I pesci grossi sono sempre liberali
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Grande baccano sull’esito favorevole del Kennedy Round: si sta «liberalizzando» il commercio! Ed è vero, ma che cos’è il libero scambio – scriveva Marx 120 anni fa – se non la libertà del capitale? Si ridurranno gradualmente i dazi del 30-35%: ma il divario fra gli attuali dazi americani e quelli degli altri paesi resta, e gli USA avranno il doppio vantaggio di dover pagare sulle loro esportazioni dazi più bassi, proteggendo nello stesso tempo la produzione interna con dazi sempre più alti di quelli con cui le controparti «si difendono». Ancora: le riduzioni concernono solo i prodotti industriali; dunque, se ne avvantaggiano le nazioni economicamente più potenti. I famosi paesi sottosviluppati, infine, che esportano materie prime agricole alimentari e industriali, si troveranno nella situazione di prima, cioè di fronte a muraglie ben difficili da superare, giacché nessuna riduzione è stata concordata in campo agricolo; mentre l’America, con ipocrisia tutta puritana, ha ottenuto a tutto ed esclusivo vantaggio suo la fissazione di un prezzo minimo del grano più alto del precedente con la nobile e… altruistica scusa di voler finanziare grazie ad esso gli «aiuti» ai popoli affamati – aiuti che, stabiliti in 4,5 milioni di tonnellate, cioè nella metà del consumo italiano, rappresentano – come ha perfino ammesso un borghesissimo giornale inglese – la classica briciola lasciata cadere a milioni e milioni di poveri dalla imbandita mensa di Epulone. Un altro borghesissimo giornale ha poi riconosciuto che le misure decise schiacceranno ulteriormente le piccole e medie imprese, facendole ingoiare dalle sempre più grandi…
«La libera [e libera fino ad un certo punto] concorrenza genera il monopolio», scriveva Marx. Oggi diremmo che rafforza il già esistente monopolio dei potenti della terra e aggrava il distacco fra questi e gli invano aspiranti a raggiungerli. È il senso generale della «libertà», non per nulla cara al tenero cuore (cioè al portafogli gonfio) del borghese.