Beffa ai tramvieri e cordone sanitario per i lavoratori delle autolinee
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Dopo un anno e mezzo di lotta fatta di scioperetti superpreavvisati e dopo tutta una serie di tira e molla fra gerarchie sindacali e padronato « municipale », viene, a metà luglio, finalmente annunciato che si è raggiunto un accordo « di massima » (figuriamoci i particolari del testo definitivo!) per il rinnovo del solito contrattino.
Vogliamo esaminare i punti principali di questo accordo proprio nell’ordine con cui vengono, miseramente per la verità, presentati in una circolare della FIAI-CGIL:
Durata del contratto 1-4-66/31-3-69. Non si capisce (o meglio si capisce benissimo) perché si dà al contratto un inizio di un anno e mezzo fa quando nessuna delle « conquiste » può avere un valore retroattivo. Infatti la sola « conquista » che comporti miglioramenti economici è quella del completamento della 14 mensilità che avrà inizio col 1967 per essere completata al 100% nel 1968. In altre parole con la tattica collaborazionista degli scioperi articolati e sospesi su promesse di trattative si è regalato un anno e mezzo di « status quo » al padronato.
Miglioramenti economici: come si è detto neanche una lira di più almeno fino al 1969; il completamento della 14ª mensilità viene diluito in ulteriori due anni.
Accordi aziendali: vengono tutti semplicemente riconfermati per validi fino al 1968, quindi anche qui un anno e mezzo di inutili lotte. Sull’ultima « conquista », poi, di questo schifoso pateracchio, quella delle trattenute scioperi, se ci si dimenticasse un attimo la tragica condizione della classe operaia che essa denota, verrebbe proprio da ridere. I signori padroni « municipalizzati » (cioè nessuno e tutti, cioè lo Stato!) dietro le preoccupate sollecitazioni del bonzume che temeva di non più riuscire a mantener l’impegno di inchiodare i lavoratori agli scioperetti articolati, si sono degnati di recedere dalla decisione di trattenere l’intera giornata anche per una sola ora di sciopero. Dopo un anno e mezzo di lotte estenuanti non perchè dure, bensì perché inconcludenti e svirilizzate, si ha il coraggio di presentare come una conquista il ritorno ad una prassi che, in confronto ai tempi in cui il pagamento delle ore di sciopero era la prima richiesta per la conclusione di una vertenza, rappresenta addirittura un passo indietro.
Insomma il famoso « accordo quadro » richiesto dalla Confindustria che prevedeva aumenti non superiori al 5% per tutte le branche della produzione, al quale il bonzume ha saputo opporre solo uno sdegnoso rifiuto verbale per poi precipitarsi a firmarlo proprio su quella base (metallurgici, edili, tessili etc. ), per i tramvieri si è addirittura risolto in una beffa.
Questo dimostra ancora una volta – se mai ce ne fosse bisogno che la borghesia non fa distinzione fra padroni col nome e cognome e padroni eletti dal « popolo », quando si tratta di salvaguardare le basi della sua sopravvivenza attraverso l’ulteriore sfruttamento del lavoro salariato.
Mai come in questa tornata di rinnovo di quasi tutti i contratti di lavoro, le dirigenze sindacali hanno dato migliore dimostrazione di quanto siano vendute agli interessi dello Stato capitalista della borghesia e di come rappresentino per essa uno strumento di primissimo ordine da usare contro il proletariato in alternativa e talvolta in combinazione con quella della forza armata di repressione vera e propria che è la polizia nelle varie divise con cui si riveste.
I lavoratori debbono trarre da questi tradimenti la lezione che finchè non pretenderanno dai loro dirigenti sindacali l’intransigenza verso il padronato, l’unità delle lotte e il loro proseguimento fino al conseguimento dei risultati voluti, la massima estensione degli scioperi anche ad altre categorie in lotta per gli stessi obiettivi, finché non respingeranno con disprezzo ogni richiesta di moderazione per salvaguardare « economie cittadine » e « aziendali o peggio nazionali che essi hanno invece tutto l’interesse di veder andare a rotoli, si troveranno sempre più sfruttati e sempre più nelle mani di quel maledetto Stato che dovrà invece essere il primo da distruggere per sostituirlo con lo Stato della Dittatura del Proletariato. E questo per quanto riguarda i soli tramvieri e limitatamente alle questioni economiche. C’è, poi, l’altro aspetto. chiaramente politico, quello, cioè, dell’assoluta assenza di appoggio fattivo e di classe ai lavoratori delle autolinee, la cui lotta ormai non ha più tempo. La mancanza di solidarietà verso questo settore supersfruttato della categoria da parte dei tramvieri e un capitolo doloroso e vergognoso che soltanto una dirigenza traditrice del sindacato poteva protrarre nel tempo così a lungo. I lavoratori delle autolinee si battono con ammirevole perseveranza, ma è inevitabile che per la sproporzione dei rapporti di forza debbano cedere, dopo sfibranti lotte e umilianti defezioni, e inutili appelli ai lavoratori degli altri settori per metterli sulla bilancia della lotta contro le aziende della Fiat. I mangia-monopoli, come vorrebbero far credere di essere i bonzi sindacali, non osano ingaggiare una lotta massiccia facendo scendere in campo tutta la categoria almeno. Ma l’istinto di classe deve prevalere sul tradimento dei capi, e i lavoratori tranvieri devono convincersi che se non scavalcheranno i bonzi per aggiungere le loro forze a quelle dei fratelli delle autolinee, essi stessi saranno le vittime dell’opportunismo. I bonzi cianciano di « unità sindacale » e non vogliono realizzarla nel vivo della battaglia di classe, appunto perchè per essi l’« unità sindacale » è solo un atto diplomatico tra capoccia di diverse tinte per spartirsi i benefici economici di una massa di quote sindacali maggiore, per effetto del superamento della concorrenza tra bande di gangsters. La unità sindacale con è una bella facciata ma è veramente uno strumento imbattibile della classe operaia solo se rappresenta l’unione di tutte le categorie del proletariato lottanti contro il capitalismo e lo Stato del capitale. Il giorno in cui i tramvieri riusciranno a tendere una mano ai loro compagni delle autolinee, al di sopra e contro i dirigenti infedeli, quel giorno significherà che la lotta di classe ha ripreso il suo inarrestabile cammino rivoluzionario, e le forze operaie strette in un sol fascio finalmente, non più ingannate e mal dirette, si lanceranno alla conquista della vera loro emancipazione, quella della società comunista.