La politica del nì
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Al Consiglio generale della CGIL, il 24 marzo, Novella ha spiegato l’atteggiamento della sua Centrale verso la programmazione, e l’ha fatto dando un ennesimo saggio della capacità propria ed esclusiva dei bonzi di giocare a bussolotti.
Di che si tratta? Molto semplice: per non perdere la faccia di fronte agli operai, i rappresentanti della CGIL in parlamento si sono astenuti dal voto sul Piano governativo; ciò significa, peraltro, che essi « accettano la realtà del piano …. per modificarlo … lavorando all’interno di esso … perché il prossimo sia diverso ». Dunque, non dicono né sì, né no; dicono nì e accettano di starci dentro, come Giona nel ventre della balena e come l’opposizione di Sua Maestà nel parlamento inglese, in attesa di un « prossimo piano » migliore! Allo stesso modo, nel « confronto » con gli altri sindacati, la CGIL, conduce la politica di « polemizzare con la CISL senza aggredirla » avendo « fiducia di far cambiare [campa cavallo! ] le attuali posizioni CISL- UIL ».
E in questa « fiducia » si prosegue, costi quel che costi: l’importante è avere un posticino nelle commissioni paritetiche o alle tavole rotonde; l’importante è servire con una critica che sia costruttiva gli interessi dell’ordine costituito!