Non si cacciano i comunisti dalle file dei lavoratori organizzati
Categorie: PCd'I, Union Activity, Union Question
Questo articolo è stato pubblicato in:
I bonzi che periodicamente minacciano di espellere dal sindacato dei nostri compagni, o. che si dispongono apertamente a farlo, mostrano soltanto di essere gli eredi forcaioli dei D’Aragona, Buozzi, Dugoni, Colombino e compagnia cantante. Essi, gli « innovatori », battono la stessa strada che, nel 1921 e nel 1922, i riformisti al comando della CGL seguivano nel trattamento di chiunque denunciasse la loro politica assassina di frammentazione degli scioperi è di disarmo morale e materiale degli operai in lotta contro lo Stato democratico e le squadracce fasciste. Noi i « talmudici », i « non-innovatori », rispondiamo come rispose allora il Partito Comunista d’Italia guidato dalla Sinistra, non riconoscendo valida nessun espulsione e al contrario rivendicando la nostra appartenenza all’organizzazione sindacale dei lavoratori; rispondiamo non disertando la CGL, ma battendoci perché cacci dal suo seno gli artefici della collaborazione coi padroni, i becchini della lotta di classe. Tale rimane la nostra direttiva di principio, e noi non cesseremo di applicarla, nei limiti delle nostre forze, contro un nemico cento volte più potente e velenoso.
Nel luglio 1922, quando l’offensiva confederale per l’espulsione dei comunisti divenne palese, il Partito comunico quanto segue:
« Negli ultimi tempi si è verificato il fatto gravissimo che alcuni compagni del nostro Partito, attivi militanti del movimento sindacale e dirigenti dell’attività comunista delle nostre frazioni nel seno dei Sindacati stessi, sono stati con procedimento inauditamente arbitrario e settario espulsi dalle file dell’organizzazione.
Questo non è che un tentativo di applicare in Italia come è avvenuto anche con qualche altro precedente di misure arbitrarie contro organizzazioni sindacali su direttive comuniste, un metodo caldeggiato internazionalmente dai peggiori elementi tra i funzionari del movimento operaio, che, nel seno di questo, fanno bassi servizi della borghesia e della reazione.
Il Partito Comunista da tempo ha preso posizione su questo problema, ed ha annunziato con quali metodi a sua volta si riproporrà di rintuzzare questa insidiosa offensiva, che non intende a nessun costo di tollerare.
Dopo la espulsione avvenuta nelle note circostanze di un gruppo di compagni del Comitato comunista della Federazione dei Lavoratori del Mare, e dei comp. Azzario e Berruti dal Sindacato Ferrovieri, il Partito rinnova le sue misure contro l’applicazione di un simile piano, ricordando, quali sono i suoi principii in materia di rapporti con i Sindacati.
Il Partito Comunista, sostenitore incondizionato della unità dei Sindacati e del fronte unico tra gli operai che vi militano, qualunque sia la loro fede politica, ha sempre nelle disposizioni pubbliche e non pubbliche, stabilita e assicurata la disciplina dei comunisti agli organismi sindacali e ai loro organi direttivi, anche laddove questi sono nelle mani degli avversari nostri. Questi sono sfidati a citare un solo caso nel quale, non diciamo sia stata data disposizione contraria, ma sia tollerata dal Partito l’indisciplina sindacale dei suoi aderenti, e non si sia data alle masse la parola d’ordine della disciplina sindacale anche quando legittimamente queste insorgevano contro l’indirizzo errato dei loro capi.
Nel tempo stesso il Partito Comunista rivendica il diritto di quegli organizzati che accettano i suoi principii e i suoi metodi, le sue proposte di azione proletaria, a costituirsi in gruppi sindacali comunisti e a dare a questi gruppi un collegamento organizzativo che assicuri la loro azione di insieme, e riafferma il diritto e il dovere dei comunisti di comportarsi nei Sindacati secondo le indicazioni del loro Partito, che è il partito della classe lavoratrice e che rivendica a suo onore il tracciare e proporre le soluzioni di tutti i problemi, non solo politici, ma anche sindacali ed economici che interessano lavoratori, per agitare queste soluzioni nel mezzo delle masse organizzate, e su di esse chiedere e ottenere il loro giudizio.
Ristabiliti questi punti fondamentali, il Partito prende posizione in questi termini innanzi alla quistione delle recenti arbitrarie espulsioni. Non occorre che esso riaffermi la sua solidarietà con i compagni che sono stati oggetto di un colpo tanto sleale. Tutti i lavoratori sanno chi sono i pretesi espulsi: lavoratori e militanti sindacali, che nel fare il loro dovere di organizzati non sono secondi a nessuno, che hanno dato tutta la loro attività illuminata dalla loro convinzione politica alle quistioni del lavoro, che non hanno mai lasciato a desiderare in fatto di disciplina sindacale, né nei dibattiti interni, nà mai nel rimanere al loro posto nelle lotte contro il padronato.
Il Partito invita tutti i compagni a non considerare queste quistioni come incidenti personali e disciplinari, ma come una offensiva politica e settaria contro i comunisti.
Al disopra di cavilli e ricorsi regolamentari, le espulsioni sono per noi nulle, ed è assurdo soltanto discuterne In motivazione. Dai Sindacati non si caccia chi ha una fede rivoluzionaria ma chi fa opera di disfattismo e di viltà. I nostri compagni conservano il diritto che nessuno può loro togliere di militare nell’organizzazione che raccoglie i loro compagni di lavoro, per i quali hanno sempre saldamente lottato. Questo diritto morale e materiale, a tutti i suoi effetti, sarà fatto valere dai comunisti con tutti i mezzi, nessuno escluso. I compagni non hanno bisogno di maggiori indicazioni.
La questione verrà affrontata dinanzi alla massa e non nelle oscure procedure di comitati e conventicole. La nostra stampa se ne occuperà attivamente, e lavoratori che nelle loro organizzazioni solidarizzano con i comunisti che si vorrebbero boicottare, sono invitati a mandarci brevi dichiarazioni di solidarietà e di protesta contro i responsabili, trasmettendole anche ai giornali e agli organi centrali dei rispettivi sindacati.
I compagni comunisti nelle assemblee e nei comizi di categoria, e in genere in tutte le adunate proletarie, prenderanno l’iniziativa di analoghi voti, intensificando sempre più la nostra opera di organizzazione intensa delle frazioni sindacali comuniste, e la propaganda fra i loro compagni di lavoro delle dirette finalità del nostro Partito.
Il contraddittorio con coloro che hanno voluto colpire nell’ombra i nostri compagni sarà fatto adunque dinnanzi alla massa dei lavoratori. Nelie due organizzazioni in quistione la volontà della massa non è rispettata, e da tempo i comunisti fanno una campagna contro atti, deliberazioni, sistemi arbitrarii e dittatoriali dei dirigenti, valorizzati dalla peggiore demagogia, come criticano a fondo la loro opera che compromette gli stessi interessi economici degli organizzati.
A questi postulati, che i comunisti vogliono discutere innanzi alle masse, viene ad aggiungersi quello della quistione sorta dalle misure settarie contro i comunisti. Occorre intensificare la campagna perché tali punti siano dibattuti in Congressi seriamente preparati con una consultazione non artefatta della volontà degli organizzati.
Su questo terreno il P.C., lottando per l’unità e la forza dei sindacati, condurrà la sua campagna. Non raccogliendo l’evidente provocazione secessionista, rinnovando l’appello a tutti i lavoratori, anche se giustamente nauseati delle gesta di certi funzionari dalle pose dittatoriali a non disertare a nessun costo l’organizzazione di categoria, e a fare il loro dovere di organizzati, i comunisti ripetono ai provocatori e ai sabotatori del movimento proletario, che, fuorché in questo senso che farebbe il loro gioco, sono pronti a raccogliere la loro sfida su qualunque terreno, e a dimostrare che la solidarietà fra i comunisti non è vana parola, ma è dovere assoluto senza esitare e fino a qualunque conseguenza. Non si cacciano i comunisti dalle file dei lavoratori italiani. Verrà giorno che ne saranno cacciati con infamia dall’indignazione delle masse quelli che non vogliono dare ad esse una direttiva cosciente e un inquadramento di lotta per non vedere impallidire le fortune delle loro posizioni di capeggiatori, e dalle più opposte sponde politiche convergono per questo spregevole movente nella caccia al comunista.
Il Comitato Esecutivo – Il Comitato Sindacale – I Comitato comunista ferroviario – Il Comitato comunista fra i lavoratori del mare ».