Partito Comunista Internazionale

La crisi mortale del capitalismo Pt. 3

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L’ANALISI OPPORTUNISTA DELL’INTERNAZIONALE

Dal 1924 in poi l’analisi delle situazioni economiche è proceduta allontanandosi sempre più dal metodo marxista magistralmente impiegato da Lenin.

II V Congresso che si teneva all’ indomani della Conferenza di Londra e dell’ elaborazione del piano Dawes, della vittoria labourista in Inghilterra e del Cartello di sinistra in Francia, si ispirava alla tesi centrale della “stabilizzazione” dell’ economia capitalista. Sotto la suggestione di questa tesi si dava vita al Comitato Anglo-Russo e ci si apprestava a sacrificare l’Internazionale sindacale Rossa ai capi labouristi nella fallace prospettiva di avere in cambio il loro appoggio alla Russia Sovietista quando, per la stabilizzazione non si poteva contare sull’ appoggio diretto delle battaglie rivoluzionarie del proletariato..

L’Esecutivo Allargato del 1936 precisava chiaramente la tesi della stabilizzazione.

Oggi conosciamo la risposta inequivocabile degli avvenimenti, nel 1926 il grandioso sciopero generale inglese trova e il partito comunista assolutamente impreparato mentre i capi labourisţi, i firmatari del patto anglo-russo, compiono tranquillamente la loro missione di traditori e non solo non vengono, in questo menomamente disturbati dal comunisti, ma un anno dopo impongono ai dirigenti sindacali russi una completa rinunzia alle loro critiche il che equivale ad una imposizione di complicità nei misfatti controrivoluzionari. Ed il partito inglese, orientato nella prospettiva della stabilizzazione resta sorpreso dallo sciopero, non riesce modificare di una linea il corso delI’ inevitabile tradimento dei cape e il proletariato inglese non ha potuto – per colpa dell’ Internazionale – consolidare le lezioni di quella esperienza importantissima.

L’Esecutivo Allargato del marzo 1926 dava, all’ allora oppositore, Zinovief, là consolazione di attenuare la formula della stabilizzazione cambiata con l’altra di stabilizzazione-instabile. Ma si trattava in effetti di una ?  di consolazione nello stesso tipo di quelle relative al regime interno di partito votate in quelle sessioni e che trovarono tutte il solo voto contrario del comp. Bordiga il quale, da grande capo rivoluzionario aveva fintato al di là delle parole il senso degli avvenimenti che si preparavano e che avevano avuto una prima espressione con la sorte imposta all’ opposizione proletaria di Leningrado. Quelle risoluzioni dell’ Allargato erano senza alcun valore di fronte alle altre ben più importanti che venivano prese nel corso della lotta contro il sedicente trotzskysmo da parte della direzione del partito russo.

Le relazioni di Staline e di Bouklurine nel 1926 e nel 1917, ma sovratutto nel 1926 si dipartivano tutte da una falsissima idea centrale sulla stabilizzazione vista come una fase in cui il capitalismo dopo avere riconquistato, e in parte superato le posizioni delI’avanti-guerra, poteva iniziare sicuramente il nuovo corso razionalizzatore. E’ sulla linea di questa prospettiva del centro direttivo del partito russo e dell’Internazionale che si trovano le idee essenziali che hanno presieduto, nell’economia sovietista, al prudentissimo ritmo dell’ industrializzazione ed alla politica filokulakista nelle campagne; nella rivoluzione cinese, alla falsa valutazione del compito della classe borghese in quei movimenti; nella politica dei partiti comunisti in Europa alla  condotta di questi nei confronti dell’ offensiva borghese e dei movimenti rivoluzionari nelle colonie. Altrettanto chiara è stata la risposta degli avvenimenti.

In Russia la marcia insufficiente delI’ industrializzazione espone il monopolio del commercio estero ai colpi diretti ed indiretti del capitalismo occidentale, mentre nelle campagne kulak – dopo avere magnificamente approfittato dell’ appello di Bonkurine che li incitava ad arricchirsi –  hanno rafforzato le loro posizioni nel campo della proprietà degli strumenti di lavoro, come del bestiame; della disponibilità delle terre in lavorazione, come nelle stesse cooperative di produzione e di credito. In Cina le tragedie di Shangai, dell’ Hou-Nan, le molte altre non esclusa l’ultima di Canton, questi avvenimenti hanno provato, con il duro linguaggio delle ecatombi proletarie, la funzione di quella classe borghese che rivoluzionaria nei secoli scorsi, era come dice Lenin nelle tesi del 2ª Congresso sulla questione coloniale destinata a diventare la rappresentante del capitalismo europeo decadente nella carneficina del proletariato e dei contadini cinesi.

In Europa abbiamo avuto le  insignificanti scosse alla “stabilizzazione” rappresentate dall’ insurrezione di Vienna dall’impetuoso carattere delle manifestazioni di Sacco e Vanzetti, e dai recenti avvenimenti balcanici.

Nel contempo, per i rovesci del proletariato rivoluzionario, la situazione della Russia Sovietista è diventata sempre più grave: una catena ininterrotta lega il Succo di Pechino, la rottura delle relazioni anglo-russe, l’assassinio di Voikof, il caso Rakowsky, l’uccisione dei compagni russi a Canton, ke i-prese degli antichi proprietari delle miniere del Donnetz, le vicende delle trattative commerciali russo-tedesche.

Il centro direttivo dell’ Internazionale che ha ?  di tali risultati può annebbiarli di fronte al proletariato russo ed internazionale con la campagna di calunnie contro la sinistra, ma fatti proveranno –  come d’altronde hanno già provato – che i difensori della Russia sovietista sono da cercarsi tra coloro che seppero difenderla e sostenerla con le armi, non fra i membri della nata-morta organizzazione dei pseudo amici della Russia; i fatti proveranno altresì che la politica attuale dell’ Internazionale condurrà a posizioni sempre peggiori per il proletariato russo ed Internazionale….

Al XV Congresso russo infine, si è fatto un nuovo passo nell’ esame opportunista della situazione con una trovata di Boukharine sul risorgente capitalismo di stato. L’intervento di Chatskyne, se ha determinato una prudente ritirata di Boukharine, non dà nessuna garanzia seria. Si è giunti tanto oltre da ritenere che il capitalismo si trovi ad una fase di tale sviluppo da potere abbandonare alcuni rami della gestione economica che verrebbero assunti dall’amministrazione statale. I fatti ovunque, non esclusa l’Italia che Bonkurine prendeva ad esempio, provano invece che il processo cui assistiamo è esattamente l’opposto di quella del capitalismo di stato la gestione ai quelle stesse economie che in altri tempi erano considerate di pertinenza dello stato (ferrovie, poste, telefoni, ecc.) passano all’ intrapresa privata mentre i grandi trusts prendono diretto possesso della amministrazione governativa.

Ne vorrebbe affatto concludere dall’ apparente parallelismo di forma fra il capitalismo di stato e la trustificazione dello stato giacchè non solamente i due processi sono di natura contraria, ma essi corrispondono a due epoche antitetiche allo sviluppo del capitalismo l’uno, alla decadenza del capitalismo l’altro.

Contro le analisi opportuniste la sinistra ha costantemente messo in rilevo la natura reale delle situazioni viste nella catena di avvenimenti disposti riel corso della crisi mortale del capitalismo quando l’ora è scoccata del duello supremo fra la classe borghese ed il proletariato rivoluzionario. La condizione risolutiva di questo duello non è fatale, bensi essa è data dalla colpevolezza e dalla capacità che il proletariato puó acquistare solo attraverso il suo partito per non essere condannato a restare lo spettatore e la vittima degli avvenimenti.

La guerra imperialista trovò il  proletariato russo con la ferma guida del partito bolscevico e la soluzione si è avuta nella vittoria rivoluzionaria, al altrove questa guida mancò ed avemmo una disfatta, la dispersione delle energie rivoluzionarie, il tradimento dei partiti.

Fondatasi l’Internazionale il difficile problema della direzione della lotta rivoluzionaria, della capacità dei partiti non è stato felicemente risoluto ma non per questo il duello fra borghesia e proletariato ha cessato di essere il centro motore del periodo storico che viviamo. Ad ogni disfatta rivoluzionaria segue un periodo di frettoloso riassestamento
un periodo di frettoloso riassestamento del capitalismo e, mentre la nuova filosofia della sconfitta permanente nutre le sfere direttive dei partiti e dell’ Internazionale, la borghesia che ha registrati dei successi, saluta l’esilio di Trotzsky, del capo delle armate rivoluzionarie che nel ’15, nel ’18, nel ’20 frantumò i piani degli eserciti imperialisti.

Ma malgrado le le disfatte subite il capitalismo non ha sanato la sua crisi che resta ancora aperta in tutta ka sua ampiezza. E la lotta è diventata più difficile e sanguinosa per il proletariato, ma la vittoria non mancherà. Noi non oseremo pronunziare delle date per questa vittoria né stabilirle con un impossibile analogia con il ciclo delle rivoluzioni borghesi ma coerenti con tutta la nostra tradizione di sinistra riprendiamo con la convinzione, appurata attentamente, che tutti gli avvenimenti marciano verso i conflitti decisivi dei quali noi, proletariato rivoluzionario, siamo il contendente che vincerà solo se un partito capace di profittare delle situazioni non per aprire un tragicomico Congresso ove i dirigenti si palleggiano le responsabilità o riconoscono i loro errori, ma per convocare le assemblee sovietiste vittoriose.

Guardata dai maschietti delle camicie nere o protetta dalla socialdemocrazia propugnatrice della pace sociale, la borghesia sorride soddisfatta per le vicende interne dell’ Internazionale Comunista e per la situazione imposta alla sinistra di questa. Ma non bastano né i fascisti, né la socialdemocrazia, né la confusione e l’equivoco nell’ Internazionale per quietare le forze che devastano il meccanismo economico. La vittoria spetta alla sola classe che puó dirigere queste forze, la vittoria spetta al proletariato il quale la conseguirà anche nella dannata ipotesi che gli errori, le esitazioni od anche i tradimenti dovessero far cadere il grandioso fortilizio del proletariato mondiale.

Sulle tracce di questa gigantesca esperienza, anche da quei lutti,  sorgerebbe non la duratura restaurazione borghese ma la rivoluzione comunista, sia pure dopo un periodo di spaventosa reazione per l’estirpazione dei proletari rivoluzionari.