Anchilosi dell’Europa
Categorie: Capitalist Crisis, Economic Works, Europe, USA
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L’O.E.C.E. ha recentemente pubblicato uno studio sul reddito « nazionale » dell’Europa occidentale, di cui informa « Relazioni Internazionali ». I dati resi pubblici non sono davvero tali da confermare gli osanna levati alla « ripresa » e alla « ricostruzione » del vecchio continente: al contrario, servono di documentazione della sua ormai cronica paralisi.
Al primo trimestre 1952, cioè a 7 anni dalla fine della guerra, la produzione complessiva europea risultava aumentata del 20 per cento rispetto al 1938: in miliardi di dollari ai prezzi del 1951, passava infatti da 133,8 a 161,7. Un aumento del 20 % è cosa modesta: ancor più modesta se si considera che il ritmo della espansione è andato continuamente diminuendo, fino al 5 % nel 1951 e ad appena l’1% nel 1952, e, superato il periodo di immediate esigenze ricostruttive del dopoguerra, sembra essersi arrestato.
Inoltre lo sviluppo della produzione è stato estremamente disorganico; fino al 1951, Austria e Germania non avevano ancora raggiunto il livello prebellico, e solo il successivo sviluppo della loro produzione – destinato anch’esso a rallentare e, infine, a stabilizzarsi – giustifica il mantenimento di una percentuale di incremento annuo pur minimo nel 1951.
D’altra parte, poiché l’aumento della produzione è stato parallelo all’incremento della popolazione, nel 1952 la produzione per testa risulta superiore al 1938 solo del 13 %, mentre la forte diminuzione delle importazioni è un altro indizio della crescente povertà relativa dell’Europa occidentale.
Vediamo la situazione da un altro punto di vista, quello dell’impiego del reddito, e il quadro si presenta ancor più buio. I consumi privati per testa sono aumentati appena del 6 %; sono invece enormemente aumentate le spese pubbliche (soprattutto per il riarmo) e un incremento del 40 % ha subito la formazione dei capitali. In altri termini, la « ripresa » europea è essenzialmente dovuta alle spese militari e agli interventi economici dello Stato a fini di conservazione, e si è tradotta in una sproporzione enorme fra ritmo dei consumi individuali medi e ritmo dell’accumulazione del capitale.
Infine, la situazione post-bellica non ha ridotto ma accentuato il rapporto di sudditanza del continente europeo rispetto all’America, espresso dal diverso ritmo di sviluppo delle due economie:
| Eur. occ. (aumenti in %) | S.U. (aumenti in %) | |
| Prodotto naz. lordo | 25 | 100 |
| Idem per testa | 23 | 70 |
| Consumi priv. per testa | 6 | 40 |
| Formaz. di capitali | 40 | 200 |
Né si dimentichi che si tratta di una valutazione globale, abbracciante Paesi a sviluppo economico molto diverso, cosicché nei Paesi dell’Europa sud-occidentale la « ripresa » è stata anche meno forte di quanto già detto.