Partito Comunista Internazionale

I giovani leoni della “sinistra” toscana

Categorie: Potere Operaio

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Pisa, marzo

La loro origine è precedente al gennaio 1964, mese in cui ebbero il collaudo ufficiale nella sede centrale dell’Ateneo di Pisa occupato dalle masse studentesche in rivolta. Già prima di quella data, infatti, alcuni di essi si erano formati «ideologicamente» sui testi classici del marxismo, non di rado entro il severo edificio della Scuola Normale Superiore.

La conclusione che avevano tratto dall’analisi dei testi classici era drastica in riferimento all’odierna realtà internazionale: la Russia di Krusciov (e post-kruscioviana) è uno stato capitalista-corporativo, i partiti «operai» che imperversano in occidente sono totalmente degenerati – dicevano e dicono. Del tutto meno chiara (anzi, totalmente oscura) era la conseguenza che essi traevano e traggono da una simile analisi.

Invischiati come erano, e come sono (anche se alcuni sono colpiti da espulsioni o radiazioni) nella palude del P.C.I. o del P.S.I.U.P., essi consideravano e considerano questi partiti come il contesto irrinunciabile in cui agire per tentar di ridare vita ad organi morti da decenni, o nati morti. Volgendosi al passato, che essi sottopongono a radicale critica, possono anche vedere nell’ordinovismo la matrice da cui è nata la completa degenerazione del P.C.I., o nella teoria e nella prassi staliniana la causa della degenerazione e del crollo della terza internazionale, o altro ancora. Ma tutto ciò essi teorizzano rimanendo nell’ambito dei partiti traditori!

E questo perché, dicono, in questi partiti è organizzata la classe operaia che essi vogliono salvare «illuminandola» (!) per poi lasciarla (dal momento che non sanno indicare altre prospettive) dove essa già si trova, prigioniera della imperante degenerazione, prigioniera, sì, ma finalmente «illuminata»!

Quando nel gennaio del 1964 scoppiò la «rivolta» dell’Ateneo di Pisa e venne occupata la sede centrale universitaria, questi giovani studenti, pieni di ardore rivoluzionario, si lanciarono all’assalto, nell’ambito dell’Unione Goliardica Italiana, il riflesso traditore in quella sede della linea nazionale e generale dell’opportunismo. Sbaragliato facilmente l’avversario in sede di gruppo, portarono il loro spirito di rivolta nell’assemblea generale degli occupanti la sede centrale, dove, in preda ad una aberrazione intellettualistica, farneticarono di «Soviet» e di «Indirizzi di Marx alla Comune»! E, quando la dura e ferrea realtà ebbe ragione dei loro sogni e delle loro illusioni, a poco a poco si dispersero.

Ma ben presto ricomparvero, non più in sede universitaria, ma nell’ambito dei partiti opportunisti, dove ricominciarono a tessere la grottesca trama partorita dalla loro aberrazione mentale.

I loro testi sacri erano e rimangono «Classe operaia», ora scomparsa e in via di essere sostituita da «Partito e Classe», oppure i «Quaderni Rossi», che essi vorrebbero imporre come lettura ai malcapitati operai che hanno la disgrazia di capitargli tra i piedi. Non contenti, anzi palesemente insoddisfatti, della potenza… chiarificatrice di quei testi (la cui analisi non facciamo perché non si può analizzare la catastrofe finale di qualsiasi degenerazione di una ideologia, ma solo constatarla!) i giovani e aitanti «sinistri» della zona Massa-Pisa-Livorno hanno dato alla luce un proprio giornaletto: «Il potere operaio». In esso si analizza in termini sindacali la situazione nelle fabbriche della «zona di competenza».

Ma alla luce di quale organica teoria? Ponendo l’analisi della condizione operaia in queste fabbriche in quale contesto generale? Con una indicazione, sia pure generica, di quale prospettiva? Tutto ciò non si dice. Non se ne accenna neppure di sfuggita e – se si trascura il fatto che sulle pagine di questo giornaletto vengono reclamizzati indifferentemente i «Quaderni Rossi» e le… «Edizioni Oriente», il tutto a maggior gloria del capitale e della teoria di Bernstein: il movimento è tutto (anche se, in effetti, è ben misera cosa e, in quanto al fine… è meglio non parlarne neppure).