Partito Comunista Internazionale

Basi programmatiche del sindacato unitario di classe

Categorie: CGIL, CISL, Opportunism, UIL, Union Activity

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I compagni iscritti al sindacato CGIL-Autoferrotramvieri, in occasione del congresso della categoria della provincia di Firenze, hanno diffuso agli organizzati e ai lavoratori dei trasporti il testo delle posizioni che il nostro Partito ha sempre avanzate e difese in seno alle masse lavoratrici, iscritte o no ai sindacati. Poiché il testo riveste carattere generale e interessa tutti i proletari oltre i lavoratori del settore, lo riproduciamo integralmente. I punti che seguono, nel riconfermare l’assoluta fedeltà del partito al programma storico su cui la sua azione politica si fonda, smentiscono altresì l’interessata menzogna che i comunisti rivoluzionari, in ascetica attesa della taumaturgica ora X della crisi della società capitalistica, non abbiano alcun interesse per le lotte rivendicative del proletariato e le guardino con sufficiente noncuranza dall’alto in basso. Il partito ha sempre affermato l’assoluta necessità di una forte, estesa e unitaria rete sindacale, attraverso cui diffondere all’intera classe i principi rivoluzionari, e chiarire quanto siano indispensabili, per il conseguimento del fine ultimo della liberazione dallo sfruttamento capitalista, la presenza e la guida di un autentico partito comunista, irriducibilmente fedele al marxismo. Il partito ha anche dimostrato, con azioni intraprese dai suoi militanti, là dove le condizioni favorevoli lo consentivano, di saper dirigere le lotte operaie o, comunque, di elevarne il significato di classe dischiudendo ad esse fecondi sviluppi, di proposito celati e temuti dalle centrali sindacali opportuniste.

Il sindacato deve essere riconquistato alla lotta rivoluzionaria di classe e il partito ha il compito di assecondare e dirigere questa riconquista. Il partito vuol conquistare la dirigenza dei sindacati e non nasconde mai e a nessuno quest’impegno, come non cela i suoi propositi di conquista del potere politico.

” Premessa. I comunisti internazionalisti denunciano il carattere corporativista degli attuali Sindacati i quali, ispirandosi alla politica dei partiti dell’opportunismo operaio, si rifiutano nel programma e nell’azione di costituire la “cinghia di trasmissione” della rivoluzione comunista; promuovono la separazione e lo spezzettamento della classe operaia in mille compartimenti aziendali, favorendo così i disegni fascisti della conservazione capitalistica sotto speciosi pretesti democratici; si rifiutano costantemente di guidare la classe operaia in lotte unitarie per obiettivi immediati tendenti sempre più a superare gli angusti limiti di categoria, che lo stesso capitalismo riproduce a difesa del regime del profitto; si adoperano, quando i salariati per istinto di classe si muovono oltre la categoria e si collegano ai fratelli di altre aziende e settori, per soffocare queste esigenze di naturale solidarietà proletaria e per spegnerne in anticipo i fecondi sviluppi; subordinano gli immediati interessi degli operai ad un utopistico e reazionario programma di riforme – impossibile e, se possibile, controrivoluzionario nell’attuale regime di dittatura feroce del capitale al quale sacrificano le più elementari rivendicazioni salariali, di condizioni di lavoro e di vita delle masse; snaturano e corrompono, con la loro politica di difesa dell’economia aziendale e nazionale, anche quelle conquiste faticosamente raggiunte. per decisa volontà dei proletari, degradandone cosi la stessa efficacia economica; scoraggiano ed avviliscono lo spirito di lotta e di sacrificio della classe, con instancabile opera di frenaggio dell’istinto dei lavoratori, come dimostrano le recenti lotte dei metallurgici in Italia e Germania, dei minatori belgi, francesi e spagnoli, dei metalmeccanici italiani, e il clamoroso esempio della FIVRE di Firenze; temono e scongiurano le violente agitazioni operaie, e si sforzano con ogni tentativo di evitare la lotta o di ritardarla, come hanno insegnato le agitazioni rientrate dei tranvieri fiorentini del 1962 per gli aumenti salariali o quelle recenti per la diminuzione dell’orario di lavoro.

“Di fronte a questa inaudita degenerazione delle organizzazioni sindacali, che hanno sostituito al principio della difesa irriducibile degli interessi contingenti degli operai, quello infame e corporativo della democratica convivenza tra padroni e schiavi moderni, tra classe operaia e nazione, tra socialismo e Stato; i comunisti invitano i proletari a lottare entro e fuori dei Sindacati sulla base dei seguenti punti:

1) Netto rifiuto di qualsiasi forma di collaborazione con le direzioni aziendali, associazioni padronali, governo e apparato centrale e periferico dello Stato, come Regioni, Provincie e Comuni;

2) Lotta a fondo contro la burocrazia sindacale, la quale impedisce che le lotte operaie assumano un effettivo significato di classe in quanto è legata ai partiti opportunisti. I Sindacati, così diretti da dirigenti stipendiati, assumono sempre più l’aspetto di appendici statali, con il preciso intento di dirimere le controversie sociali e di far rispettare le leggi sul lavoro emanate dallo Stato capitalista; ed esigendo alte quote che la maggioranza dei lavoratori non può pagare o paga solo faticosamente, subiscono l’influenza di una ristretta cerchia di lavoratori meglio retribuiti che costituiscono una vera e propria aristocrazia operaia. Il Sindacato di classe deve poggiare soprattutto sui lavoratori più sfruttati e peggio pagati, e l’eventuale apparato funzionariale, il più ristretto possibile, non solo deve svolgere solo compiti tecnici, ma deve essere assolutamente escluso dalle decisioni del Sindacato;

3) Abbandono di ogni intesa con i Sindacati bianchi e gialli, d’ispirazione padronale, socialdemocratica o democratica, quali CISL, UIL, CISNAL. La unità dei lavoratori va ricercata sul terreno della lotta per comuni obiettivi ed intenti;

4) Opposizione a qualunque tentativo, da qualsiasi parte provenga, di creare sindacati aziendali e di proclamare autonomie sindacali di azienda o di fabbrica. Il sindacato di industria è uno, e le sue decisioni impegnano tutti i lavoratori di tutte le aziende;

5) Le lotte in difesa del salario e del posto di lavoro devono avere il loro centro di decisione non nell’azienda ma nel sindacato, fuori dell’azienda, e, se debbono cessare, ciò deve avvenire per ordine del sindacato non per iniziative di organi aziendali, che servono a dividere le forze e a indebolire il fronte di classe;

6) Stabilire rivendicazioni immediate indipendentemente dalle condizioni economiche aziendali e nazionali. Il primo dovere del sindacato è la difesa degli interessi dei lavoratori, i quali sono per natura opposti a quelli del padronato e dello Stato. Imprimere alle lotte economiche il carattere più radicale ed esteso possibile, concordando obiettivi comuni ai proletari di tutti i settori.

7) Essendo impossibile in regime capitalista conquistare benefici reali e duraturi, o comunque mantenerli, è indispensabile che il sindacato conduca lotte per obiettivi che abbiano innanzitutto il compito di unificare e potenziare gli sforzi delle masse lavoratrici: in particolare, che eliminino le differenze salariali tra giovani e adulti, maschi e femmine, Nord e Sud, industria e… agricoltura, settori e categorie; espedienti artificiosi che favoriscono lo sfruttamento capitalista, la concorrenza degli operai tra di loro, e, tramite il diffondersi velenoso dei premi di produzione, la corruzione in seno alla classe. E’ questo il vero metodo di classe per conseguire le effettiva unità degli sfruttati; e non quello degli accordi e dei compromessi sui principi con le centrali dei sindacati reazionari;

8) Opposizione netta e decisiva a qualsivoglia limitazione della propaganda e dell’influenza rivoluzionaria comunista nel sindacato, la sola che possa non solo garantire l’elevazione delle lotte economiche al superiore livello politico, ma anche preservare lo stesso sindacato dalla degenerazione corporativista e difendere i possibili successi immediati delle masse. La presenza dei comunisti internazionalisti nei sindacati e tra le masse lavoratrici è la condizione senza di cui è assolutamente impossibile preparare la rivoluzione proletaria, punto obbligatorio di passaggio alla società socialista”.