I sindacati a conduzione conformista frantumano scientemente ogni possibilità di lotta unitaria del proletariato
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In questi ultimi mesi la situazione sindacale è stata caratterizzata, da un intrecciarsi continuo di scioperi ed agitazioni che hanno investito importanti categorie ed impegnato vaste masse di proletari.
L’elemento principale che caratterizza queste azioni di sciopero, prima ancora d’un esame delle rivendicazioni poste dai sindacati, C.G.I.L. in testa, è l’estremo sminuzzamento, e mancanza d’un qualsiasi legame d’insieme degli scioperi stessi. La C.G.I.L. che si definisce ancora “sindacato di classe” e che tali caratteristiche ha completamente perso, dimostra ogni giorno di non svolgere una politica classista, quando:
a) ammette che il Sindacato debba occuparsi dei problemi degli investimenti, e della produzione;
b) cerca dallo Stato borghese il riconoscimento giuridico alla sua esistenza (appunto perchè si occupa della economia nazionale);
c) pretende, e pratica la farsa della trattativa, prima che sia la lotta a decidere e a piegare il capitale mentre è la lotta ad oltranza che decide dell’esito favorevole della trattativa;
d) di conseguenza non tende ad unificare le rivendicazioni in ciò che i proletari hanno in comune come classe. Ma rivendica ciò che li divide come categoria e azienda.
Ferrovieri, chimici, cementieri, tessili, metallurgici sono state le categorie protagoniste delle recenti lotte.
Conducendo un esame anche generico della situazione dopo le lotte ed in riferimento alle rivendicazioni poste, oggi la situazione di fatto è la seguente:
Chimici: accordo separato con UIL e CISL.
La CGIL sbraita per essere stata accantonata nelle trattative ma in sostanza i termini delle rivendicazioni poste ed il metodo della lotta è stato identico.
Ferrovieri: sciopero sospeso, ripresa delle trattative, nuova interruzione.
Gli obbiettivi puntano, sulle carriere (rispetto accordo legge, ruoli aperti) vale a dire, su una questione che legata alla struttura della società odierna, divide i proletarı e non li unisce su questioni invece centrali (turni, orari di lavoro, aumento generale del salario base superiore ai massimi). Eguale impostazione si verifica per le altre categorie.
Non ci interessano in questo caso le cifre, si tratta di stabilire che i proletari debbono opporre ad una sempre maggiore centralizzazione del capitale, una lotta fondata sulle azioni generali per obbiettivi quali il salario e l’orario di lavoro fondati su una richiesta generale per tutte le categorie, prendendo per punto di riferimento le punte massime di salario.
Se si ammette l’onnipotenza dei monopoli, è disarmare i proletari, voler far credere ad essi nella possibilità di reali conquiste attraverso la lotta d’azienda con un sindacato d’azienda che secondo i massimi bonzi della C.G.I.L. dovrebbe aver forza pe contrattare a livello aziendale, mentre ogni questione l’azienda la demanda alla sua Centrale Sindacale nazionale.
Le qualifiche, determinate dalla estrema divisione del lavoro che parte dal luogo di produzione ed investe tutti i settori della vita sociale, sono un aspetto che divide i proletari sul luogo di produzione e non li unisce.
Come d’altra parte è interesse di classe dei proletari, rinnegare il principio del premio di produzione legato alla produttività.
Lottare invece (considerate le punte più alte dei salari, es. FIAT, a L. 80.000 mensili, accettando per valide le statistiche del capitale) per l’aumento del salario base nella produzione, sopra la punta massima della media significa rivendicare una politica di classe.
Certo che dimostrare in mezzo agli operai la necessità di tale azione, significa anche battersi per lotte generali, che solamente possono essere caratterizzate, dalla violenza organizzata di classe dei proletari stessi, e questo non può piacere ai Novella, Santi, ecc., propugnatori della pace sociale, delle trattative anticipate, e del riconoscimento giuridico dei sindacati.
Il proletariato fa continuamente esperienze sulla propria pelle, che ogni minima ribellione costa cara, esperimenta pure anno per anno che le sbandierate vittorie in realtà non sono, il più delle volte, che concessioni irrisorie rispetto alle proprie esigenze di classe, fatte dal capitale per evitare eventuali estensioni delle lotte, ed a tale gioco funge anche la politica di chi oggi dirige la C.G.I.L.
Al proletario interessa sapere se potrà vivere più da uomo e riuscire a diminuire il suo sforzo fisico quotidiano, e per ottenere questo conta sulla bilancia la sua forza fisica come classe, la sua astensione totale del lavoro quando questa incida sugli interessi del capitale investito nella produzione (non durante il periodo feriale certo).
L’economia nazionale, l’azienda, la produttività, il riconoscimento giuridico, la costituzione questo è il fumo che irretisce la sua azione, la spezzetta e la rende sterile.
Non in ogni momento certamente il proletariato è in grado di condurre importanti azioni generali per gli interessi immediati ma caratteristici della classe (riduzione orario lavoro generale, salario giornaliero, abolizione cottimi, ecc.). Solo questo tipo di lotta però realmente può colpire gli interessi del capitale.
Generalmente la rivendicazione della diminuzione dell’orario di lavoro si trova presente negli scioperi ultimi in modo generico e frammentario, mentre è una questione di fondamentale importanza.
L’interesse di classe dei proletari è che tale lotta debba essere preparata ed impostata a lungo respiro.
Nel passato valgano gli insegnamenti di quando il proletariato lotto’ con forza compattezza e sacrificio per le otto ore.
Si tratta di collegare ogni singola azione che scaturisce da situazioni obiettive (taglio dei cottimi, aumento dei ritmi di lavoro, ecc.) per collegarla alle rivendicazioni che toccano la classe proletaria nel suo insieme.
Questo è ciò che non fa la CG IL e coloro che la dirigono cor l’etichetta di comunisti.
Il Sindacato quindi tornerà ad essere di classe solamente quando sarà nuovamente diretto ad organizzare le lotte proletarie per degli obbiettivi precisi e generali di tutto il proletariato dentro e fuori l’Italietta, perchè altra caratteristica odierna è che nessun collegamento di obbiettivi esiste tra le lotte dei proletari italiani e i proletari francesi tedeschi od inglesi, ed anch dei popoli dell’area coloniale o ex-coloniale, ecc. La tanto decantata F.S.M. non è altro che un organismo morto a tale riguardo e solo vivo per la raccolta d firme in calce alla pretesa colomba della pace ed altre porcherie del genere.
Il compito di organizzare ed erigere le lotte in senso generale spetta a noi comunisti internazionalisti, ed è la strada che in dichiamo continuamente ai proletari, è la strada dura e obbligata da percorrere, che porterà il proletariato alla rivoluzione alla dittatura del suo partito di classe, al comunismo.