Partito Comunista Internazionale

L’ex miracolo tedesco

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Dopo l’industria dell’acciaio, è in crisi l’industria automobilistica tedesca. Si legge su La Stampa del 13-5:

« Nel gennaio scorso le immatricolazioni sono state del 22,22 per cento inferiori al periodo corrispondente del 1966, e la flessione, continuata nel febbraio (21 per cento in meno) si è poi accentuata nel marzo con un nuovo calo del 29 per cento, sempre rispetto al corrispondente periodo del ’66.

« Nei primi tre mesi del 1966 si fabbricarono in Germania 847.226 automobili, nel primo soltanto 571 mila 176, circa un terzo in meno. Si calcola che le industrie nazionali abbiano perduto, in tre mesi, un miliardo di marchi.

« Turni di lavoro ridotti e licenziamenti in massa sono stati fra le prime conseguenze della recessione. Alla Volkswagen quest’anno gli operai hanno perduto 42 giornate di lavoro con relativo salario, ed in maggio i giorni di lavoro risultano ridotti ad undici. Alla Ford tedesca, che ha lo stabilimento a Colonia, si è lavorato in media tre settimane al mese durante il 1967. La Opel di Rüsselsheim, che è la seconda fabbrica tedesca in ordine di importanza, ha intanto licenziato seimila operai, cioè un decimo delle sue maestranze. Forti contraccolpi vengono segnalati anche nella produzione delle imprese che riforniscono le industrie automobilistiche, dal settore dei cuscinetti a sfera a quello delle materie plastiche.

« Nell’industria tedesca in genere, il numero dei disoccupati ha oscillato negli ultimi tempi fra le 500 e le 700 mila unità. E se si considera che nel frattempo hanno lasciato la Germania almeno duecentomila operai stranieri, fra italiani, greci, turchi, spagnoli, il numero dei posti di lavoro risulta vieppiù ridotto. Ci avviciniamo a quella quota del tre per cento di disoccupazione che gli economisti, almeno in Germania, reputano pericolosa ».

Ben venga la crisi del capitalismo tedesco e del suo mistico « boom eterno », e ritorni a fiammeggiare la lotta di classe!