Partito Comunista Internazionale

Una riuscita riunione pubblica a Venezia

Categorie: Life of the Party

Questo articolo è stato pubblicato in:

Si è svolta il 29 giugno a Venezia una prima riunione pubblica di Partito, intesa a far sentire la nostra voce benché il processo di formazione di un gruppo locale sia appena in fase d’avviamento e ponga in primo piano i compiti diciamo così « interni », per poco che valga la distinzione. La necessità di un tale lavoro, più allargato di quanto non permetterebbero le nostre locali forze organizzative, rispecchia esattamente la situazione attuale, caratterizzata dalla crescente oppressione capitalistica sul proletariato e dall’ormai scoperto tradimento del bonzume opportunista, che in ogni modo facilita il disarmo proletario anche (e soprattutto) laddove gli operai si mostrano particolarmente combattivi (vedi l’episodio della Sirma, ricordato recentemente sul nostro giornale). Allo scontento di avanguardie della classe proletaria per l’infame politica del PCI e degli altri partiti traditori deve corrispondere e corrisponde un forte impegno del Partito rivoluzionario, onde incanalare il potenziale umano in via di surriscaldamento nell’alveo possente (questo sì « unitario! ») della dottrina e della prassi marxiste, impedendo così un eccessivo perdurare della cancrena opportunista, come il pericolo di uno smarrimento qualunquista e ponendo sin d’ora, in termini drastici, la prospettiva della spietata lotta contro i nemici esterni ed interni (e contro quest’ultimi prima ancora che contro i primi), della dura battaglia teorica e fisica che dovrà mettere forzatamente capo, come termine ultimo, alla liquidazione violenta del potere borghese e dei suoi infami tirapiedi.

Alternandosi nell’opera di illuminazione delle nostre origini e delle nostre basi programmatiche (identiche ieri come oggi), un compagno anziano ed uno giovane hanno reso evidente come, entro il Partito, non sussistano i problemi di « vecchie e nuove generazioni » che affliggono i partitoni opportunisti e borghesi (ricalcanti la società cui entrambi sono legati), ma viga una unica linea, l’invariante Programma Marxista, alla cui inflessibile Dittatura tutti, nessuno escluso, sono tenuti. L’esperienza dei vecchi compagni e la potenzialità fisica dei giovani possono apportare ad esso maggior evidenza, ma in nessun modo e a nessuno sarà mai permesso di atteggiarsi a « scopritore » di « nuove leggi» che « abbelliscano », « arricchiscono », « modernizzino » il marxismo. Ogni « nuova via al socialismo », da prima che Bonomi coniasse il termine ora così di moda, ha avuto sempre un unico significato: TRADIMENTO DELLA CLASSE, ABBANDONO DELLA RIVOLUZIONE E DEL SOCIALISMO. All’opposto è proprio la rigorosa fedeltà ai principi basilari della dottrina marxista che ha permesso al nostro Partito di gettare un ponte ininterrotto, al di là delle singole e momentanee (anche se spesso lunghe e dolorose) sconfitte, tra le lotte di ieri e quelle di domani, legando a quel filo continuo l’opera delle diverse generazioni di combattenti rivoluzionari, Ma siamo nel ’65 e non nel 1921 o, peggio, nel 1848. Non bisogna quindi « adattare » la dottrina ai mutati tempi? Suggestive letture delle tesi di Livorno 1921 e di Roma 1922 (II Congresso del P.C. d’I.), nonché delle potentissime tesi sul parlamentarismo, sia della Sinistra Italiana che della maggioranza dell’Internazionale (intonate agli stessi principi informatori), hanno mostrato come le prospettive di allora siano perfettamente valide in rapporto alle condizioni di oggi, mutate rispetto al passato non certo nel senso indicato dai servi opportunisti, ma nel senso (semmai!) di una maggior acutizzazione delle contraddizioni capitalistiche, Il carattere addirittura « profetico » delle analisi di allora è stato messo a contrasto con le pagliaccesche trovate che giornalmente ci ammaniscono « programmatori impegnati » al servizio del Capitale e « neo-marxisti » al servizio … dello stesso. In particolare ha sollevato la divertita attenzione dei presenti la lettura delle Tesi di Roma, in cui sono schiaffeggiate e previste tutte le soluzioni « nuove » e « audaci » propugnate dal PCI e Soci: « democrazia », « parlamentarismo democratico », « dialogo », « antifascismo », « PARTITO UNICO ». Alcuni compagni hanno anzi proposto la pubblicazione di stralci delle Tesi stesse sul giornale del Partito, a dimostrazione di tutti di quanto andiamo anche qui sostenendo, come certo si farà, Il pubblico, non certo numeroso, ma comunque superiore alle aspettative in una zona infestata non solo dall’opportunismo classico, ma da equivoci gruppi e gruppetti « di sinistra », ci ha soprattutto confortati per l’attenzione notevole dimostrata all’esposizione delle nostre classiche posizioni, e con una viva partecipazione, non limitata alla generica richiesta di chiarimenti, ma spinta fino alla aperta condanna dei misfatti opportunisti come da noi stessi denunciati. L’esperienza di lotte (e, soprattutto, di lotte tradite) portataci dai proletari presenti è un dato che il Partito deve e può utilizzare in sede locale per la creazione di un primo omogeneo, solido gruppo di compagni, compito essenziale ai fini della valorizzazione di queste stesse forze, che devono essere strappate alle organizzazioni in cui militano per dare alla loro pronunciata protesta un carattere positivo e deciso, arginando le operazioni condotte dall’opportunismo ai fini della cattura alla « sinistra » del PCI (quale si avvera in certi settori del PSIUP) e negli sforzi di « elaborazione autonoma » della FGCI. .

La manifestazione sarà ripetuta tra non molto, con uno sforzo organizzativo ancora maggiore della locale Sezione e del Partito tutto, e nel quadro di condizioni generali spostatesi nel frattempo, sia pure non certo in termini « esplosivi », a nostro favore.

Come sempre, una notevole sottoscrizione per la nostra stampa ha chiuso l’incontro.

In margine, notiamo il ridicolo tentativo da parte dei bonzetti locali del PCI di far pressioni su chi ci aveva concesso la sala perché ci fosse ritirata « in extremis », la loro minaccia di intervento « in forze » (con le camicie nere?) e la brillante … assenza conclusiva. E’ da constatare come ormai l’opportunismo non riesca neppure a schierare sufficienti forze « garibaldine » per contrastare i nostri proverbiali « quattro gatti »; e – cosa soddisfacente – come appunto loro, i super-democratici sempre pronti al dialogo coi cattolici, il governo e il padrone, abbiano e riconoscano solo in noi rivoluzionari il vero pericolo, offrendoci così una prova di più del fatto che essi si trovano dall’altra parte della barricata: CON IL CAPITALISMO – CONTRO LA RIVOLUZIONE.

Grazie tante, Monsignori!