Partito Comunista Internazionale

La fine della vertenza delle navi traghetto

Categorie: Italy, Union Activity

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Messina

L’agitata e confusa vertenza sindacale del personale delle navi traghetto è finita come tutte le vertenze di oggi ossia con la piena osservanza del principio padronale secondo cui ogni lira di aumento nelle retribuzioni deve essere pagata con una maggior produttività da parte dei lavoratori, cioè a spese di più intensi sforzi di lavoro.

I nostri compagni – come mostrano chiaramente i volantini da essi diffusi – si sono battuti per scongiurare questo male criticando sia l’impostazione rivendicativa dei vari sindacati, sia la loro ingiustificata divisione e lotta interna. Dopo gli incontri separati tra azienda e sindacati a Roma il 29-3-67, di cui abbiamo data notizia nel n. 6 di Spartaco, si è avuta il 13-4 una nuova trattativa a Messina. E’ stata allora ben visibile la manovra con la quale l’Azienda e la terna SFI-SAUFI-SIUF incapsulavamo il SASM-ANT mettendolo nella condizione di accettare quasi l’intera sostanza delle proposte aziendali, che non avevano nulla a che vedere con tutte le lusinghiere premesse precedenti. Il pollo era ormai cotto; mancava l’ultima rosalatura per servirlo in tavola.

In sostanza, la suddetta terna sindacale si dichiara soddisfatta, ma proponeva che il rapporto tra il miglioramento accordato alla qualifica di vertice e a quella di base fosse meno sfavorevole alla «base» che il rapporto proposto dall’Azienda e accettato dal SASMANT, in quanto questo vi vedeva migliori possibilità di ottenere ritocchi alle cifre assunte per le qualifiche più alte. Proprio per fare in modo che tali ritocchi venissero concessi nella misura massima, il Sasmant approfittava dell’invito ad aderire allo sciopero proclamato dai sindacati autonomi statali e dalla FISAFS in particolare (v. Programma Comunista n. 8) e partiva per Roma. Qui incontrava una resistenza superiore alle previsioni: se fosse stato accontentato, non avrebbe aderito allo sciopero (strafottendosene degli altri sindacati autonomi – ma che roba!) al quale invece – suo malgrado – finì per partecipare facendovi aderire anche quella sua creatura del SAPENT (sindacato autonomo personale esecutivo N. T.). Particolare interessante: i tre delegati inviati a Roma dal Sasmant, sotto la martellante pressione dei funzionari delle F. S. avevano ceduto inchinandosi alla loro volontà (che era poi, grosso modo, ancora quella prospettata a Messina il 13-4); ma, prima di firmare, vollero l’assenso del loro Direttivo di Messina, che invece telefonicamente lo negò, decidendo per lo sciopero a poche ore dalla sua effettuazione. Era naturale che l’azienda sfruttasse la divisione interna del Sasmant; ma, a sabotare lo sciopero, (peraltro senza riuscirvi) intervenne anche la terna SFI-SUFI-SIUF con un suo comunicato di appoggio al padrone che, come quest’ultimo, lodava il «responsabile» atteggiamento originario dei delegati del Sasmant e condannava quello del loro direttivo nell’imporre le ulteriori misere concessioni fatte dall’azienda.

Approfittando delle ultime possibilità esistenti per cercare di difendere i calpestati interessi del personale esecutivo, i nostri compagni diffusero il 24 un nuovo volantino (vedi nr. 9) e incitarono il SAPENT a inserirsi nella trattativa prima che fosse chiusa. Ma i dirigenti sciocchi di questo sindacato che non avevano avuto scrupoli nel reclutare iscritti sottraendoli ai sindacati e nell’aderire allo sciopero del 20-4, i confederati tirarono in ballo il pretesto che non potevano agire senza convocare un’assemblea e si rimisero così nelle mani dei loro protettori del Sasmant, di cui pure, a parole, avevano detto di respingere l’egoistico indirizzo.

Il 29-4 si ha quindi l’ultimo e «conclusivo» incontro del Sasmant con l’azienda, in cui si concordano i ritocchi alle cifre assunte sulla base del rapporto di 4 a 1, che sarà il 9/4 leggermente modificato dall’ultimo incontro tra azienda e terna SFI-SUFI-SIUF ma rimarrà sempre lontano dallo stesso rapporto di 3 a 1 da essi chiesto a suo tempo. (Come è noto, noi forzammo la mano perché si stabilisse il rapporto assai più basso di 8 a 5).

Dulcis in fundo: subito dopo questa «felice conclusione» della vertenza, l’azienda decide unilateralmente (e forse – anzi senza forse, noi ne siamo convinti con il segreto assenso preventivo di tutti i sindacati?) che, con la fine di maggio, il controllo dei biglietti ai viaggiatori a bordo delle navi-traghetto avvenga ad opera non più dei soliti agenti del personale viaggiante, ma di due o tre marinai di bordo. Lo stesso decreto che sanzionerà la concessione della nuova competenza accessoria (l’art. 73) renderà valido questo provvedimento destinato a realizzare economie per far fronte alla spesa. Saranno i marinai a punto i più sacrificati nella trattativa a pagare il prezzo di tutta l’operazione. Infatti i lavori di bordo dovranno ora continuare ad essere svolti, ma da un personale ridotto delle unità impegnate nel nuovo incarico di controllare i biglietti, al solito, dunque, è pantalone che paga: questa la morale della favola. E non è tutto. I marinai hanno dovuto subire un’altra porcheria per volere dei sindacati (in primo luogo del Sasmant, che ha fatto l’oscena proposta, e in secondo luogo della «terna», che non ha nemmeno tentato di cambiarla): il compenso previsto dalla competenza accordata è stato distribuito in misura uguale fra certe qualifiche anche diverse per livello economico e gerarchico, mentre invece per la qualifica dei marinai è stata scissa in tre misure creando così divisione, zizzania e attrito fra i marinai, i quali escono dalla vertenza «cornuti e mazziati».

Servirà l’amara lezione?