazioni.

Per questo il regime borghese ha varato le leggi contro la libertà di sciopero: leggi fasciste approvate in piena democrazia, da un governo democristiano (De Mita, legge 146 del 1990) e da uno di centro-sinistra (D’Alema, legge 83 del 2000). La classe dominante non ha avuto certo bisogno di attendere un governo di destra per colpire la lotta operaia e il sindacalismo di classe!

Queste leggi rendono illegale scioperare in modo efficace – cioè a oltranza e senza preavviso – a una parte consistente della classe lavoratrice, proprio a quelle categorie che sono state alla testa dei movimenti di sciopero in Francia e in Gran Bretagna in questi mesi. Si capisce quanto tali leggi siano fondamentali per la borghesia al fine del mantenimento della pace sociale e quanto dannose per i lavoratori e per il sindacalismo di classe!

I partiti della sinistra borghese che in questi mesi agitano la questione del “salario minimo” per raccogliere qualche simpatia fra i lavoratori, tacciono sulle leggi antisciopero perché mai saranno disposti ad abrogarle. Questo perché sono contro la lotta operaia non meno di quanto lo sono i partiti borghesi di destra!

Le leggi antisciopero furono invocate dai sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil) per fermare l’avanzata del sindacalismo di base e preparate dai cosiddetti “codici di autoregolamentazione dello sciopero” promossi da questi sindacati tricolore fin dalla fine degli anni settanta.

Insieme alla repressione padronale e a quella dello Stato borghese, il sindacalismo di regime è il terzo fondamentale anello della catena che tiene oppressa la classe operaia. Cgil Cisl e Uil sono gigantesche macchine organizzative diffuse capillarmente sul territorio, sostenute dallo Stato e dagli industriali allo scopo di tenere ferma la classe lavoratrice, di rimandarne quanto più possibile il suo inevitabile ritorno alla lotta.

Quanto accaduto nel distretto tessile di Prato è la limpida conferma di questo processo. Per decenni la Cgil non ha mosso un dito contro il più bieco sfruttamento degli operai. Quando i lavoratori si sono organizzati nel SI Cobas e hanno iniziato a scioperare, padroni e Stato borghese hanno iniziato le azioni repressive, col silenzio/assenso delle istituzioni democratiche locali e dei sindacati di regime.

La sola strada che hanno i lavoratori per difendersi dallo sfruttamento capitalistico è quella di unire le loro lotte e, a questo fine, unire l’azione del sindacalismo conflittuale.

Oggi tutto il sindacalismo conflittuale di Firenze è sceso unito in piazza in difesa della libertà di sciopero e di organizzazione sindacale. Ma purtroppo, da anni, le dirigenze dei maggiori sindacati di base hanno dimostrato di non essere in grado di perseguire l’unità d’azione sindacale, promuovendo invece azioni separate e in concorrenza, che danneggiano il già duro compito di ricostruzione del movimento sindacale di classe.

È compito fondamentale e ineludibile dei lavoratori e dei militanti sindacali combattivi battersi contro la pratica opportunista di divisione delle azioni sindacali per imporre l’unità d’azione di tutto il sindacalismo conflittuale – sindacati di base e aree conflittuali in Cgil – quale via maestra per la ricostruzione di un forte movimento sindacale di classe, in grado di unire le lotte dei lavoratori al di sopra delle false divisioni fra aziende, categorie, territori, per le rivendicazioni che accomunano tutti i proletari:
     – Forti aumenti salariali, maggiori per le categorie e le qualifiche peggio pagate
     – Riduzione della giornata lavorativa a parità di salario
     – Salario pieno ai lavoratori disoccupati
     – Abbassamento dell’età pensionabile e forti aumenti degli assegni pensionistici, maggiori per gli importi più bassi.