Partito Comunista Internazionale

Il patriarca Alessio papa stakhanovista

Categorie: Religion, Stalinism, USSR

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Secondo l’aulica propaganda cominformista, una prova del contenuto socialista della Costituzione staliniana, varata nel 1936, sarebbe costituita nientemeno che dall’articolo che sancisce la separazione della Chiesa dallo Stato. Tutto qui. E non si dice ai poveri operai ingannati che siffatto capolavoro costituzionale è una genuina procreazione dell’opportunismo borghese cioè della politica dei poteri statali capitalisti, sorti storicamente da una lotta feroce contro la burocrazia ecclesiastica feudale e venuti poi a patti con essa, necessitando alla dominazione di classe della borghesia sul proletariato la perpetuazione dei culti religiosi, «oppio del popolo». La separazione, sempre formale e apparente, giammai effettiva, della Chiesa dallo Stato sanzionava, con ipocrisia squisitamente liberale, il «do ut des», il mercato intervenuto tra clero e classe capitalista: lo Stato avrebbe sostenuto con la forza materiale e le sovvenzioni finanziarie l’edificio burocratico della Chiesa, questa avrebbe continuato ad ammattire gli ignoranti e gli illusi distogliendoli dall’inferno dello sfruttamento di classe con lo specchietto per le allodole del paradiso ultraterreno.

È quanto avviene in tutti i paesi del mondo. Perché la politica religiosa del Governo «socialista» di Mosca sarebbe una novità? Come abbiamo tante volte detto, la famosa separazione della chiesa (ortodossa, cattolica o ebrea) dallo Stato russo è una mera impostura dato che i sovietici (a tanto li hanno ridotti!) sono obbligati per legge a finanziare le costruzioni delle chiese e a concedere terreni per erigere seminari, canoniche, ecc. La Chiesa, cioè le chiese russe, sono finanziate, protette e collocate dal Governo, però… sono separate!

L’ultimo atto ufficiale del Governo russo che ha aggiunto al mucchio un’altra prova del fatto che la burocrazia statale si differenzia da quella ecclesiastica solo per… le sottane, è stato il conferimento ad Alessio, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, dell’Ordine della Bandiera Rossa. L’Unità (16-12-52) ne dava notizia in prima pagina, orgogliosa di dimostrare che in Russia i preti mica se la passano male, e informava che la concessione della suprema onorificenza, decretata dal Presidente del Presidium del Soviet supremo, Shvernik, è stata motivata colla «grande attività patriottica» svolta dal Santo Padre moscovita. Poiché si tratta dell’Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro, è giusto definire il Patriarca Alessio il Papa stakhanovista, no? Visto il gran daffare da lui svolto per assicurare il paradiso a milioni di russi, principalmente al grande Peppe, il premio è ben meritato. Certamente riesce molto più facile ai seguaci di Stakhanov di spalare non si sa quante tonnellate di carbone in un’ora, che strappare dai roncigli di Satanasso l’ex ateo militante Giuseppe Stalin, ora devoto servo di Dio, desideroso di espiare i suoi trascorsi bolscevichi.

Un’ovvia e indissimulata logica vuole che la stessa patacca fregi il petto del Maresciallo, capo del governo e duce del cominform, e del Patriarca Alessio: l’uno con le falsificazioni spudorate del marxismo, l’altro con i predicozzi, svolgono la stessa funzione di asservire il proletariato al Capitale.