Nel campo mentitamente «socialista»
Indici: Medio Oriente e Nordafrica
Categorie: Italy, Middle East and North Africa, Stalinism, Syria, USSR
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Riunitisi a Budapest nell’ennesimo « vertice », i « Paesi socialisti europei » hanno constatato con sdegno che nel Medio Oriente, per fatto e colpa di Israele e dell’USA, sono stati « offesi i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale ». Questi preti e scaccini di un falso comunismo, che si apprestano a calebrare il 50º anniversario della rivoluzione di Ottobre, non trovano dunque di meglio a cui appellarsi che l’ONU e il cosiddetto « diritto internazionale »! Sono al di sotto degli stessi borghesi, sono le vestali della legge!
E non solo della legge politica internazionale – questo fantoccio che i comunisti da Marx a Lenin si sono messi sotto i piedi come la più spudorata incarnazione dell’ipocrisia borghese – , ma della legge economica del valore. La recentissima riforma del sistema dei prezzi in URSS, come ha spiegato in ben due numeri successivi l’Unità, ha come punto di partenza e di arrivo « l’adeguamento del prezzo delle merci al loro valore », il « giusto » valore di Proudhon e consimili, il sacro « valore di scambio » di tutti gli economisti borghesi, da Smith a Ricardo fino ad .. Antonio Pesenti e Ferdinando de Fenizio. Merce, valore, salario, profitto, rendita: ma come dev’essere consolante il turismo in URSS, per i nostri amatissimi « operatori economici »!
La Siria è una delle nuovissime perle nella corona del campo sedicentemente socialista. Con grande soddisfazione dell’Unità del 13-7, « siriani ed italiani nel deserto costruiscono il grande oleodotto »: il capitale italico (oh, come vibrano le patriottiche corde, nel cuore del « giornale del popolo »!) aiuta dunque a « costruire il socialismo in Siria ». Evviva Moro, evviva l’ENI, disinteressati padrini di una « società nuova »!
Del resto, la Siria è all’avanguardia del « socialismo dei gamberi ». Con grande rilievo l’Unità del 16-7 ha riprodotto un’intervista con El Amin, della direzione di quel partito-calderone che è il Baas. Ebbene, per costui la riscossa dei « popoli arabi » non verrebbe neppur più dal « blocco delle quattro classi» di sciagurata memoria stalinista, ma addirittura dal « movimento unitario … di operai, contadini, soldati, intellettuali, rivoluzionari [ ?? ], piccola e media borghesia non sfruttatrice [ve la figurate? ]», e questo movimento unitario non solo non sarebbe affatto in contraddizione con l’islamismo e relativo Corano, ma respingerebbe la « guida di una sola forza direttiva », il suo sogno essendo « la pluralità dei movimenti, dei partiti, degli Stati arabi progressisti ». Ve l’immaginate l’« unità araba », già così poco … unitaria, quando la sua base sia costruita sulla « pluralità » di partiti, movimenti e Stati? Aref e Nasser, El Azhar e Burghiba, Hassali e Bumedien, per tacere di Hussein ed altri: è l’« unità » dell’abito di Pulcinella! A meno che, a farne un abito « unitario », non ci pensino l’ENI e l’anima di Mattei.