Testimonianze della nostra battaglia
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A proposito della vertenza delle navi-traghetto nello Stretto di Messina, da noi ripetutamente illustrata su queste colonne, riproduciamo l’ultimo volantino distribuito dai nostri compagni.
AI LAVORATORI DELLE NAVI-TRAGHETTO
Siamo stati i primi ad avvertire che la vertenza, così male impostata com’era, sarebbe stata lunga ed aspra. I fatti ci hanno dato ragione e le vecchie illusioni di grossi guadagni sono ormai cadute. Abbiamo dichiarato senza mezzi termini che eravamo contrari a ogni meschina richiesta di natura corporativa. Diciamo ora che la rivendicazione posta da SFI-SAUFI-SIUF è anticlassista quanto quella del SASMANT. Per noi l’art. 73 è sostanzialmente la stessa cosa dell’art. 83 delle C. A. Chi non è d’accordo, non ha mai capito un’acca di ciò che significa una sana politica sindacale di classe. Nonostante questa opposizione di principio e pur senza alcuna illusione di comodo, abbiamo dichiarato altre volte che parteciperemo in prima fila ad ogni lotta del personale.
QUESTA rimane ancora e sempre la nostra posizione.
Ma è giunto il momento di passare dalla critica di principio a quella di merito col preciso scopo di salvare il salvabile ovvero di difendere le qualifiche più basse e più numerose il cui interesse è stato messo sotto i piedi da tutti: 1) dall’Azienda e dal SASMANT, che son d’accordo di ripartire qualunque somma disponibile nell’alto rapporto 4 a 1 tra la qualifica di vertice e quella di base; 2) dalla trinità SFI-SAUFI-SIUF, per la sua proposta di ridurre solo di poco questo rapporto, stabilendo quello di 3 a 1; 3) dal SAPENT, che finora non ha detto una sola parola né all’Azienda, né al SASMANT che lo ha partorito, per rendere ancora più ufficiale l’assurda divisione degli equipaggi in due compartimenti (ma in quale marineria esistono queste mostruosità?).
Vogliamo ora ricordare a tutto il personale esecutivo che nel Reparto Navigazione di Civitavecchia il rapporto col quale viene corrisposto l’art. 83 è di 8 a 5. Ciò significa che, per ogni 5 lire che riceve la qualifica più bassa a Civitavecchia, la qualifica più alta ne riceve solo 8, mentre a Messina, secondo la proposta SFI-SAUFI-SIUF, ne riceverebbe 15 e secondo l’intesa Azienda-SASMANT ne riceverebbe 20. Nei tre casi, dunque, la distanza tra qualifica più alta e più bassa è rispettivamente di 3, 10, 15. Non è difficile capire che il rapporto più alto fa comodo solo al padrone, che con quattro soldi vorrebbe accontentare «tutti».
Noi proponiamo che per Messina si stabilisca almeno lo stesso rapporto che a Civitavecchia. S’indignino pure i sacerdoti dell’egoismo arraffa-tutto per questa nostra proposta proletaria. A Civitavecchia essa è una realtà che non ha mai scandalizzato nessuno. Gli smemorati dirigenti sindacali hanno dimenticato di colpo che a volere quel rapporto per Civitavecchia furono proprio, a suo tempo, tanto SFI-SAUFI-SIUF quanto il SINT, cioè il padre del SASMANT, il nonno del SAPENT.
La ragione del rapporto 8 a 5 va ricercata non in una professione comunista dei dirigenti sindacali di allora, ma nel semplice fatto che l’art. 83 è corrisposto per il rimborso del vitto consumato a bordo, e che, com’è noto, costa uguale per tutti. Non c’entrano dunque la responsabilità e l’impegno di ciascuna qualifica, che son cose già riflesse negli attuali stipendi e che si rifletteranno ancora più negli stipendi cosiddetti funzionali di là da venire. A questo punto, visto che nessuna differenza di principio esiste fra le richieste dei sindacati, la finiscano essi una buona volta con le loro reciproche azioni di disturbo e di rinnegamento del loro passato. La smettano tanto con le trattative separate quanto con l’unità forzata ed imposta dall’alto dal padrone, come avvenne il 13 aprile.
LAVORATORI PIÙ PROLETARI DELLE NAVI TRAGHETTO, FATE OGNI PRESSIONE PER IMPORRE AI SINDACATI L’UNITÀ DEGLI EQUIPAGGI!
Messina, 24-4-1967.
I comunisti internazionali