Il sindacato “cinghia di trasmissione,, del Partito di classe
Categorie: CGIL, Union Question
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« Il sindacato o è di classe o non è un sindacato »! Con questa affermazione una parte dei lavoratori « intervistati » da Rinascita ha dato la sua risposta negativa all’operazione di « unità sindacale », intrapresa con tanta veemenza dalle centrali sindacali ed in particolare dalla CGIL.
La risposta è giusta e la condividiamo; ma si deve spiegare che cosa si deve intendere per sindacato di classe ed anche sottolineare di nuovo per la millesima volta, il rapporto che deve esistere tra sindacato e partito di classe. Ritorniamo sull’argomento non certo per convincere i già convinti comunisti rivoluzionari, né per convertire le gerarchie sindacali della CGIL (e tanto meno della CISL e UIL), ma per aiutare quei lavoratori che, nella catastrofica confusione che regna ovunque a causa della politica disfattista dei partiti opportunisti e traditori, non hanno tuttavia perduta la bussola, ed anzi, sollecitati dalle deleterie conseguenze di questa politica – che, dopo aver ingoiato il partito nelle sabbie mobili del più smaccato democratismo e cretinismo parlamentare, minaccia di sottomettere anche il sindacato alla volontà diretta dello Stato dei padroni – tentano di ricondursi alla cristallina tradizione comunista rivoluzionaria e di afferrarsi istintivamente al sano programma della Sinistra comunista. Con ciò non facciamo altro che praticare quella essenziale funzione, tante volte ribadita da Lenin, di « importare nella classe operaia » la coscienza ovvero il programma del partito. È a questi proletari che rivolgiamo il nostro appello a riflettere alla profonda portata della loro coraggiosa affermazione.
Il sindacato di classe è inconcepibile se pone all’operaio salariato che vi aderisce preclusioni politiche o religiose o razziali; se non consente il naturale e dialettico scontro di correnti al suo interno, allo stesso modo che, fuori del sindacato, si scontrano i partiti che si richiamano al movimento operaio. In tal modo è evidente che il sindacato di classe non viene ad essere né un organo di partito, né tanto meno di governo o di Stato; ma può essere influenzato ed in realtà è influenzato (soprattutto quando si sbandiera che è « autonomo e indipendente ») da un partito politico (il caso della CGIL prima dell’avvento del fascismo, ed in particolare prima del gennaio 1921, quando era legata al P.S.I. dal famigerato patto di « unità d’azione »), come può sciaguratamente esserlo da un regime politico (ad es. l’attuale regime democratico) o infine divenire emanazione di un partito politico che da solo gestisca il potere. Non esistono, né potranno esistere esempi storici di un sindacato o di qualunque forma associativa di carattere esteso, che possa permettersi il lusso di operare al di fuori degli interessi delle fondamentali classi della società capitalistica e perciò fuori dalla politica dei partiti che questi interessi rappresentano, per il semplicissimo motivo che la società è divisa in classi e che i cosiddetti « valori eterni », sedicentemente al di sopra delle classi e della storia, anche i preti li ricordano soltanto nelle liturgie pasquali e natalizie istituite per i deboli e i ritardati mentali, preferendo il gioco in borsa, la speculazione edilizia, ed intrallazzi vari di piccolo o grande cabotaggio. Come pure, non esistono esempi storici dell’esistenza di più partiti che rappresentino contemporaneamente gli interessi storici permanenti di una classe: il partito di classe è uno ed uno solo, o non esiste affatto come forza organizzata; e si esprime soltanto col suo programma integrale. Quando esistono più partiti che si richiamano al proletariato, al socialismo o al comunismo, siate certi che uno solo è il partito di classe e tutti gli altri sono mistificatori; od anche che tutti i partiti sono falsi rappresentanti del proletariato, ed è assente dalla scena contingente della storia il vero partito proletario.
L’inganno dell’« unità » deriva dalla mistificazione democratica che, per definire il partito della classe operaia, basti stabilire che il cinquanta per cento più uno degli iscritti consista di lavoratori, nulla importando qual è il programma di questo partito. Se così fosse, non lo sparuto partito comunista bolscevico di Lenin ma quello pletorico e fortemente strutturato dei menscevichi sarebbe stato il vero rappresentante degli interessi storici e rivoluzionari del proletariato russo. È il programma storico e politico che caratterizza e differenzia i partiti politici, non la composizione sociale dei rispettivi aderenti, che tende a variare col variare delle condizioni storiche della lotta per il potere politico. Trae origine da ciò la menzogna che, organizzando tutti i sindacati soltanto lavoratori, si possa giungere alla loro unificazione e quindi (ecco la menzogna!) all’« unità della classe » sul « piano sindacale » congiungendo semplicemente le varie direzioni organizzative dopo i consueti patteggiamenti su quanti posti spettino alle singole centrali sindacali.
È possibile questa « unità »? Certo che lo è, ma alla sola condizione che non vi siano apprezzabili differenze tra i cosiddetti programmi politici delle centrali. Perché, se una sola delle centrali sindacali fosse animata da spirito di classe, questa « unità » si renderebbe impossibile, impossibile essendo la convivenza in una unica organizzazione di forze politiche che traggono origine addirittura da classi diverse e quindi da partiti anche borghesi. CISL e UIL sono centrali di partiti borghesi e governativi; la CGIL, formalmente, non è emanazione di alcun partito. La loro unificazione è condizionata, quindi, alla degradazione della CGIL al rango di dipendenza da partiti borghesi, o da partiti di governo, o peggio al rango di organo statale o parastatale. Scelgano la definizione più adatta le grandi menti dei teorici del sindacalismo « moderno », che tanto si affannano per trovare formule che salvino capra e cavoli. In queste condizioni, l’« unità » è un guazzabuglio, una salsa dai mille sapori per condire l’ennesimo ciclo del tradimento opportunista in combutta con le classi borghesi e piccolo-borghesi. I proletari rivoluzionari la respingono sistematicamente e ne denunciano a tutta la classe il significato controrivoluzionario.
L’unica garanzia che il sindacato di classe non degeneri nell’« unità », ma conservi almeno i presupposti per attrarre tutti i lavoratori e non si suicidi dissolvendosi in un organo dello stato capitalista, è rappresentata dalla presenza attiva ed organizzata del partito comunista di classe. Quando il PCI proclama solennemente, per bocca dei suoi capi politici e sindacali, che non intende influenzare il sindacato, che crede fermamente nella autonomia e nell’indipendenza del sindacato dal partito di classe, ammette implicitamente di non rappresentare più la classe operaia, rinunciando così alla funzione essenziale del partito che è quella di educare e dirigere le masse proletarie alla lotta rivoluzionaria di classe per la distruzione del regime capitalista. Il partito di classe, il partito comunista rivoluzionario, realizza la sua influenza sul sindacato operaio attraverso l’attività incessante dei suoi membri organizzati nel sindacato stesso in gruppi comunisti, attorno ai quali chiama tutti i proletari per la lotta contro il capitalismo. I gruppi comunisti, organi del partito, rappresentano la coscienza e l’intelligenza della classe operaia, senza le quali i lavoratori costituiscono solo strati sociali e non una classe avente un interesse storico unico, un unico scopo, una sola tattica.
Ne consegue che, per salvare la natura di classe del sindacato, per mantenergli le caratteristiche operaie, è indispensabile che la parte più avanzata del proletariato si colleghi con i comunisti rivoluzionari, ne segua la politica veramente comunista ed abbandoni ogni chimera falsamente « unitaria », respinga ogni inganno democratico di « autonomia e indipendenza ».
Il proposito della controrivoluzione è di costituire un non meglio qualificato « sindacato unico » al servizio della « democrazia ». Un saggio di che cosa sia capace questo « sindacato unico » ce lo ha dato recentemente la CGIL, la quale ha impartito ai suoi deputati la disposizione di non votare contro il piano economico del governo borghese in contrasto con le disposizioni dei partiti ai quali i singoli deputati della CGIL appartengono. Si è assistito così all’ennesima buffonata, tipicamente democratica, di un deputato sindacalista del PCI che, in veste di membro di partito, avrebbe dovuto votare contro e in veste di sindacalista si è astenuto dal voto!! Per estensione, tutti gli iscritti al PCI dovrebbero agitare la parola d’ordine contro la programmazione economica del governo; ma, in quanto iscritti alla CGIL, dovrebbero astenersi da ogni azione. Ecco come i partiti opportunisti, i falsi partiti operai, intendono « educare » le masse lavoratrici, ecco con quale chiarezza indirizzano le coscienze dei proletari!
Da questo bailamme, nel quale le menti proletarie finiscono per sconvolgersi, non si esce con piani o contropiani, con controtattiche o, peggio ancora, proponendo una azione « autonoma » degli operai, o rincorrendo i falsi profeti dalle formule facili e ad effetto immediato. Da questo pantano si esce lottando, guidati da un indirizzo preciso, uniforme, invariabile, contro tutta la politica opportunista in blocco con quella capitalista, contro le direzioni traditrici della CGIL, denunciando sistematicamente tutti gli aspetti di questo tradimento storico, politico, sociale ed economico, riaffermando coraggiosamente che lo scopo della lotta di classe non è innanzitutto di strappare qualche effimera concessione all’azienda ma di strappare alle classi dei ricchi, dei capitalisti, alle mezze classi vili e dissimulate, tutto il potere politico, perché l’umanità lavoratrice si avvii finalmente verso una nuova società, la società comunista. Questo indirizzo è il programma comunista integrale del nostro partito.