Botta di gerarchi e risposta di proletari
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Diamo qui il testo della lettera inviata il 26-6 scorso dai bonzi della FILTEA di Vicenza ai nostri compagni di Piovene Rocchette, di cui si parla nell’articolo di fondo:
« La scrivente organizzazione sindacale è spiacente di comunicarvi che per un errore vi è stata consegnata la tessera sindacale della C,G.I.L. per il 1967.
« Vi è noto infatti che per la vostra posizione nettamente contraria alla linea della CGIL, (politica sindacale da voi sempre sabotata, vedi il vostro rifiuto di « principio » alla commissione interna, ecc), il Comitato Direttivo Provinciale del Sindacato aveva deliberato di non rinnovarvi la tessera. Tale decisione – presa qualche anno fa – è tuttora valida, non avendo elementi che ci fanno pensare ad una diversa vostra posizione. Pertanto vi rimettiamo l’importo versato da voi ai Funzionari Sindacali di Schio, che è di lire 1000 mille ciascuno, con preghiera di ritornarci le tessere. Vi facciamo presente comunque che con la presente lettera riteniamo chiarito l’equivoco, quindi non considerandovi iscritto alla FILTEA-CGIL.
Distinti saluti,
La Segreteria ».
Come si vede, la volontà dei bonzi di togliersi dai piedi gli scomodi rivoluzionari comunisti non data da oggi, e noi l’avevamo da tempo prevista e segnalata. Ed ecco la vigorosa risposta del 16-7 inviata dai nostri compagni a chi di dovere:
« Rispondiamo con la presente alla lettera della Segreteria della FIL- TEA-CGIL di Vicenza del 26-6-1967, numero di protocollo 12, con cui ci si restituisce il versamento dei contributi sindacali per il tesseramento 1967, con lo specioso pretesto della nostra « posizione nettamente contraria alla linea della CGIL », e ci si invita a restituire le tessere consegnateci per errore.
In primo luogo, non restituiamo nessuna tessera, perché l’inquadramento nell’organizzazione sindacale non è subordinato a nessun credo e tanto meno a nessuna imposizione politica. Restiamo iscritti al sindacato, vi piaccia o no, perchè siamo dei proletari autentici e dei militanti comunisti, e perché non abbiamo mai disertato le battaglie contro i padroni, quando vi sono state imposte dalla base, e le abbiamo sempre combattute in prima fila. Se qualcuno dovrebbe essere espulso dal sindacato, sono coloro che nell’organizzazione sindacale vedono una « carriera »; che si servono delle leghe come base elettorale per l’esercizio della professione parlamentare e politica; che praticano e propagandano una politica di pace e di convivenza sociale con il padronato, il capitalismo e lo Stato; che, pasciuti con il danaro degli operai, tradiscono le aspettative della classe proletaria proponendole da oltre vent’anni di subordinare i suoi interessi a quelli della « nazione », dell’« economia nazionale », della democrazia ecc., e allontanando sistematicamente dalle file degli operai i più fedeli, i rivoluzionari.
Ci accusate di aver sabotato la « linea della CGIL» con il « rifiuto di principio alla Commissione interna » e, sapendo di mentire, non osate confessare le vere ragioni e nemmeno la causa occasionale che vi ha indotti a pretendere la nostra espulsione. Le ragioni vere ve le ripetiamo per l’ennesima volta, e le rendiamo note ai compagni di lavoro e di proletari perché possano finalmente constatare quali interessi servite: sono le stesse ragioni che, nel 1921-22, inducevano i D’Aragona e i Colombino a cacciare dalla CGIL i comunisti, i rivoluzionari, i difensori della rivoluzione russa e dell’Internazionale rossa contro la gialla internazionale di Amsterdam, La causa occasionale è che volete escluderci dalla nostra organizzazione (nostra, di noi operai: non vostra, di voi funzionari) di difesa economica contro il capitalismo, perché ci siamo rifiutati e ci rifiutiamo di dare la nostra delega al padrone per la trattenuta delle quote sindacali esigendo invece di versarle direttamente ai collettori a ciò delegati e alla C. d. L., e perchè invitiamo gli operai a seguire il nostro gesto, che – lo sapete benissimo – è un gesto di difesa del sindacato dall’ingerenza padronale che voi, invece, contrariamente a tutta la propaganda fatta in comunella con le centrali borghesi della CISL e dell’UIL per un sindacato « autonomo del padronato », avete contrattato con le direzioni aziendali, temendo che gli operai, disgustati per la vostra politica disfattista (di cui è un esempio clamoroso il contratto firmato proprio per la nostra categoria) si rifiutino di versare parte del loro salario per consentirvi di proseguire nella vostra opera rovinosa: al braccio dei padroni vi siete rivolti, avete chiesto loro di fungere da agenti del fisco… sindacale, tanta è la fiducia che avete nei proletari !
Con questa scusa accidentale, voi tentate di buttar fuori i comunisti e i rivoluzionari, gli operai combattivi e fedeli al sindacato di classe, per fare i vostri comodi – e quelli della CISL, e dell’UIL, con le quali brigate per convolare a giuste nozze – senza incontrare ostacoli di sorta, per consumare fin in fondo la vostra opera di allontanamento dei lavoratori dalle loro più fulgide ed eroiche tradizioni di lotta, tradizioni che sono molto più vecchie di voi e che dovranno tornare ad illuminare la classe dei salariati sulla via della vittoria contro il capitalismo ed i suoi servi.
I vostri provvedimenti disciplinari girateli a chi di dovere, e non a noi. Per noi, essi sono nulli a tutti gli effetti. Questa nostra posizione nei confronti dei vostri tristi e miserevoli deliberati, noi la rendiamo pubblica ai lavoratori perché sappiano di che panni vi vestite e a quali mire tendete. Uscite dagli uffici dell’apparato burocratico e venite a risponderne dinanzi ai proletari, con quel coraggio che dovreste avere e non avete quando gli operai che pretendete di « rappresentare » lottano contro i padroni, i poliziotti, i governanti, i disertori e i reggi-coda delle classi possidenti.
Tanto vi dovevamo ».
Così non potevano non rispondere i nostri compagni: così continueranno a rispondere.