I bonzi sindacali alla gogna
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L’«autodisciplina dello sciopero»
È in via di ratifica un accordo fra i sindacati ferrovieri (Saufi-Cisl, Sfi-Cgil, Sinf-Uil) e i rappresentanti dell’azienda, secondo cui, contro il riconoscimento di risibili «diritti sindacali», i primi si impegnano all’AUTODISCIPLINA DELLO SCIOPERO accettando di preavvertire di 8 giorni la data di uno «sciopero generale, cioè che investa tutta l’attività dell’azienda e che riguardi una parte dei servizi riferiti a più compartimenti» e perfino, sul piano locale, una sospensione del lavoro estesa «a tutti i servizi di compartimento o a un settore di attività di più impianti di un compartimento, oppure ai servizi di un singolo impianto» – in poche parole, TUTTI gli scioperi; stabiliranno le modalità di esecuzione «in modo da evitare che sia lasciato all’arbitrio individuale di stabilire l’ora, la località o la durata dell’astensione»; esenteranno il personale «strettamente indispensabile» addetto al funzionamento delle linee telefoniche, che «per ragioni di pubblico interesse, di tutela del personale e di sicurezza degli impianti, dovrà essere garantita AL COMPLETO»; rinunceranno ad azioni di sciopero, «con riserva di aprire trattative, se l’azienda sospende le disposizioni interessanti il personale eventualmente contestate» – insomma, imbavaglieranno e ammanetteranno i ferrovieri affinché Sua Eccellenza l’economia nazionale e il reverendissimo ordine pubblico non ne soffrano, e guai a chi trasgredirà. L’«Unità» del 18, nell’annunciarlo, si augura che il previsto accordo «contribuisca alla «umanizzazione del lavoro»: un’umanizzazione ottenuta mediante la riduzione dei ferrovieri a miti ed innocui… agnelli.
Viva… lo straordinario
Le associazioni padronali hanno disertato le trattative per il rinnovo del contratto dei tessili, scusandosi col dire che i lavoratori di alcune aziende non hanno effettuato il lavoro straordinario! Ebbene, che cosa rispondono i tre sindacati riunitisi a Milano? Essi («Unità» del 13-5) «hanno ancora una volta constatato come la motivazione addotta dalle associazioni industriali sia assolutamente sproporzionata ai fatti imputati alle organizzazioni sindacali le quali, d’altra parte, erano già intervenute per normalizzare la situazione sindacale in alcune aziende in merito al lavoro straordinario», cioè riconoscono di aver fatto i cani da guardia perché lo straordinario FOSSE EFFETTUATO! Dopo di che, un’ennesima protesta, e l’invito ad «un incontro più ravvicinato per consentire l’esame dei problemi che maggiormente interessano i lavoratori in relazione al rinnovo del contratto di lavoro».
Come stupirsi che le centrali sindacali, invece di proclamare uno sciopero generale senza limiti di tempo contro l’evidente manovra dilatoria dei padroni ne abbiano decisi 4 di 24 ore ciascuno in giorni diversi?
Briciole ai «musi neri»
Dopo lunghissime lotte operaie, i sindacati dei minatori hanno sottoscritto un contratto che, «MENTRE LASCIA SOSTANZIALMENTE INALTERATO L’ACCORDO PRECEDENTE SULL’ORARIO DI LAVORO» («Unità» del 14-5: e sarebbe una conquista!), aumenta i minimi del… 5%, riduce di un’ora il lavoro settimanale a partire dal… 1° maggio ’68 e di un’altra dal… 1° maggio ’69, accetta uno scatto di anzianità dell’1,50%, e così via dello stesso allegro passo. Avevano lottato a corpo perduto: ecco come li liquidano i «dirigenti»!
«Contratto senza sciopero»
Con il titolo: «Un contratto senza scioperi», «Conquiste del lavoro» – organo della CISL – del 7-20/5-67 annuncia, con indicibile soddisfazione, che i petrolieri ENI, «malgrado le riserve della CGIL», hanno conquistato un aumento salariale del 4%! L’aspetto più carognesco dell’agitazione sta però nell’esaltazione da parte di tutti i sindacati del conseguimento di un parziale adeguamento salariale (4%) al crescente aumento del costo della vita senza far ricorso allo sciopero, ritenuto dagli spudorati dirigenti della CISL, «non più come lo strumento valido per risolvere le vertenze sindacali», cosa che fa il pendant con le innumerevoli dichiarazioni della CGIL per il pacifico funzionamento delle Commissioni Paritetiche e delle «trattative responsabili, consapevoli», ecc., ecc…
In che cosa consistano le «riserve» della CGIL, lo lasciamo dire all’articolista della CISL: «… regolarmente la CGIL o si ritira o si riserva, salvo poi a firmare gli “abbietti pateracchi”…». Il bonzo cislino dimentica di far notare che è in virtù delle «riserve» della CGIL che i «pateracchi» vengono firmati, in quanto gli operai inquadrati nella CGIL sono in questo modo bloccati nei continui tentativi di non piegare la testa dinanzi al padronato.
Forme «valide»
Preavvisare di 15 giorni lo sciopero dei cementieri e laterizi è servito ai bonzi sindacali per sospenderlo a fine marzo, rimandandolo al 18 e 20 aprile in previsione di trattative che, per il settore manufatti in cemento, vengono ulteriormente rimandate al 9 maggio, mentre per i laterizi si firma il nuovo contratto che dopo 20 mesi di lotte porterà agli operai il solito aumento del 5% ed un ulteriore 1% dal 1-1-69. Ottengono inoltre quello che i bonzi osano chiamare una vittoria: 1/2 ora di riduzione settimanale dell’orario di lavoro nel 1968 e 1/2 ora nel 1969!!
Gli operai raccolgono così i magri frutti delle lotte articolate ed aziendali, che le dirigenze sindacali, al servizio dello sfruttamento capitalista, intendono gabellare come l’unica forma «oggi» valida per il successo delle rivendicazioni proletarie.
Indegni baratti
Insabbiate nella stessa infinita serie di trattative «a tutti i livelli» sono pure le vertenze delle due importanti categorie Autoferrotramvieri – Autolinee i cui scioperi, mai unificati, passano da una sospensione all’altra, ultima quella del 16 maggio, che i due settori dovevano condurre uniti, contro le trattenute delle giornate di sciopero.
Una circolare delle tre centrali sindacali annuncia la sospensione incitando sfacciatamente gli operai a «stare pronti e decisi a riprendere l’azione a data da destinarsi, in modo articolato rispondente alle caratteristiche delle diverse località ed aziende, anche per ottenere possibili accordi preliminari a livello aziendale».
Questo ha significato, ad esempio, per l’ATAF di Firenze, l’imposizione direzionale dell’agente unico, che nessun miglioramento di vita e di lavoro porterà ai lavoratori, perché i sindacati si guardano bene dal contrapporgli la rivendicazione della riduzione drastica dell’orario di lavoro, ma si dichiarano disposti ad accettarla, se verrà corrisposta ai lavoratori la 14ª mensilità fino ad ora pagata solo a metà. Questo si risolverà solo nell’interesse dell’economia aziendale, di cui peraltro i sindacati si sono costantemente preoccupati, aumentandone i profitti e determinando la riduzione degli occupati e l’intensificazione dello sfruttamento degli operai rimasti. Col preavviso di uno sciopero per le autolinee da effettuarsi il 30-31/5 queste vertenze proseguono senz’altra prospettiva che la più o meno lontana firma di un contratto di cui già si intravedono i termini burleschi.