Partito Comunista Internazionale

Addomesticamenti Sindacali

Indici: Questione Sindacale

Categorie: Italy, Union Question

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Chi non ricorda le splendide taglie scatenate e sostenute dai ferrovieri italiani non solo per rivendicazioni di categoria, ma in appoggio ad agitazioni generalizzate del proletariato industriale (di cui, anzi, costituirono non di rado la spina dorsale) prima, durante e dopo la carneficina 1915-18: i grandi scioperi che tanto fastidio davano ai bonzi riformisti (l’epistolario di Turati ne è una testimonianza senza veli) e che, non fosse per il sabotaggio socialdemocratico nel periodo culminante dell’agosto 1922, avrebbero segnato indubbiamente una svolta nella situazione della classe lavoratrice? Il Sindacato Ferrovieri, che ancora non si pavesava del patriottico aggettivo “italiano”, esprimeva dal suo seno le forze migliori della classe operaia e dava un contributo degno di nota non soltanto alle sue lotte rivendicative, ma al processo di separazione della sinistra rivoluzionaria dal corpo del vecchio PS, già tarato dalla presenza di una destra apertamente riformista e da un centro solo verbalmente estremista. Non a caso il fascismo trionfante, con uno dei suoi primi atti di governo, procedette alla radicale epurazione “per scarso rendimento” dei ferrovieri non disposti a piegare le ginocchia! Sapeva che « il mar-cio era li…

La ricostruzione del Sindacato Ferrovieri nel secondo dopoguerra avvenne bensì ad opera di alcuni fra i militanti distintisi allora nelle battaglie di classe, ma su un piano completamente diverso: i Gnudi, i Massini, ecc. si erano dolcemente inquadrati nel regime che un tempo avevano inflessibilmente combattuto, erano diventati pacifici, onesti democratici, pronti a collaborare con lo Stato nell’instaurazione di un clima di “comprensione reciproca” o, come dicono ora scimmiottando servilmente gli americani, di “relazioni umane”. Non rifaremo la storia di questi servizi resi a S.M. lo Stato e a S.A. l’amministrazione ferroviaria: ci basta, per oggi, sottolineare il modo e la forma in cui si sono potuti addomesticare gli organi cosiddetti rappresentativi della massa organizzata.

Si pensi soltanto alle Commissioni Interne, già organi di battaglia del “personale” ferroviario! La circolare 55200 del 17-10-58, emessa dal direttore generale ing. Rissone (altro bell’esemplare progressista) con la complicità di tutti i sindacati, provvede a fissarne senza possibilità di equivoci le attribuzioni e i limiti. Bontà sua, l’amministrazione “si mantiene del tutto estranea per quanto concerne il sistema di votazione” per la nomina delle C.I.: a lei interessa un altro punto, e cioè (comma 2 del par. 5) che “le C.I. devono concorrere a mantenere normali i rapporti tra gli agenti e la dirigenza dell’Impianto, in uno spirito di collaborazione di reciproca collaborazione per il regolare svolgimento del servizio”, ragione per cui (comma 3)  “i capi degli Impianti devono avvalersi dell’opera delle C.I.; beninteso quando da parte dei componenti le medesime si dia palese dimostrazione di obiettiva valutazione dei termini delle varie questioni, e sia ben chiara la volontà di mantenere sempre la disciplina e il rispetto della gerarchia”, restando inoltre ben chiaro che l’attività delle C. I. deve rimanere circoscritta ai problemi relativi agli impianti cui esse appartengono con esclusione delle questioni di carattere generale (comma 1),, poiché queste ultime a… scanso di ogni pericolo rimangono di competenza delle “varie organizzazioni sindacali”; che le riunioni non devono mai avvenire “durante l’orario di servizio salvo casi eccezionali ed urgenti, riconosciuti tali dal dirigente dell’Impianto” nè superare la durata massima di due ore; che i membri C.I. non devono, nell’esplicazione del loro incarico, “occuparsi di questioni di carattere politico”, mentre le riunioni di personale, regolate da uno sbarramento di cavalli di frisia articolati in ben 13 articoli circa il luogo, il tempo e il contenuto (niente “politica”,  soprattutto; vedi comma 7 del par. 1), vanno organizzate con la clausola che “i discorsi devono essere mantenuti entro limiti di correttezza, senza espressioni irriguardose verso chiunque o che possano alimentare i dissidi fra aderenti a diversi sindacati o comunque compromettere l’ordine pubblico” (formula, quest’ultima, buona a tutti gli usi, come sanno i dirigenti della P.S.). Inutile dire che le richieste di riunione devono essere accompagnate da indicazioni sulla data, l’ora, “le generalità degli oratori” (schedario poliziesco!), gli argomenti (censura preventiva!) ed essere
“presenziate da un rappresentante dell’Amministrazione all’unico [ci crediamo!] scopo di informare gli organi superiori circa gli argomenti trattati e l’andamento delle riunioni stesse” (comma 11, par. 1) mentre il presidente o promotore della riunione dovrà intervenire per “far cessare eventuali abusi o trasgressioni alle presenti (presidente-aguzzino) norme”

Da parte sua (e… bontà sua), la amministrazione è pronta ad instaurare le famose relazioni umane tanto più che, come si legge in altra circolare, esse  “in definitiva, hanno riflessi favorevoli sulla produttività dell’azienda”, impegnandosi a considerare i dipendenti “come esseri umani in una struttura sociale” (il che non le costa nulla: anche il peggior sfruttatore considera i suoi dipendenti come “esseri umani”: è li anzi il trucco dello sfruttamento capitalistico l’individuo, la “persona” , (slegata dalla classe), a riconoscere l’importanza del lavoro” che essi svolgono, a stimolarne il « prestigio e l’amor proprio », e via discorrendo. Ne vale obiettare che queste sono disposizioni emanate dalla direzione, non dalle organizzazioni sindacali, prima di tutto perchè esse sono la logica applicazione degli statuti tipo dell’accordo confederale 1948 e 53 improntanti al criterio dell intesa e collaborazione col padronato, in secondo luogo perchè nessun sindacato ha eccepito nulla su tali norme.

I comunisti internazionalisti militano nel sindacato ferrovieri come semplici iscritti, non perchè attribuiscano un valore qualsiasi alla sua azione presente, ma perchè hanno il dovere di far sentire la voce del partito di classe e della tradizione rivoluzionaria alla massa organizzata e perchè sono certi che, in fase di ripresa proletaria, le sovrastrutture imposte dall’opportunismo alle organizzazioni economiche salteranno in aria e gli operai calpesteranno sotto i loro piedi le bardature protettive della collaborazione di classe. Intanto essi denunziano senza pietà gli statuti collaborazionisti delle C.I.; si rifiutano di far parte di organismi cosiddetti direttivi che si sono assunti
(e finché si assumano) compiti come quelli documentati più sopra o accettano limitazioni come quelle imposte dalla circolare di cui si è parlato; si battono e chiamano i proletari a battersi perchè le lotte rivendicative e gli organi della loro direzione siano impostati (come nessuno degli attuali partiti e sindacati farà mai) secondo principi non di collaborazione ma al contrario di aperta affermazione dell’inconciliabilità degli interessi operai e degli interessi padronali, ricusino di farsi strumento di “relazioni umane” nelle aziende, impongano l’estensione massima delle agitazioni senza contagocce e senza cronometri per regolarle, e infine mettano alla gogna ed espellano dalle loro file gli scagnozzi riformisti di tutte le bandiere. E’ una via lunga, ma dovrà essere battuta.