Partito Comunista Internazionale

Che cosa si è fatto degli scioperi dei 10.000 chimici-ENI?

Categorie: CGIL, CISL, Italy, Union Activity

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Una breve nota sull’Unità dell’1 aprile informa che le trattative per il contratto dei 10 mila chimici ENI sono state nuovamente rotte per l’intransigenza mostrata dalla controparte nel pretendere il rinnovo automatico del vecchio contratto con un aumento globale sui minimi di appena il 3%, per giunta scalato in due tempi – il 2% subito e l’1% nel corso della durata del contratto! Il vecchio contratto era del 1963: l’aumento del 3% sarebbe un’autentica beffa!

Ma il peggio non è questo; l’ASAP non ha mai fatto mistero delle sue intenzioni. Il peggio è che a tanto si è giunti dopo due mesi e mezzo di lotte, durante i quali tutto è stato fatto dai sindacati per dar prova di «buona volontà» di fronte ai padroni, e li si è quindi messi nelle condizioni migliori per alzare il bastone senza neppure offrire la carota. La vicenda può essere meglio seguita dall’osservatorio degli stabilimenti ANIC di Ravenna, ed è appunto di qui che parliamo.

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Il primo sciopero indetto in seguito alla rottura delle trattative è dei giorni 24 e 25 gennaio scorsi. Un primo rilievo si impone: il contratto scadeva il 30 sett. 1964: mesi e mesi sono stati dunque lasciati passare nel tira e molla delle conversazioni fra le parti, e in questo periodo, in cui erano in lotta i chimici dell’industria privata, gli edili, i metalmeccanici ed altre categorie, nessun ordine di combattimento è stato dato, nessun tentativo è stato fatto di collegare le diverse agitazioni, tutte finite – appunto perché chiuse nel loro isolamento – nell’accettazione di contratti fasulli malgrado l’aperto malcontento e la non celata delusione dei proletari.

Comunque, tira e molla, infine i sindacati si sono decisi: le vivaci richieste dei numerosi operai che si facesse sciopero ad oltranza, all’assemblea del 19-1 a Ravenna, mostrano che la corda era troppo tesa perché i bonzi non cercassero di allentarla almeno un po’. Le rivendicazioni della trinità sindacale non escono però dal quadro solito: contrattazione aziendale, diritti sindacali in fabbrica, modifiche nel sistema di classificazione, aumento non specificato dei minimi salariali, riduzione non specificata dell’orario di lavoro (si noti che, all’ANIC di Ravenna, dal 1963 le maestranze sono diminuite di 300 unità su 3400, che i ritmi di lavorazione sono asfissianti, che il tasso degli infortuni e delle malattie professionali è elevatissimo: non una parola di tutto ciò nella piattaforma sindacale!)

Le 48 ore di sciopero del 24-25/1 all’ANIC, SCR e Philips registrano astensioni del 98% circa; la forte pressione operaia ha imposto la partecipazione anche del 40% degli impiegati. L’ANIC, che la sa lunga ed è forte di un bilancio 1966 con utili per 4,73 miliardi di lire, non solo non molla, ma ricorre alla corruzione e alle rappresaglie contro gli scioperanti: minacce di trasferimento, mensa speciale, bevande e consumazioni gratuite ai capi e ai pochissimi crumiri, 24 ore di retribuzione su 24 di cui 8 straordinarie ai non scioperanti.

Il 4-2, all’assemblea delle maestranze, vivaci interventi operai a favore dello sciopero a tempo indeterminato e del rifiuto dello straordinario. I bonzi si guardano bene dall’accettare il primo consiglio: preferiscono la solita campagna di appelli alla solidarietà di autorità locali, provinciali e parlamentari, bottegai e preti.

Altro sciopero, sempre di 48 ore, il 6-7/2. La percentuale delle astensioni dal lavoro è del 96%; i picchetti sono fittissimi. Per i crumiri, mensa gratuita, pullman, brandine.

L’Unità intervista gli scioperanti e ha la faccia tosta di pubblicare le risposte, quasi tutte favorevoli a scioperi più decisi e meno distanti l’uno dall’altro. Val la pena di riferirne alcune. Un operaio della UIL e uno della CGIL dicono che, già che si è in ballo, si deve procedere «con una lotta a tempo indeterminato»; un operaio della CISL afferma che come minimo «bisogna subito sospendere gli orari straordinari attraverso i quali l’azienda recupera i giorni di sciopero». Alla Philips gli operai sono stati costretti a lavorare anche sabato pomeriggio e tutto ieri domenica. (Ecco i bei risultati della calata di brache delle bonzerie). Un altro operaio riferisce di lavori costruiti a metà, ultimamente, all’interno dell’ANIC e così si esprime: «Troppi nostri compagni hanno lasciato la vita o la salute in questa fabbrica».

Il picchetto ritorna a farsi consistente nell’immediato pomeriggio, all’ora del nuovo turno. Ma gli operai attendono con impazienza cosa decideranno i sindacati. Molti di essi affermano: «Fare uno sciopero di 48 ore per rientrare in fabbrica e ritornare a scioperare dopo una settimana significa dare la possibilità alla direzione di torchiare particolarmente i capiturno e gli impiegati, col rischio che qualcuno ceda alle minacce, o, quanto meno, con la certezza di subire umiliazioni e sfottimenti. Intanto che siamo fuori, fuori restiamo e vedrai che prima o poi i dirigenti dell’ANIC si decideranno a chiedere l’incontro».

Ma da quest’orecchio i sindacati non ci sentono. L’«opinione» operaia è stata consultata: ora fanno quello che vogliono, non quello che vorrebbero i proletari: non è forse questa la democrazia? Tutto quello che si può concedere sono 72 ore di sciopero il 10-11-12 febbraio. Ebbene, l’astensione dal lavoro riesce al 96% quantunque le misure di intimidazione e di incitamento al crumiraggio continuino, anzi si aggravino: la SITA-FIAT, ad esempio, dà una mano all’ENI facendo compiere percorsi non autorizzati ad alcuni dei suoi camion che trasportano i crumiri. Ma dite un po’ che i bonzi pensino all’elementare dovere di far entrare in sciopero i dipendenti SITA: neanche per sogno! I borghesi si aiutano a vicenda, non conoscono distinzioni fra settore privato e statale: gli operai no, non devono seguirne l’esempio…

Il 14-15/2 scioperano i chimici dell’ANIC di Gela: a Ravenna si lavora. Laggiù anche i metalmeccanici e gli edili dipendenti da ditte appaltatrici di lavori all’interno del complesso statale scioperano per solidarietà con i chimici astenutisi dal lavoro nella misura del 98%: qui, è tanto se una sola categoria sciopera. Proprio in questi mesi, è in corso a Forlì una polemica sulla nocività dei processi di lavorazione delle fibre sintetiche alla Orsi Mangelli; non era una buona occasione per far scendere in lotta i chimici forlivesi accanto ai ravennati che soffrono degli stessi mali?

Non basta. Lo sciopero già decretato per il 20/2 è sospeso in pendenza della mediazione ministeriale, e solo la violenta pressione operaia induce i sindacati a proclamarne un altro di 5 giorni il 24-28/2. Esso riesce compattissimo: 98% di astensioni dal lavoro (alte percentuali pure fra gli impiegati), picchetti a prova di bomba anche di notte.

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Questa volta l’ANIC di Ravenna chiede l’intervento di forze di polizia, specializzate nell’azione anti-sciopero, da località vicine: è ovvio che, se l’agitazione fosse stata estesa a tutte le categorie operaie, questo concentramento non sarebbe stato possibile. Notizie da Gela confermano che lo sciopero è riuscito al 97%, e a Pisticci al 95%. Avevano bisogno di altre prove di combattività operaia, i sindacati? Sia a Gela, che a Ravenna, il 25 e il 28 si hanno manifestazioni di notevole imponenza e, nel primo caso, scontri con le forze dell’ordine. Tuttavia, i sindacati decretano che l’1 marzo si torni al lavoro, salvo a riprendere l’agitazione per 48 ore il 14-15.

Ma, all’ultimo momento, ecco l’ennesima sospensione: il Ministero del Lavoro ha convocato le parti e queste hanno deciso di riprendere le trattative a partire dal giorno 16. Due giorni dopo, si sa che l’abboccamento è fallito. L’Unità del 19 spudoratamente commenta: «Nonostante la buona volontà dei sindacati (sospensione dello sciopero e presentazione di controproposte unitarie) non è stato possibile pervenire ad alcuna intesa».

Che fare? Oh bella: niente! Si protesta presso il Ministero per l’intransigenza padronale, e si decide un nuovo turno di negoziati al 29/3. Come risulta dal volantino SILIC-CGIL del 23/3, l’ASAP ha detto di no sulle questioni di fondo: eppure, si accetta ancora di sedersi con lei al tavolo verde. Ma bisogna anche cercar di ammansire gli operai, evidentemente tutt’altro che soddisfatti dei loro «capi», se il volantino ammonisce: «Rinnoviamo l’invito affinché si evitino polemiche. Le Organizzazioni Sindacali possono avere anche dei limiti, delle debolezze, ed anche commettere errori, ma non sono l’avversario dei lavoratori». Aver sentito il bisogno di dirlo, è confessare che i proletari hanno mostrato una grinta poco raccomandabile…

Passano due giorni, ed ecco l’immancabile notizia: trattative rotte, le organizzazioni sindacali si accorderanno per riprendere unitariamente… l’azione. Ma, con questi precedenti, che cosa aspettarsi di buono?

Il 28/3, i nostri compagni hanno distribuito a Ravenna un volantino di ben altro timbro e sapore. Ne diamo il testo:

LAVORATORI PETROLCHIMICI !

Lunghi mesi di sterili trattative – dopo l’inerzia sindacale dal settembre ’66 al gennaio ’67 — hanno servito solo ad incoraggiare la prepotenza, le rappresaglie e il crumiraggio organizzato dei padroni. I bonzi hanno deliberatamente manovrato per impedire che le lotte del petrolchimici della ASAP si congiungessero a quelle dei chimici e farmaceutici delle aziende private, degli edili e metalmeccanici, tessili, minatori, autoferrotranvieri, etc., la cui potenza numerica e la cui combattività avrebbero assicurato la indispensabile solidarietà operaia per mettere il padronato con le spalle al muro. Non contenti di ciò, i bonzi hanno spezzettato lo sciopero di 12 giorni in quattro riprese per intrecciare snervanti trattative con i soliti appelli alla ca- rita pelosa di pubbliche autorità, onorevoli, bottegai, preti e dello Stato, malgrado i ripetuti e pressanti appelli allo sciopero a tempo indeterminato lanciati dai lavoratori.

I bonzi vantano queste manovre disfattiste come dimostrazioni di « buona volontà » a trattare, di « comprensione » dei problemi eco- nomici del paese; mentre fingono di ignorare lo stillicidio degli in- fortuni sul lavoro e delle malattie professionali, le condizioni disu- mane di lavoro, i licenziamenti « invisibili » (all’ANIC di Ravenna 300 licenziati dal 1963!), i vostri salari immutati dinanzi all’aumento del 15 % del costo della vita; ignorano l’accrescersi delle distanze tra le vostre pughe e i lauti stipendi di dirigenti e burocrati, l’ingigantirsi dei profitti aziendali.

PROLETARI ! LAVORATORI ! COMPAGNI !

In tali condizioni, battersi per aumenti salariali irrisori e solo per questi, per l’aumento dei premi, incentivi, cottimi e superminimi, significa lottare per un misero piatto di lenticchie e consolidare lo sfruttamento padronale. In tali condizioni, condurre la lotta con la « buona volontà » e la « comprensione », con gli scioperi preavvertiti e al contagocce, significa distruggere la vera forza dei lavoratori che consiste nel numero e nella solidarietà.

Le vostre lotte potranno consolidare la vostra forza, la vostra organizzazione di classe, potranno condurvi all’emancipazione dello sfruttamento capitalistico, alla condizione che vi battiate: sul terreno sindacale, contro ogni forma di premi, incentivi, cottimi che peggiorano le vostre condizioni di lavoro e ingrassano le casse aziendali, rivendicando invece un aumento generale dei salari, maggiore per le paghe più basse; contro le ore straordinarie e il prolungamento della giornata lavorativa, rivendicando, invece, la riduzione radicale dell’orario di lavoro, a parità di salario, a 5 ore giornaliere; sul terreno tattico, contro gli scioperi articolati, per settore, azienda e perfino reparto, per lo sciopero nazionale, di categoria, fino allo sciopero generale di tutti i lavoratori, per lo sciopero a tempo indeterminato anche durante le trattative; sul terreno politico, rifiuto a firmare le deleghe ai padroni, e impegno di sostenere il sindacato con quote direttamente versate ai compagni collettori; denuncia sistematica dei dirigenti infedeli, della politica dei bonzi tendente a stringere rapporti di collaborazione permanente di classe con le direzioni aziendali; denuncia della falsa unità con i caporioni borghesi e antirivoluzionari della CISL-UIL. La vera unità di classe si realizza sul campo delle lotte contro i capitalisti e i loro servi, contro i traditori del comunismo.

COMPAGNI ! PROLETARI ! VIVA LO SCIOPERO GENERALE ! VIVA LA VERA UNITA’ DI CLASSE ! PER LA RICOSTITUZIONE DI UN’ALA RIVOLUZIONARIA NELLA CGIL !

Marzo 1967.

IL PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

Questa rimane, oggi, la nostra direttiva, qualunque « decisione » prendano le tre centrali a « responsabili ».