Storici di princisbecco
Categorie: Trotskyism
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Chiedete ad un passante se egli conosce la lingua dei Watussi: quasi certamente vi risponderà che non la conosce. Chiedetegli poi se conosce il marxismo e la storia del Partito di classe; e vedrete che – quasi stupito che possiate rivolgergli tale domanda – vi risponderà che, certo, li conosce. E sarà pronto a … inventarveli sui due piedi.
Che dire, infine, se il vostro interlocutore appartiene alla cultura accademica? Diamine, un uomo di cultura, uno di quelli che hanno confidenza quotidiana con palinsesti ed incunaboli, ammetterebbe mai una pur lieve lacuna proprio su questa bazzecola culturale, lui che tenzona con Kant?
Al contrario, egli sarà pronto in qualunque momento, e con maggiore entusiasmo se attraverso un giornale « serio » e « intellettuale », a illuminarvi su qualunque questione gli porrete, a narrarvi la storia passata e anticiparvi quella avvenire. Tanto più se è un uomo di cultura, non solo accademica, ma, deo gratia, « impegnata ».
Il « nostro » è un tal uomo. Conosce l’alfa e l’omega del marxismo e del Partito rivoluzionario di classe, ed ha financo licenziato (fascino delle parole!) alle stampe un lavoro (?) storiografico sulla materia, che domina coi cavalli-vapore della sua … vaporosa cultura. A chi poteva rivolgersi, se non a costui, il « Corriere della Sera », perché il colto e l’inclita conoscessero gli orientamenti dei giovani comunisti siciliani?
Ed eccolo, il nostro eroe, spartire con legittimo sussiego e commovente sicumera il pane della scienza, e spiegare sul detto foglio, sotto la data dell’8-4-1967, che i giovani comunisti « più inquieti e più animosi », coi loro circoli la cui « vita culturale è intensa per vivacità e varietà di interessi », sono in aperta polemica con il comunismo, che « invecchia nei suoi miti e nei suoi sistemi », e il cui « torbido fascino rivoluzionario svanisce ».
Ma chi sarebbero questi « inquieti e animosi » giovani? Presto detto (e in verbo magistri potreste giurarci!): sono i seguaci di « Bandiera Rossa », coi quali « si confondono, o almeno confluiscono nella stessa direzione, i pochi residui fedeli dell’altro partito comunista internazionale, fondato questo e diretto da Amadeo Bordiga, che fu il segretario del P.C.I. negli anni della sua formazione ».
Non perderemo tempo con simili campioni di una putrescente « cultura », con simili storiografi di princisbecco, se non per ribadire la assoluta incapacità dell’intellettualità borghese, non diciamo ad intendere e interpretare i fatti della storia, ma financo a collocarsi su un piano di decente informazione.
Stiano tranquilli, lor signori: noi comunisti internazionali non ci siamo mai confusi né mai ci confonderemo coi vomitevoli circoli di cui sopra, nati e prosperanti per imbonire ancor più, con falsi pretesti di cultura « impegnata », il proletariato stanco ed avvilito dalla politica controrivoluzionaria del P.C.I.. I comunisti internazionali, nel solco della genuina tradizione marxista, si sono tenuti sempre lontani da questa canaglia e hanno sempre indicato al proletariato la sola via maestra; quella del Partito di classe e della dittatura proletaria, e che non « invecchiano » né « svaniscono , come invece scricchiolano e oscenamente crollano i miti della società borghese.