Gli obbiettivi immediati del sindacato di classe
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Una volta stabilito (vedi il numero precedente) che la funzione essenziale del sindacato e di « sviluppare la coscienza rivoluzionaria di classe », si tratta di vedere come si deve realizzare questa “funzione”.
Il Sindacato, allora deve avere un programma di rivendicazioni e obiettivi immediati tesi tutti a « sviluppare» e proteggere « la coscienza rivoluzionaria » e di conseguenza, deve saper scegliere i mezzi idonei a tale scopo. Tutta l’attuale gamma di rivendicazioni promosse dai sindacati, con la CGIl in prima fila, cozza violentemente contro lo sviluppo della «coscienza rivoluzionaria di classe»: in particolar modo quelle per il lavoro straordinario, il cottimo e i premi di produzione. Marx, nel Capitale, dice chiaramente che il salario a cottimo sviluppa negli operai la concorrenza « tra di loro e degli uni contro gli altri », e che esso è «la forma di salario che più corrisponde al modo di produzione capitalistico ». In modo altrettanto aperto, citando uno dei tanti Rapporti degli Ispettori di fabbrica inglesi, scrive: “Senza sopraorario il salario non basta”; e, a proposito delle ragazze addette alla legatoria di libri di Londra: «I padroni le allettano con il salario straordinario e con il denaro per una buona cena che fanno in osterie vicine ».
Lavoro straordinario, lavoro a cottimo, e premi, imposti dal modo di produzione capitalistico costituiscono per la borghesia un mezzo prezioso per dividere la classe operaia, la quale da oltre un secolo ha ricorso, come scrive Engels, ad “associazioni e scioperi…” per « abolire la concorrenza » reciproca fra operai, ben sapendo che «il potere della borghesia poggia unicamente sulla concorrenza (degli operai) tra di loro, cioè sullo spezzettamento del proletariato, sulla reciproca contrapposizione degli operai ».
Di conseguenza, Engels fissa in questi termini l’obiettivo principale dei Sindacati: “L’operaio non può colpire la borghesia, e con essa tutta la struttura attuale della società, in un punto più nevralgico di questo [la concorrenza]. Una volta eliminata la concorrenza degli operai tra loro, una volta che essi siano tutti decisi a non lasciarsi più sfruttare dalla borghesia, il regno della proprietà è finito. Il salario dipende dal rapporto tra domanda ed offerta, dalle vicende del mercato del lavoro appunto solo perchè gli operai fino ad oggi hanno tollerato di essere trattati come una cosa che si può comprare e vendere. Ma se essi decideranno di non lasciarsi più comprare e vendere, se nella determinazione del valore effettivo del lavoro si affermeranno come uomini che, oltre alla forza-lavoro, possiedono anche una volontà, allora sarà la fine per tutta l’economia politica odierna e le leggi del salario ». Engels ammonisce poi che l’abolizione della concorrenza degli operai tra di loro non è “tutto”, e che occorre abolire anche la concorrenza dei capitali tra di loro per non “ricadere” nello stato di prima; ma questo compito generale spetta al partito.
Ecco quindi che cosa significa sviluppare la “coscienza rivoluzionaria”, e come si realizza questa « funzione essenziale del sindacato»: lottando contro la concorrenza degli operai tra di loro, ponendo cioè rivendicazioni e obiettivi di lotta che contribuiscano a unificare la classe e a centralizzarne gli obiettivi.
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Fedeli a questi principi insegnatici dal marxismo, e consacrati dalla più fulgida tradizione proletaria, abbiamo additato anche durante le recenti agitazioni, gli obiettivi immediati delle “associazioni operaie” e degli “scioperi”: contro qualsiasi forma che spinga gli operai gli uni contro gli altri, che approfondisca la divisione all’interno della classe, contro il lavoro straordinario, il cottimo, i premi, contro le agitazioni separate nel tempo e nello spazio, differenziate nelle richieste e negli obiettivi, che sotto lo specioso protesto di attenersi alle ” situazioni concrete”, favoriscono lo “spezzettamento” degli sforzi e della classe. Perciò non cessiamo mai di prospettare rivendicazioni che tendano obiettivamente a unificare gli interessi immediati degli operai, come lo aumento generale del salario per tutte le categorie operarie senza distinzione di sesso, età, settore e regione, in contrapposto a quelle differenziazioni che dividono il fronte di lotta. Sensibili alla necessità organica che la classe conquisti la sua unità e compattezza per “colpire la borghesia”, abbiamo plaudito e plaudiamo ad ogni atto di violenza proletaria perchè rappresenta, in questo momento storico deprimente, l’unico segno di vitalità di classe nel rompere la concorrenza degli operai fra di loro. E quando le centrali sindacali, dirette dalla politica corporativa dei falsi partiti operai in unione a quelli dichiaratamente borghesi, indirizzano la gigantesca forza operaia verso episodi discontinui e verso rivendicazioni controproducenti, allora esse mandano ad effetto l’opposta funzione di reprimere la “coscienza rivoluzionaria di classe”, di inasprire la concorrenza degli operai tra di loro, di rinviare all’infinito la necessità di «colpire la borghesia ».
Per i traditori della classe operaia, i D’Aragona, i Bianchi, i Treves e i Modigliani di oggi; per i Nenni, e per i Togliatti, il tradizionale e inscindibile legame marxista tra le lotte immediate e la rivoluzione comunista è un’utopia, un sogno anacronistico, fuori della « realtà concreta ». « Ebbene, rispondiamo loro, parafrasando l’invettiva di Losowski contro D’Aragona e Bianchi al 1º Congresso dell’Internazionale dei Sindacati Rossi nel 1921, ebbene, se…. esiste opposizione fra la concezione realistica della classe operaia e i suoi sogni insurrezionali, allora, o signori, noi siamo degli estranei gli uni per gli altri [ma non per la classe operaia italiana, bensi per i signori Nenni e Togliatti] perché per noi il sogno dell’insurrezione, il sogno della bandiera rossa, sono le espressioni della vitalità della classe operaia, manifestano la volontà del proletariato di rovesciare il capitalismo ».
Per questo duplice obiettivo devono battersi i comunisti rivoluzionari: per spezzare la concorrenza degli operai fra di loro, e far rivivere nel proletariato il «sogno dell’insurrezione »!