Abbasso i sabotatori dello sciopero alla St. Gobain!
Categorie: CGIL, Union Activity
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Pisa, luglio
La lotta in corso da diverso tempo alla S. Gobain di Pisa contro la riduzione dell’orario di lavoro per circa 300 operai, è stata insabbiata in maniera canagliesca dalle dirigenze sindacali.
Questa lotta era stata condotta, con grande decisione e compattezza, da parte degli operai, tanto che la stessa Unità ha dovuto parlare di « forti scioperi che non si vedevano dal 1948 ». La volontà di lotta degli operai di fronte al minacciato licenziamento di 300 loro compa- gni, e di fronte ad una situazione che si è fatta sempre più insostenibile attraverso la continua e « silenziosa » emorragia degli operai, attraverso l’intensificazione dello sfruttamento e il terrorismo aziendale, si è scontrata però con la politica di tradimento praticata oggi non solo dai sindacati bianchi e gialli (tradizionali strumenti del padronato) ma anche dai dirigenti della CGIL, che accettano ormai i dettami della CISL e UIL e sono pronti anche ad unificarsi con queste organizzazioni padronali,
Per opera di questi traditori e contro la volontà degli operai, chiaramente espressa nelle assemblee, si e infatti mantenuta la lotta entro i cancelli della fabbrica, e non si è voluto estenderla alle altre officine del settore, e neppure alla VIS che, come tutti sanno, è ormai incorporata nel monopolio S. Gobain. Tirato intorno agli operai in lotta questo cordone sanitario, che li ha privati della solidarietà attiva, dei loro compagni delle altre fabbriche, la conclusione è stata quella che doveva essere: attraverso un’altalena di scioperi a singhiozzo, di trattative inconcludenti, di interventi di più o meno importanti « autorità » la battaglia è stata insabbiata. Significativa, a questo proposito, è stata la conferenza-stampa tenuta da tutte le organizzazioni sindacali (CISNAL compresa!) il 7 luglio, in cui, constatato praticamente il fallimento completo della agitazione, si dice che sono in corso « massicci licenziamenti silenziosi ( !!! ) », ma non si parla nemmeno di una ripresa più o meno prossima della lotta se non sotto la forma di ricorso allo Stato, come se lo Stato fosse un buon padre di famiglia e non il rappresentante generale degli interessi capitalistici, degli interessi della stessa S. Gobain!
La parola d’ordine che noi diamo e che deve essere sostenuta da tutti gli operai coscienti dei loro interessi di classe, è ben altra: Bisogna riprendere immediatamente la lotta! Questa è l’unica garanzia che la questione non sia risolta con il metodo canagliesco dei « licenziamenti silenziosi ». Bisogna riprendere la lotta ed estenderla il più possibile fuori dalle mura della fabbrica, chiamare ad una solidarietà attiva gli operai delle altre fabbriche del gruppo, e se necessario di tutte le altre fabbriche, opporre al fronte unito del padronato un fronte unito dei lavoratori. Licenziamenti, intensificazione dei ritmi di lavoro, diminuzione dell’orario di lavoro pagato, non sono una questione locale o aziendale, ma una questione generale che riguarda (basta guardarsi intorno per capirlo!) tutti gli operai di tutte le aziende. Si tratta di un’offensiva generale che il padronato scatena da tempo contro la classe operaia in modo UNITARIO e CENTRALIZZATO, e alla quale gli operai possono e devono rispondere in modo altrettanto UNITARIO e altrettanto CENTRALIZZATO. I licenziamenti della Piaggio ieri, i licenziamenti della S. Gobain oggi, e quelli della Marzotto previsti per domani, non sono che episodi di un attacco generale del padronato alla condizione operaia e non possono esser visti come questioni che interessino solo gli operai della fabbrica che in quel momento licenzia e « si riorganizza ».
Noi, comunisti rivoluzionari, chiamiamo tutti gli operai a battersi con ogni mezzo su questa base; a battersi contro la politica controrivoluzionaria ed anti-operaia dei dirigenti sindacali che hanno legato la C.G.I.L. rossa al carro infame delle centrali bianche e gialle; a ingaggiare la lotta contro questi dirigenti in ogni occasione e con ogni mezzo per cacciarli dalle organizzazioni operaie, in modo da riportare il sindacato alla sua naturale funzione di organizzazione di lotta della classe operaia contro lo sfruttamento capitalistico. Solo così sarà possibile non solo risolvere le questioni immediate della difesa del sa- lario e del posto di lavoro, ma anche prepararsi, unendo tutte le forze lavoratrici in un unico e possente blocco, alla battaglia decisiva per strappare alla borghesia il potere politico ed instaurare la Dittatura Mondiale del Proletariato, sola garanzia per gli operai della liberazione effettiva dal giogo dello sfruttamento.