Sotto salariate
Categorie: Union Question, Women's Question
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Durante i periodi di disoccupazione e di reazione è indiscutibile che le condizioni delle classi lavoratrici s’immiseriscono in modo impressionante.
Ma fra questo generale impoverimento vi è una parte di proletariato il cui stato di miseria materiale e morale è ancora superiore.
La maggioranza delle donne lavoratrici si trovano in condizione di sotto salariate.
La lotta per l’equiparazione dei salari non è una cosa nuova, è uno di quei problemi che avvenimenti gravi ed importanti hanno fatto passare in seconda linea, mentre esso richiede pur sempre una qual certa attenzione, perché nelle aggravate condizioni economiche, specialmente in riguardo alla donna, si sconta un poco la trascuratezza passata.
La retribuzione della mano d’opera femminile in considerazione della larga penetrazione che questa va effettuando in quasi tutte le industrie ha una grandissima influenza sui mercati del lavoro; perciò il problema dell’equiparazione di salari non ha carattere esclusivamente femminile, ma è un problema sociale.
È notorio come gli industriali abusando della debolezza femminile abbiano sempre retribuita questa meno d’opera con salari inferiori di quella maschile anche se il genere di lavoro e la produzione fossero uguali.
Questo stato di cose venne a determinare una qualcerta concorrenza fra lavoratori di diverso sesso; concorrenza che diede luogo a lotte sorde e continue, ad episodi spiacevoli, quale: il tentativo da parte di qualche categoria di lavoratori fra le meno evolute, di far eliminare la mano d’opera femminile, ecс. есс.
Certamente anche da parte dei sindacati la questione non è mai stata trattata con sufficiente chiarezza, e se vi fu un tentativo di lotta per l’equiparazione dei [testo illeggibile] e delle condizioni di lavoro, questa non venne condotta colla dovuta [testo illeggibile].
[testo illeggibile] ora, coll’imperversare della disoccupazione, la concorrenza fra la mano d’opera maschile e femminile è diventata di una recrudescenza tale che forse in passato non se ne è mai conosciuta l’eguale.
Le masse femminili che hanno un’educazione politica e classista più arretrata di quella maschile, presentano perciò un punto debole della stessa classe operaia, poiché sono le prime a cedere all’offensiva borghese.
In certi rami di lavoro, che possono essere, eseguiti tanto da uomini quanto da donne, I capitalisti nell’assumere la mano d’opera, dicono molto chiaramente alle donne che non si accontentano di un certo salario essi preferiscono assumere degli uomini. Ed agli uomini dicono che se non vogliono lavorare per una certa paga vi saranno sempre le donne disposte a farlo.
E questi sono casi che in periodi di intensa disoccupazione si verificano spessissimo e che l’organizzazione, troppo indebolita, è impotente ad eliminare.
Le condizioni delle donne salariate specialmente per quelle industrie che raccolgono gruppi sparsi, che non hanno contatto fra di loro, come per esempio, l’industria dell’abbigliamento nei suoi diversi rami, hanno subito un tale arretramento il quale va generando pure un abbassamento del livello morale ed intellettuale.
E doloroso constatare come le condizioni di sotto salariate, dalla maggioranza di queste, siano subite, siano considerate come una cosa Ingiusta e dolorosa ma contro la quale nulla si può fare; e si adattano ai ripieghi meno dignitosi
come se questi fossero cosa naturale. Lottare per aumenti di salario è una necessità imposta dalle condizioni di vita. Lottare per l’equiparazione dei salari è un dovere.
Ogni donna come l’uomo ha il diritto di ritrarre dal proprio lavoro i mezzi di sussistenza, e non ricorrere a ripieghi, che qualche volta sono vergognosi.
Lottare per questo diritto è un dovere per sé stesse e per la collettività.
Non bisogna fare affidamento sugli altri.
Questa è una lotta che devono fare le donne. Risvegliare nelle compagne di lavoro il senso della loro dignità, dei loro diritti di lavoratrici. Raggrupparle nei sindacati perché diano a questi la spinta alla lotta per le loro rivendicazioni.
Soprattutto ricordare che la lotta per l’equiparazione dei salari non è una lotta contro i propri compagni di lavoro, ma contro i capitalisti poiché sono essi che abusano delle speciali condizioni della donna per sottoporla ad un maggior sfruttamento; e continueranno in questo sistema finché in essa incontreranno un essere passivo con nessuna volontà di resistenza.
F. F.