Pagine ardenti della nostra storia
Categorie: Party History, PCd'I
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Il 1º agosto 1922, i dirigenti riformisti e massimalisti dell’Alleanza del Lavoro, che sempre si erano rifiutati di adottare la martellante proposta comunista della fusione di tutte le vertenze operaie in un’unica azione nazionale, proclamarono alla chetichella, senza alcuna preparazione delle masse e solo per favorire una soluzione ministeriale « a sinistra » (Turati aveva appena salito in questa speranza lo scalone del Quirinale), che non venne, lo sciopero generale. Questo riuscì una prova imponente di combattività proletaria anche perché il P. C. d’Italia diretto dalla sinistra mise la sua rete clandestina a disposizione di una pronta diramazione dell’ordine « segreto »; ma i bonzi lo interruppero dopo tre giorni subendo il ricatto di un ultimatum fascista, e lasciando così alle squadracce nere, paralizzate dall’azione generale, di avventarsi poi ad una ad una sulle splendide roccaforti operaie rimaste in spavalda lotta armata contro i manganellatori spalleggiati dalle forze dell’ordine (carabinieri, bersaglieri, marina da guerra) – e Bari, Ancona, Parma, Genova, ecc., caddero.
Il nuovo governo Facta, intanto, esortava le « fazioni » alla concordia nazionale nel ricordo dell’« unione sacra » in guerra, e minacciava severi provvedimenti contro i violatori della « pace sociale ». Solo il P. C. d’I. raccolse coraggiosamente la sfida, esso che gli « storici » d’oggi – servi del padrone di turno – accusano di « passività », « distacco dalle masse », « immobilismo », ed altre menzogne rivolte alla Sinistra, loro eterna bestia nera.
L’8 agosto « Il Comunista » usciva – come tutti i quotidiani di un Partito che non si sarebbe mai neppure lontanamente sognato di praticare il « policentrismo » – con questo articolo di fondo della Centrale, che riproduciamo perché soprattutto i giovani ne traggano ispirazione e passione nella lotta tenace per ritornare a quelle ardenti battaglie.