A proposito delle organizzazioni sindacali femminili
Categorie: Union Question, Women's Question
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Nel numero 9 di Compagna in un articolo intitolato «Per la difesa dei diritti del proletariato femminile» rilevavo come durante il congresso dell’Internazionale d’Amsterdam in una breve discussione dedicata ai problemi femminili e svoltasi fra l’indifferenza e l’ilarità dei congressisti fosse presentata la proposta che le operaie si dovessero organizzare separatamente dagli operai che insieme con gli altri problemi femminili fu rimandata all’esame del prossimo congresso. Nello stesso articolo esponevo le ragioni per cui ritengo tale proposta inaccettabile; rilevavo come l’Internazionale di Amsterdam non si sia mai curata di esaminare e tanto meno di tutelare i particolari diritti e interessi delle operaie, ed esponevo il programma dell’Internazionale Sindacale di Mosca in questo campo di attività.
Qualche giorno dopo su Battaglie Sindacali, organo della Confederazione Generale del Lavoro apparve un articolo intitolato: A proposito della Organizzazione Sindacale Femminile
L’Internazionale delle lavoratrici e l’Internazionale dei Sindacati in cui si fa la storia della Federazione Internazionale delle lavoratrici, dei rapporti amichevoli che essa ebbe nel passato e che ha attualmente con l’Internazionale di Amsterdam, si parla della probabilità che questa federazione venga ammessa, cosi come essa è, nell’Internazionale Sindacale, ed al quale fa seguito la seguente dichiarazione:
“Queste poche righe son destinate in particolar modo a Piccolato Rina che su la Compagna, organo del Partito Comunista d’Italia per la propaganda fra le donne ha scritto un articoletto in buona o cattiva fede ma nel quale mostra la più grande ignoranza della storia di questi movimenti che tende appunto con tutte le sue forme a stringere lavoratori e lavoratrici in un movimento solo.”
Come il signore o la signora IC autore o autrice dello scritto, possa con l’ausilio della sua logica giustificare questa dichiarazione non è facile immaginare poiché lo scritto che la precede anziché smentire conferma le affermazioni da me fatte, illustrando e completando la relazione che di quel momento del congresso apparve su Battaglie Sindacali e che qui riproduco, perché anche il signore o la signora IC ne prendano visione e si regolino di conseguenza nei loro futuri scritti:
“Per l’Internazionale delle lavoratrici” SHAW: inglese, segretario della Federazione Internazionale Operai Tessili. Dimostra la necessità che il movimento operaio sia assistito dalla organizzazione delle donne lavoratrici e invita tutti i sindacati a dare opera affinché il lavoro femminile sia disciplinato e le donne possano far parte dei Sindacati dei lavoratori con parità di diritto.
GHEVENARD, francese lamenta che non sia stato ancora bene apprezzato il disegno di organizzazione femminile presentato dal Bureau. Si ferma ad illustrare i vantaggi dell’Internazionale femminile. II problema femminile è vasto e complesso, perchè oltre a tutte le protezioni comuni con gli operai dell’altro sesso, comporta il non facile problema della ricerca della maternità, protezione dell’infanzia, ecc. Di tali problemi nessuna organizzazione femminile si è finora praticamente occupata.
L’Internazionale femminile è pronta ad aderire alla Internazionale di Amsterdam, a patto che questa si impegni ad occuparsi delle questioni suddette dandone garanzia con la inclusione di una rappresentanza femminile nel Comitato Direttivo.
PHILIP’S, segretaria della organizzazione delle lavoratrici è favorevole a una piú intima unione delle organizzazioni proletarie femminili con quelle maschili per la lotta sul terreno dell’azione e del pensiero.
Lamenta che il movimento sindacale non si sia mai occupato come era necessario dei problemi che interessano la donna lavoratrice, Essa è d’avviso che la divisione dei sindacati fra i due sessi è una necessità.
Non è vero che le donne sentano meno la solidarietà di noi in America le organizzazioni operaie femminili sono pronte ad aderire ad Amsterdam, mentre i sindacati maschili americani sono fuori dell’Internazionale
Del resto molte centrali nazionali hanno compreso la necessità di dedicarsi alla propaganda femminile costituendo speciali sindacati. Raccomanda che sia approvata la proposta del Bureau.
Il signor o la signora IC nel suo scritto cita testualmente la proposta a cui qui si allude, sgombrando ogni eventuale dubbio sulla verità delle mie affermazioni. Eccola:
“La federazione internazionale dei Sindacati ammette come tale la Federazione Internazionale delle Lavoratrici alla quale si deve riportare il numero delle donne organizzate in seno alle centrali Nazionali affigliate alla Federazione Internazionale la quale pagherà il contributo alla Federazione per il numero effettivo delle donne organizzate.”
La relazione sopra citata continua.
Il presidente constatato che sulla proposta è sorto qualche contrasto, propone di votare una mozione in cui deliberi di rinviare la questione a un prossimo congresso, pur ammettendo la necessità da parte delle centrali sindacali di intensificare la propaganda in mezzo al proletariato femminile.
D’ARAGÓNA fa una dichiarazione in merito a quanto ebbe ad affermare la signora Philips circa l’adesione della C. G. d. L. italiana al concetto dei Sindacati divisi per sesso.
E’ d’accordo di rinviare la discussione al prossimo congresso, ma è contrario al comma che riconoscendo speciali organizzazioni femminili ammette che ne possano sorgere di nuove nei paesi dove non esistono. In Italia il movimento sindacale è inteso senza distinzione di sesso e senza alcuna prevenzione contro la donna organizzata o organizzatrice ecc.
La proposta di far entrare le operaie in una propria organizzazione separata da quella degli operai fu dunque presentata dal Bureau dell’Internazionale di Amsterdam; fu appoggiata da alcuni delegati, e dalla segretaria dell’Internazionale delle Lavoratrici e fu rimandata all’esame del prossimo congresso, che è appunto quanto io affermavo.
Nella sopra citata relazione si tace naturalmente delle clamorose risate con cui fu accolta e commentata l’insistenza di D’Aragona, le quali tuttavia non possono essere smentite e giustificano la mia affermazione che i congressisti dimostrarono di considerare semplicemente divertente o per lo meno superflua la discussione dei problemi femminili e la contrapposizione che io feci ai loro principi ed al loro atteggiamento dei nostri principi e del nostro atteggiamento, espressi nella risoluzione votata dal congresso dell’Internazionale Rossa dei Sindacati sulla partecipazione delle operaie al movimento sindacale rivoluzionario e citata nel mio articolo è sulla quale continueremo a richiamare l’attenzione delle lavoratrici e dei lavoratori.
Rina Picolato