Il PCI sempre più in basso nel romanticume liberal-democratico
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I nazionalcomunisti nostrani si arrabbiano quando li definiamo i difensori più accaniti del regime capitalista. Dovrebbero prendersela con sé stessi perché non manca occasione in cui non facciano a gara con la D. C. e il Governo nell’essere i più ossequienti assertori del … liberalismo. Nei dibattiti parlamentari sulla « nuova » legge di Pubblica Sicurezza, la cosiddetta sinistra ha svolto il ruolo di annacquare l’aceto che il Governo propina non ai cittadini ma ai proletari. Il Terracini non ha fatto altro che rimpiangere il « vero » liberalismo definendo « pseudo-liberale » il periodo pre-fascista, e proponendo di mettere « finalmente la polizia giudiziaria alle dirette dipendenze del pubblico ministero ».
Per i comunisti veri non esiste « pubblica sicurezza », perché non esiste comunità; esiste la sicurezza dello Stato capitalista, perché esiste la classe capitalista come classe dominante; esiste la polizia giudiziaria, perché esiste il diritto, cioè il diritto borghese, della proprietà privata. Che questa polizia dipenda dal magistrato o dal rappresentante del governo è una mera questione di forma, un bizantinismo legale che serve solo a coprire la realtà di classe. I nazionalcomunisti appaiono in tutte queste questioni come degli esperti di archeologia politica, in quanto si affannano a riesumare dalle macerie di un tempo che fu dei campioni di fossili sociali, economici e politici, offrendoli alla classe operaia come modelli da contrapporre alla classe capitalista. Almeno fossero dei « romantici » del socialismo! Sono soltanto degli spregevoli romantici del liberalismo, degli esordi della borghesia controrivoluzionaria. Sono anch’essi per il cosiddetto « Stato di diritto », perché dire Stato significa dire violenza sopraffazione ad opera della classe più forte. La loro illusione sta nel fatto che la squalllida Costituzione repubblicana è un pezzo di carta, e che il grande capitale non vive né di carta né per la carta, ma di plusvalore e per il plusvalore, di sudore e di sangue operaio. Questa illusione essi si affannano a trasmetterla al proletariato perché rincorra anch’esso, a ritroso, le immagini di un tempo falsamente eroico, Ma i proletari hanno da ripercorrere soltanto la loro tradizione, che non è quella dell’« unità d’Italia », ma quella della Comune di Parigi e dell’Ottobre Rosso; che non è quella del liberalismo forcaiolo, ma quella del comunismo rivoluzionario.
I partiti opportunisti compiangono, con stolta sufficienza, il nostro talmudismo, ci additano alle masse operaie come vecchi e superati, capaci soltanto di ricordare il « passato ». Essi sono più « vecchi » di noi perché rimasticano le frasi dell’illuminismo settecentesco – di gran lunga più serio e coerente allora di quanto lo siano gli epigoni di oggi. Soprattutto, sono dei « morti » che camminano, perché hanno indossato i panni di una classe che è nata defunta. Non sanno che pascersi di « leggi » e norme costituzionali, quando sulla classe operaia infuria l’offensiva capitalistica per strapparle il pezzo di pane, per avvilirla con patteggiamenti sindacali ignobili, per aggiogarla al suo venale interesse; non sanno che indicare la « legge », il « diritto », la Costituzione, quando il capitalismo mondiale, armato sino ai denti, moltiplica ordigni di distruzione e di morte e si mette sotto i piedi le leggi, il diritto le costituzioni che egli stesso ha vomitato, seppellendo ogni bel discorso parlamentare, ogni raffinata disquisizione retorica, sotto le raffiche di mitraglia in ogni parte del pianeta.
Non è disarmando la polizia borghese, né – somma ironia! – ponendola al diretto servizio dello Stato, supremo rappresentante del capitalismo, che i proletari otterranno la « sicurezza ». È strappando le armi alla borghesia, e armando la classe operaia per rovesciare il potere statale del capitale, che si risolve il problema. Non attenuando la dittatura capitalistica si scioglie il nodo sociale, ma instaurando la dittatura proletaria.
Chiunque prospetti soluzioni diverse puntella il capitalismo e inganna le masse lavoratrici; chiunque esso sia, anche lo stesso Terracini, cioè un ex comunista.