Partito Comunista Internazionale

La pubblicità mercantile in Russia ed i suoi commentatori occidentali

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« La notizia che la televisione sovietica ha deciso di aprire i suoi canali a programmi di carattere pubblicitario, pare sia spiaciuta a qualche commentatore comunista di casa nostra. E ciò perché l’emittente dell’URSS, dopo un veto che durava dalle origini, ha ceduto al demone del progresso commerciale e, come in Occidente, si dispone a mettersi al servizio dei consumi o, per evocare una frase di classica ascendenza marxista, del feticismo delle merci ». Così il Corriere della Sera dell’1-4 in un trafiletto dal titolo derisorio: « Marxismo e brodo ».

Che la notizia possa spiacere agli pseudo-comunisti nulla di strano per noi. Sappiamo come essi abbiano reagito alle esaltazioni della FIAT e dei suoi padroni fatte dalla stampa russa: nessuna meraviglia, dunque, se tanto gli ingenui che ancora credono a un socialismo russo, quanto i furbi e saputoni delle Botteghe Oscure, si dispiacciano di queste « novità ».

Ma quello che nemmeno sospetta l’esimio commentatore del borghesissimo giornale pagato a tanto al rigo è che non da ora la Russia non ha più alcuna relazione né col socialismo né col marxismo. Egli ha ragione quando dice che le spiegazioni « ideologiche » che il Cremlino dava della sua « linea antireclamisticà » erano in passato più « pretestuose che effettive », in quanto « non c’è alcun bisogno di reclamizzare articoli in un mercato in cui, spesso, si fa la coda davanti ai negozi », ma al tempo stesso ha torto di considerare anch’egli – come coloro che si compiace di sfottere – socialista un paese produttore di merci, incamminato sulla strada del più borghese consumismo privato, come attesta l’ultimo sporco affare con la Fiat. Senza dubbio, quindi, i telespettatori russi dovranno cibarsi di slogan sui dadi per brodo insieme a discorsi e commemorazioni « leniniste »; ma, se è vero che per i falsi comunisti « tutto fa brodo », ciò non è men vero per quei loro critici che non arriveranno mai a capire (o che fanno gli eterni finti tonti) che la realtà sociale russa non ha nulla a che vedere con il comunismo marxista e che questo fatto, lungi dal dimostrare utopistico il marxismo, ne dà un’ulteriore conferma storica, perché l’imborghesimento russo era stato previsto proprio da quella dottrina nel caso in cui coloro, che ancora pretendono di seguirla e di applicarla, non l’avessero tradita abbandonando la via della rivoluzione in Europa e nel mondo e abbracciando quella della « edificazione del socialismo in un solo paese ».