Partito Comunista Internazionale

Pacifismo ed imperialismo a braccetto

Categorie: Imperialism, Pacifism, USA

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Se stessimo al filo della cronaca, dovremmo dire che il mostro statale americano rischia da un giorno all’altro di precipitare al suolo: migliaia e decine di migliaia di giovani che stracciano le cartoline-precetto, che « marciano » per la pace, che sfidano la polizia, i pomodori che salutano Humphrey, i « pensatori » e i governi tuttavia ultrademocratici che ne sconfessano la politica, le chiavi di S. Pietro che tintinnano all’orecchio dei popoli oppressi, gli studenti milanesi che… dichiarano guerra agli U.S.A. – se credessimo a preci e sermoni e nonviolenze diremmo: « La va a finire! »

Non è così. Gli idranti della polizia possono (e debbono, dal loro punto di vista) irrorare gli indisciplinati giovani ribelli, ma è proprio sull’impotenza e sulla rassegnazione del pacifismo che si regge e si nutre e s’impingua l’imperialismo bellicista. È quello spettacolo di passiva rinuncia a prendere il toro per le corna, è quella dolciastra aria di sacrestia, è quel belato di pace opposto al ruggito dei cannoni, che dà ai Johnson la certezza di poter marciare indisturbati sul loro carro di fuoco. Dicevamo nel 1949, in « Habemus confitentem reum »:

« L’attuale movimento dei partiti detti comunisti non inquadra i lavoratori che per mandarli dietro tutti i fantocci della rigatteria borghese, per bruciarne le energie al servizio di tutti gli scopi non operai e non classisti.

« Alla campagna per la democrazia e il liberalismo parlamentare e borghese minacciati dal fascismo, alla lotta per le vergognose parole del risorgimento nazionale, della nuova rivoluzione democratica, parole cento volte più insensate di quelle che si davano dagli antibolscevichi al tempo degli zar, segue ora una nuova e più ignobile fase d’imbonimento mondiale: la battaglia con la parola del pacifismo.

« Questo è un nuovo e maggiore capitolo del rinnegamento e dell’abiura dal comunismo marxista. La crociata contro l’imperialismo d’America e d’occidente sarebbe una parola proletaria, ma in tal caso – oltre a non poter essere data da chi gli ha steso i ponti di sbarco incassandone gli stipendi – si presenterebbe come una parola non di pace ma di guerra, guerra di classe, in tutti i paesi.

« Le campagne di pace con invito a tutti i pensatori non comunisti non solo sono maggior disfattismo della impostazione di classe del movimento operaio che degnamente corona tutti gli altri, non solo sono un servizio di primo ordine reso al capitalismo in generale, ma condurranno, come la grande crociata svolta sconciamente dal 1941 al 1945, a rafforzare le grandi strutture statali atlantiche, che crolleranno solo quando il sistema borghese sarà preso di fronte svergognandone le menzognere bandiere di Libertà e di Pace per schiacciarlo dichiaratamente con la dittatura e la guerra di classe ».

Non abbiamo che da ripeterlo oggi.