Partito Comunista Internazionale

La politica e la donna

Categorie: Women's Question

Questo articolo è stato pubblicato in:

La donna dice: La politica, e come mi può interessare? Politica, parola un po’ vaga, parola che da il senso della brutalità, della noia. 

La politica per lei, è la bettola e il comizio pubblico: l’alcool, il pugno ed ancora il lungo discorso che appare su diverse colonne del giornale e del quale non si comprende nulla.

Ma viene il giorno nel quale bisogna andare di porta in porta a mendicare il lavoro. Il pane è caro. La famiglia si ammassa la sera in una camera senz’aria, e la donna si lamenta.

Viene la guerra., I suoi cari le vengono rapiti, uno di essi muore, ella si racchiude nel suo dolore e pensa: «Così vuole il destino!».

Isolata nella sua casa, nei pensieri della famiglia, essa non sa!

Essa non sa che la politica è il pane, il lavoro ed anche la guerra. Essa non sa che nelle conferenze diplomatiche oggi ci si disputa a proposito del petrolio o del carbone, si calcolano debiti e crediti, come essa fa la sera davanti al suo libro della spesa. 

Essa non sa che la politica che la spaventa tanto, è oggi soprattutto economia, e che la dispensa è vuota in Europa, perchè, quali massaie imprevidenti, i governanti hanno follemente consumate le loro riserve e si trovano poveri ed affamati davanti una tavola vuota.

In Russia i rivoluzionari insegnano a leggere al popolo, in Francia il popolo legge i giornali ma non sa leggere nel libro della vita. Ai rivoluzionari, il compito di questo insegnamento. 

Le operaie, le contadine soffrono. Esse non sanno perchè, esse non sanno che vi è un rimedio, che tutto questo si può modificare, che cambierà se esse lo vogliono. 

Bisogna che le donne comprendino che gli affari del paese sono i loro affari come quelli degli uomini. Questi vanno male? Ragione di più per interessarsene, per tentare di conoscerne il fondo. La donna non vota. Che importa? Non è la scheda elettorale, senza dubbio, che dà il buon senso, la chiaroveggenza. Non è con la scheda elettorale che il popolo ha fatta la rivoluzione e la Comune.

Senza chiasso, senza grandi parole è necessario che le donne si istruiscano, che esse imparino a tutto vedere, tutto comprendere. Non un entusiasmo irriflessivo nato da un sentimentalismo vago, no, ma una convinzione lentamente maturata, nata dalla loro vita, dalla loro sofferenza.

lo vorrei che tutte le nostre compagne conoscessero il libro di Massimo Gorki: “La Madre”.

E’ la storia di una donna povera e vecchia, che non ha conosciuta che una vita brutale, che degli uomini brutali. Essa non sa leggere. Essa sa riflettere. Essa vede il suo figlio maggiore mutare con essa, non credeva che un uomo роtesse mutare.

Essa lo vede buono e dolce con lei. Essa lo vede chino sui libri, raccontandole qualche volta delle cose straordinarie che essa non comprende ancora bene, le parla di una vita nella quale gli uomini si ameranno e dove tutti avranno della terra e del pane. Ella sa che queste cose non bisogna, dirle forte e trema quando egli la lascia per andare di villaggio in villaggio per parlare agli operai ed ai contadini. La fede del figlio diventa la sua. Essa lavorerà con lui. Essa porterà degli opuscoli e dei libri sotto al suo mantello fino al giorno in cui senza paura ella cadrà sotto lo staffile dei poliziotti.

In Francia come in Russia, è col lavoro oscuro di centinaia di compagne, lavoro paziente e tenace, lavoro di mesi e di anni che la Rivoluzione potrà trionfare. Quando essa sarà fatta nel cuore e nello spirito delle operaie essa sarà vicina ad effettuarsi anche sulla piazza.

GELTRUDE CHARLES. (Dall’Ouvrière)