Partito Comunista Internazionale

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Categorie: Atomic bomb, CPC, France, Mao Zedong, PCF, Racial Question, USA

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La loro bomba quotidiana

Dal cervello di Giove saltò fuori Minerva: dal « pensiero di Mao Tse-tung » uscì la bomba H (o che cosa diavolo essa sia). Un ordigno più idealista e borghese di questo, come immaginario?

Idealista e borghese ne è la « concezione ». « Non la useremo per primi; è un mezzo di difesa »: ebbene, uno stato borghese che proclami di combattere altrimenti che per difendersi, e di non voler essere il primo ad attaccare, ha ancora da nascere. « È un deterrente »: ebbene, il mondo borghese è pieno di « deterrenti », cioè di arnesi fatti per « spaventare » l’aggressore, e le guerre allegramente continuano. È l’arma dei « popoli oppressi dall’imperialismo »; la rivoluzione proletaria non ha mai avuto bisogno di « armi speciali », di « ordigni misteriosi »; la sua arma è la capacità dei proletari d’incrociare le braccia per paralizzare l’apparato produttivo capitalista, e di stringerle per demolirne la struttura politica: la sua « bomba » è il suo programma, la visione dell’intero processo rivoluzionario, dei suoi modi e mezzi, e del suo fine; è il Partito. La rivoluzione proletaria attacca, aggredisce, non chiede pace a nessun deterrente; è e sa di essere guerra. Le ipocrisie le sono ignote quanto le « armi segrete »; essa non si riconosce nell’immagine imbecille di un santone e nel « pensiero » di un « capo ». Non sta dunque di casa a Pechino più che non stia a Mosca.

Non è questione di pelle

Alla buon’ora: commentando le violente sommosse negre di Tampa nella Florida e Cincinnati nell’Ohio, dove il quartiere « di colore » è stato letteralmente cinto d’assedio e, al solito, vi è scappato il morto (non bianco, c’è bisogno di dirlo?) il Giorno del 15 u.s. ammette che i « tumulti razziali » hanno origini economico-sociali, e si spiegano con « il rallentamento dell’attività e il leggero aumento della disoccupazione », di cui risentono soprattutto i lavoratori non specializzati.

Che finalmente comincino a capirlo lor signori?

A chi la patria? A noi!

Il nazionalismo dei « comunisti » di derivazione staliniana raggiunge estremi da camicia nera. Il nostro Prolétaire cita le dichiarazioni di Waldeck Rousseau a proposito dell’integrazione europea: « Il P.C. è ostile all’instaurazione di un governo sopranazionale … (che) avrebbe per effetto di liquidare la nostra indipendenza nazionale … Noi consideriamo che la nazione è una realtà storica duratura [nota bene: duratura!!] della quale bisogna rispettare i diritti … Un parlamento europeo eletto a suffragio universale … che conterrebbe tutt’al più [scandalo!] il 25% di francesi … non eliminerebbe affatto il pericolo che per un paese come la Francia [che diavolo, la France eternelle!] comporta la perdita dell’indipendenza nazionale ». È il caso di dire: Eja, eja, alalà!