Partito Comunista Internazionale

Niente in comune tra proletari e Parlamento

Categorie: Electoralism, Opportunism, Trotskyism

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Se gli onorevoli ( e tutt’altro che rappresentanti del popolo) deputati e senatori si limitassero a duellare in Parlamento, come i cavalieri antichi, in nome e difesa della verginità democratica, non spenderemmo righe ed inchiostro a commentarne la tenzone, così come non spendiamo una sola lacrima sui non eroici bernoccoli che, nell’« epica» lotta, questo o quel montecitoriano si busca.

Ma, com’era previsto, i tutori della legalità costituzionale hanno chiamato e chiameranno sempre più in causa gli operai e, facendo leva sull’estremo disagio o addirittura sulla disperazione creati dalla mancanza ed incertezza del lavoro, mandano a farsi manganellare sulle piazze i proletari affinché sia ristabilita la venerabile purezza della Costituzione. In altre parole, gli operai dovrebbero combattere per il ritorno alla proporzionale pura che, nell’altro dopoguerra, fu la arma dell’inquinamento del partito e delle organizzazioni del proletariato, contro una proporzionale “corretta” che serve a sua volta, dialetticamente, a scaricare nell’ambito delle istituzioni anzi a rabbiosa difesa di queste il fermento degli sfruttati. Il gioco delle due parti è unitario la conservazione del regime borghese: due volte ingannate sono le masse, e due volte bastonate. E purtroppo la situazione è tale che non è difficile profezia immaginare che, disorientata da un’assordante propaganda e consegnata da lunghi anni di sconfitte nelle mani dell’avversario di classe, la grande maggioranza degli operai abboccherà all’amo, cederà il proprio indomito spirito di battaglia al servizio degli interessi di conservazione del regime dominante.

I trotzkisti dicono: d’accordo, difendiamo la purezza della legge elettorale ma agganciamo questa lotta alle rivendicazioni minime della classe operaia. Bravi: è proprio questo che i partiti cosiddetti comunisti e socialisti faranno! E’ proprio l’indegno intruglio di rivendicazioni operaie mille volte giustificate e di rivendicazioni politiche esplicitamente borghesi che presenteranno allo esercito dei candidati alle dimostrazioni e alle botte, per indurli a combattere non in nome dei propri obiettivi di sfruttati ma in nome degli obiettivi degli sfruttatori, col risultato supplementare di farli naufragare in una battaglia ch’ essi sanno pregiudizialmente perduta e che non hanno nessuna intenzione di portare a fondo, se non per quel tanto di demagogia che può servire a condire il loro insipido piatto.

Se un partito di classe avesse oggi il potere di dirigere su scala nazionale le lotte del proletariato (e ciò significherebbe che i rapporti di forza si sono capovolti, e la classe operaia non è più disposta a lasciarsi affittare dai suoi negrieri), la parola d’ordine dovrebbe essere proprio la inversa: sganciate le vostre rivendicazioni economiche dalla lotta per il parlamento, per questo tipico istituto della conservazione e del dominio borghese, e agganciatele alla lotta per il rovesciamento degli istituti capitalistici, primo fra tutti l’istituto parlamentare; non cedete le vostre armi a chi vi chiama a combattere sul terreno opposto a quello della vostra classe; non difendete con la vostra energia e col vostro sacrificio lo Stato dei vostri padroni, ma attaccatelo; fate leva sulle vostre lotte economiche per trasportarle sul piano della lotta politica violenta contro il regime del profitto.

Verrà giorno in cui questa parola d’ordine s’imporrà, prima ancora che come direttiva del partito di classe, come spinta elementare della classe. Quel giorno non è oggi; ma lavoriamo perchè nei militanti operai si radichi, attraverso un processo che le condizioni obiettive rendono inevitabilmente lento e faticoso, la coscienza che fra lotte operate e “battaglie parlamentari” non c’è continuità ma opposizione, che nulla hanno da spartire i proletari col baraccone di Montecitorio.