Partito Comunista Internazionale

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Categorie: Opportunism

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Con l’approfondirsi dei motivi di conflitto tra le opposte frazioni del capitale mondiale, stanno rialzando la testa i mai sopiti nazionalismi, i regionalismi, espressioni proprie dell’infame modo di produzione vigente. Noi comunisti rivoluzionari sosteniamo dal “Manifesto” del 1848 che l’epoca delle nazioni e degli Stati è finita con la maturazione della lotta di classe, la sola capace di spingere le contraddizioni sociali fino a partorire una società al di sopra dei vecchi e irrisolti antagonismi di razza, nazione e appartenenza territoriale.

Nell’analisi delle situazioni storiche non abbiamo mai sottovalutato la funzione delle lotte nazionali, la loro possibilità di esprimere un potenziale progressivo e sconvolgente in alleanza con il proletariato rivoluzionario, in rapporto però alle specifiche aree geografiche e politiche interessate dalle contraddizioni inter-imperialistiche.

Abbiamo anche sostenuto che la società borghese non può liberarsi delle contraddizioni inerenti al problema nazionale: da una parte infatti le forze produttive del capitalismo mondiale tendono a forzare i confini nazionali in nome della libertà di commercio e della “solidarietà fra gli Stati”, dall’altra a rafforzare i dispositivi di protezione dei confini territoriali per difendere i propri interessi in concorrenza spietata sul mercato mondiale. Così le intese fra gli Stati, che hanno partorito la società delle Nazioni e dopo le Nazioni Unite ed altre formule d’unità sovranazionale più limitate, come la CEE e il Comecon, non sono state che spartizioni ed accordi fra predoni per garantire dei precari status quo.

Unico grande assente nelle più recenti lotte per i nuovi assetti sociali e statali il proletariato. Al tempo della Prima Guerra mondiale non fu in grado di opporsi al conflitto fra nazioni per il tradimento della socialdemocrazia, ma ciò non impedì che sorgesse l’Internazionale Comunista sull’onda della vittoriosa rivoluzione russa. Nel groviglio degli interessi inter-imperialistici e nazionali nelle più disparate aree geopolitiche i comunisti seppero non perdere la testa, ponendo all’ordine del giorno la rivoluzione internazionale del proletariato.

La sconfitta di questo potente movimento storico, con l’avvento del fascismo in Italia e della reazione bianca nell’occidente europeo e lo stravolgimento dei fini e delle funzioni dell’Internazionale Comunista ad opera dello Stato e del partito russo, prepararono il ventennio della rivincita borghese alla scala mondiale, fino al secondo conflitto mondiale nel corso del quale il proletariato fu trascinato, in modo più grave ed infame che nel primo, a morire sui campi di battaglia per una nuova spartizione delle zone d’influenza.

I nazionalismi sembravano vinti dalle nuove prospettive del capitale che rinasceva dalle sue ceneri. Per decenni gli europei hanno sentito parlare di Stati Uniti d’Europa. Nell’Europa dell’Est si creavano le premesse del blocco “socialista”, unione di Stati contro “l’idra imperialista”, mentre i popoli ex-coloniali lottavano per la loro emancipazione, più formale che reale, subendo la spietata repressione imperialista.

In questo clima avvelenato – contrassegnato dal perdurare di una relativa pace sociale imposta dai vincitori nelle aree di capitalismo ultra-maturo o dall’estendersi di guerre locali nelle aree ex-coloniali, in Africa, in Asia, in America Latina, senza che ci sia la possibilità di un accordo definitivo perché inattuabile in regime capitalistico – si stanno preparando le condizioni generali di una nuova violenta spartizione del mondo, delle zone di influenza, incrinate ormai con evidenza le vecchie alleanze e le tacite intese.

In questo clima sempre più pesante i blocchi contrapposti di alleanze e interessi stanno preparando anche l’atmosfera ideologica e politica che potrà giustificare, presentato un qualunque casusbelli, l’appello ai popoli e al proletariato. Che cosa di meglio per il capitale mondiale e per gli opposti imperialismi, al fine di preparare le motivazioni più generali e ideologiche per il conflitto generalizzato, che riesumare le più antiche crociate, perfino religiose, arrivando, per mascherare gli interessi imperialistici, a mettere i cristiani d’occidente contro gli infedeli dell’Islam?

Mentre tutti i raggruppamenti politici, Chiese e potentati, celebrano congressi e tramano all’ombra dei loro governi occulti, il proletariato non ha da opporre che la sua potenziale enorme forza materiale.

Il Partito comunista alle degradanti manovre del capitale e dell’opportunismo deve opporre il suo storico ed invariante programma, che nessun potere segreto o congresso può manomettere in nessuna sua parte, pena la fine del partito stesso. Chi infatti, nel corso della sua storia, mafiosamente ha tentato di farlo, in nome dell’aggiornamento o dell’arricchimento o dell’adeguamento ai compiti contingenti o alle mutevoli circostanze, ha portato solo farina al mulino del nemico di classe. Le grandi mafie dell’opportunismo di destra e di sinistra, che hanno preteso di introdurre accorgimenti tattici in contrasto con i principi, hanno finito per fare strame del programma.

Soltanto il partito comunista della rivoluzione mondiale ha continuato a proclamare alto e chiaro il suo compito nonché le sue finalità, senza censure o adattamenti: la sua condizione legale o illegale non è mai stata una questione di scelta morale, ma di reali rapporti di forza; la vocazione dell’esoterismo o al comando geloso, caporalesco e clientelare è la negazione del principio stesso del comunismo. Secondo l’icastica affermazione di Trotski, la verità, prima ancora che una questione morale, è una questione di intelligenza politica. Miope e insensata è dunque la pretesa di realizzare nel partito una effettiva ed efficace disciplina con accorgimenti ed espedienti burocratici che non siano in linea con il programma storico a tutti noto, con i moduli di vita interna che tutti legano e tutti rendono militanti a pieno titolo.

L’atmosfera ed il clima da logge avvelenano gli stessi rapporti interni alla classe borghese, come è inevitabile e giusto che sia così; per questo sono l’esatto opposto dell’organizzazione e del metodo comunista.