Cura per le madri e per i bambini nella Russia dei Soviet
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Nella Russia dei Soviet, l’opera di protezione delle madri e dei bambini è cominciata tre anni fa. Quello che si faceva prima in questo campo, con dispensari cioè e Gocce di Latte fondati da società di beneficenza e con asili d’infanzia sostenuti dallo Stato, lasciava quasi intatta l’immensa miseria del popolo russo, e questi deboli sforzi non facevano se non farla sentire meglio.
Respingendo anche il principio della filantropia e prendendosi il compito di agire in tutto quanto il paese, il Governo operaio e contadino doveva, anche nella protezione delle madri e dei bambini, seguire metodi suoi propri. Se l’iniziativa privata si sforzava a combattere la mortalità infantile e a soccorrere le madri e i bambini con aiuti dati in natura e in denaro, il Governo collettivista volle rivolgersi direttamente contro le cause stesse della mortalità infantile, considerate come una malattia sociale.
Proprio in questo, il nostro metodo differisce in modo essenziale dal metodo capitalista.
I nostri due principi più importanti ricostruzione dell’economia del paese e diritto alla maternità sono indissolubilmente legati l’uno all’altro.
Il proletariato industriale della Russia presente, è composto per tre quarti di donne. In molte industrie (specialmente in quelle dell’abbigliamento e in quelle di guerra), la grande maggioranza dei lavoratori è costituita, di donne.
Queste sostituiscono nel laboratorio e nell’officina gli uomini partiti per il fronte. La mentalità della donna, che partecipando alla produzione gode della medesima indipendenza economica dell’uomo, si trasforma. L’ Operaia vuol prendere parte a tutte le lotte e prestarsi in tutte le opere della propria classe.
Essa resta però, sempre la madre, cioè le resta il compito di dare al giovane Stato comunista le nuove forze di vita, di cui ha bisogno prima d’ogni altra cosa. A noi deve succedere la generazione che terminerà di costruire la società comunista. Per poter adempiere ai propri compiti, questa generazione dev’esser sana, valorosa e attiva; e dev’esser data alla luce dalle madri, non nella sofferenza e in mezzo alle maledizioni, ma nella gioia e nella tranquillità.
Bisogna saper dare alla donna la possibilità d’essere insieme operaia e madre.
Vediamo quello che ha fatto in questo senso il potere dei Soviet, e com’esso intenda fare perché il diritto alla maternità sia una cosa reale.
L’opera d’organizzazione e di protezione del lavoro è ancora provvisoria, precaria, incompleta. Solo attraverso inaudite difficoltà, la Russia proletaria ha potuto incamminarsi sulla via nuova. Tutte le sue conquiste sono finora solo abbozzate e bisognerà pian piano migliorarle e completarle, e in qualche caso anche trasformarle e in qualche caso anche trasformarle da cima a fondo. Ma le cose più urgenti sono state di già compiute. La donna che ha concepito lascia il lavoro otto settimane prima del parto e non lo riprende che otto settimane dopo questo. Durante il proprio congedo, essa conserva integro il salario. Le puerpere non lavorano fuori della casa, ma ricevono durante questi quattro mesi un aiuto equivalente alla metà del salario medio.
L’operaia già il quinto mese da che ha concepito passa a lavori più facili e più leggeri, conservando il proprio salario e la razione alimentare di prima.
La giovine madre ha diritto d’interrompere il lavoro ogni tre ore, per nutrire il suo bambino.
Durante la gravidanza e l’allattamento, l’operaia non può essere rimossa per ragioni di lavoro, ed è esonerata dal lavoro notturno, mentre non fa neppure ore supplementari.
Durante i due mesi che precedono il parto e durante l’allattamento, l’operaia ha diritto a un supplemento d’alimentazione.
Durante l’allattamento, la madre riceve un aiuto che ammonta al 50 per cento del salario medio della località. Alla nascita del bambino ella riceve trenta arseine (27 metri) di tela o un corredo completo. Tutte queste misure sono state adottate ed applicate, nonostante la rovina profonda del paese.
Questi provvedimenti di principale importanza non esauriscono evidentemente la questione; ma indicano in qual senso il Governo dei Soviet intende continuare la propria opera di protezione della madre e del bambino. E non è soltanto per mezzo di decreti che si agisce.
Già furono istituiti numerosi stabilimenti, che hanno per iscopo l’applicazione e la propaganda dei metodi razionali di protezione della madre e del bambino e l’educazione sociale, e questi contribuiscono in larga misura a liberare la madre dai propri pesi, che la comunità prende che la comunità prende ormai come propri compiti.
Tre anni fa non c’erano nella Russia intera che pochi dispensari e qualche asilo di trovatelli, i quali accoglievano i bambini abbandonati dagli operai e dai contadini più poveri.
Durante tre anni di guerra civile, di spossamento, di rovina economica e di privazioni, il numero di questi stabilimenti si è elevato a 1.500. La madre e il bimbo vi ricevono gratuitamente consigli e soccorsi. Oggi, 13.800 madri e 140.000 orfani sono protetti per cura della comunità. Questa è opera immensa compiuta in questi tre anni. Ogni città che abbia le possibilità mediche, tiene ambulatori e dispensari per la madre e il bambino. Асcanto alle officine vi sono dei luoghi ove le donne iniziano i loro fanciulli ai primi lavori. Nei grandi centri sono state create delle Case della Madre e del Bambino, dove le giovani madri possono dimorare durante tutto il tempo dell’allattamento senza interrompere il proprio lavoro, essendo il neonato custodito, durante la loro assenza, da apposito personale.
Questi sono i risultati finora ottenuti. Se pensiamo alle condizioni nelle quali in principio siamo vissuti, agli ostacoli che abbiamo dovuti sormontare e al prezzo che ci è costata ogni vittoria, questi risultati ci appaiono enormi. Noi abbiamo dovuto cominciare con l’ aprire dei luoghi per i bambini in locali incomodi, umidi, senz’ aria né luce, perché in Russia, se si tolgono le grandi città, non c’erano dei buoni alloggi disponibili.
Durante i periodi di carestia, si sono dovuti fare sforzi sovraumani per assicurare ai bambini un po’ di latte. Si è dovuto sovente affidare i bambini a un personale, che, pur essendo devoto, era profondamente ignorante. Si è dovuto quasi sempre insegnargli, nel luogo stesso, l’alfabeto, i primi elementi d’igiene e la pedagogia. E se si considera quanto mai siano numerosi le donne e i bambini che abbisognano di soccorso, se si considera che le antiche costituzioni familiari, che tolgono. l’indipendenza alla donna e la rendono quasi schiava, vengono sostituite da nuove usanze e che la madre ormai libera, invece di dover contare sull’aiuto del marito, per l’allevamento dei futuri cittadini, potrà far assegnamento su tutta la società, si vede con evidenza che le istituzioni esistenti non sono ancora all’altezza del proprio compito, e che ci resta ancora da adempiere un immenso lavoro d’organizzazione.
Prima di tutto è nostro dovere lottare contro la mortalità infantile. Questo lo facciamo migliorando l’alimentazione dei bambini, delle donne incinte e delle nutrici, e infine con istituzioni speciali.
Parallelamente proseguiamo nell’educazione della madre e del personale sanitario e pedagogico, nell’insegnamento professionale dell’igiene, ecc.
Ma nel corso stesso di questo lavoro, ci si affacciano nuovi problemi. La mortalità infantile è causata dall’ignoranza della maggior parte delle madri e dalla situazione economica e sociale, che strappando la madre al bambino per la produzione, distrugge la famiglia di qui il nostro nuovo compito di sostituire le antiche forme. della famiglia con delle nuove forme transitorie, che sono le Comuni di lavoro delle giovani madri; e di cominciare una sana educazione sociale, di creare scuole e di studiare sotto i suoi complessi aspetti il modo d’ alimentare e d’ educare la prima infanzia.
Spesso però si trova che la vita e il carattere dei bambini vengono determinati, fin da prima della nascita, dalle condizioni d’esistenza della madre da questo la necessità d’intervenire nell’educazione delle fanciulle, d’insegnare loro la scienza della maternità e ugualmente l’igiene e l’anatomia. Quando ogni ragazza saprà, contraendo un’unione, che la vita e la felicità del bambino nascituro dipendono dalla sua scelta e dal suo modo di vita, quando ella saprà che è suo dovere dare al mondo un uomo sano o nemmeno crearlo, quando la madre non aspirerà a distruggere il frutto della sua carne, quando la maternità sarà un atto cosciente, allora vi sarà una protezione reale della madre e del bambino.
Quelli che conoscono l’inizio del nostro lavoro, non potranno dimenticare queste grandissime difficoltà. Prima, la protezione della madre e del fanciullo preoccupava solo pochi specialisti isolati, pieni d’interessamento ma senza la possibilità di farne una questione d’interesse generale.
Le grandi masse d’ operaie organizzati eran tenute in disparte. Le madri protette e le madri protettrici formavano due classi di stinte. E’ evidente. come tale situazione fosse penosa.
La Conferenza Panrussa per la Protezione della Madre e del Bambino e così il Congresso Panrusso delle Organizzazioni comuniste incaricate della Propaganda tra le Donne, hanno pensato che è cosa necessaria chiamare tutte le operaie a cooperare direttamente alla protezione della donna e del bambino, e hanno deciso di porre tale questione all’ordine del giorno, per trovare in proposito un’urgente soluzione, per cui tutte le energie della Repubblica del Lavoro dovranno essere messe a contributo.
La complessità di tale questione mostra a sufficienza la sua importanza. Facciamo notare che questa importanza, non è sempre riconosciuta da tutti. La nostra opera sarà grandemente facilitata quando le operaie organizzate s’ incaricheranno esse stesse di difendere la madre e il bambino, e quando accanto al medico e allo specialista vi sarà l’operaia votata ai propri compiti sociali.
Molto si è fatto in questo senso, ma molto ancora resta da compiersi. L’evoluzione della società è lunga e inuguale.
Anche la protezione della madre e del bambino attraverserà fasi svariate, si trasformerà e si perfezionerà. Dalla madre affaccendata attorno al suo piccolo nido, alla madre cittadina che affiderà il proprio bimbo all’umanità: dalla madre che partorisce nel disonore e nella sofferenza, alla madre creatrice di vita, che benedirà il frutto delle proprie viscere; dalla madre perseguitata alla madre trionfante; dalla madre che malediva il proprio lavoro, all’operaia creatrice di nuovi valori che alleverà i propri bambini colla collettività questo è il cammino che noi dobbiamo seguire.
P. SERMANN.