Partito Comunista Internazionale

Complotti russi – 200 milioni meno nove?

Categorie: Stalinism, USSR

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L’Agenzia ufficiale russa Tass ha diramato, il 13 scorso, un sensazionale comunicato sulla scoperta di una congiura ordita da un gruppo di medici russi. Nell’epoca dei romanzi a fumetti non stupisce ormai la granguignolesca inventiva della propaganda staliniana, per cui la lotta politica e lo scontrarsi feroce delle correnti di partito sono modellati artificiosamente sugli schemi di un «giallismo» deteriore, volto a sfruttare quanto di supina acquiescenza, di superstizione paurosa, di fanciullesca e selvaggia fantasia, alberga nelle menti primitive della massa anonima o si perpetua, nonostante le pretese acquisizioni scientifiche, sotto la corteccia «marxista-leninista» dei funzionari grossi e piccini dello stalinismo internazionale. Pensate, nove sanitari moscoviti, ammessi all’alto privilegio di curare la salute dei formidabili gerarconi del Cremlino, sarebbero stati scoperti improvvisamente in flagrante reato di congiura contro la vita dei loro assistiti, massimi dirigenti del partito e del governo staliniano. Evidentemente, tutto e tutti marciano inneggiando, in Russia, verso il comunismo; solo un gruppetto di reazionari, laureati nelle università del regime, ha inteso invertire la direzione, resuscitando addirittura i metodi dei Borgia…

Trascriviamo le parole del comunicato Tass, riprodotto dall’Unità (14-1-53):

«Qualche tempo fa – diceva il comunicato – gli organi statali di sicurezza hanno scoperto un gruppo di medici che si proponevano di attentare alla vita dei dirigenti sovietici mediante cure nocive. (Seguono i nomi di nove tra clinici, otorinolaringoiatri, neuropatologi, quasi tutti professori). I documenti, le inchieste, il giudizio dei periti medici e le confessioni (ci siamo!) degli arrestati provano che i criminali, nemici nascosti del popolo, assoggettavano i loro pazienti a cure nocive che ne minavano la salute… Utilizzando la loro posizione di medici e abusando della fiducia dei pazienti deliberatamente e vilmente minavano la loro salute, ignoravano intenzionalmente i risultati di visite imparziali, effettuavano diagnosi sbagliate, non corrispondenti alla reale natura delle malattie, e quindi uccidevano i pazienti con cure errate».

Alla storiellistica può darsi crisma di veridicità: i medici assassini, alleati della Morte contro gli ammalati, in Russia, sono una realtà inconfutabilmente provata con istruttorie formali di tribunali. Il «grande dirigente» buonanima Andrej Zdanov, crepato nel 1948, sarebbe appunto una vittima accertata dei biechi medici. Come nei romanzi gialli l’assassino viene infine scoperto dopo complicate indagini, la polizia segreta di Stalin, se è vero che ci ha impiegato ben quattro anni, nonostante la tremenda fama di onnipotenza e di onnipresenza, è riuscita finalmente ad avere partita vinta, assicurando al plotone di esecuzione i colpevoli. All’epoca, allorché si sparse la notizia del decesso di Zdanov, i servizi di informazione occidentali sciorinarono tenebrose storie di intrighi e di congiure di palazzo al Cremlino, che avrebbero provocato la morte del braccio destro di Stalin. Naturalmente, gli scribacchini della stampa staliniana (i Lajolo, i Pastore, gli Ingrao) si avventarono furibondi contro i loro degni compari gridando alla calunnia, esaltando la granitica compattezza del popolo russo attorno al partito staliniano. Oggi, debitamente imbeccati dai «cacciatori di medici assassini» operanti al Cremlino, fanno proprie le storie scandalistiche dei corrispondenti dell‘I.N.S., della Reuter, dell’Ansa. Vuol dire che i poliziotti dei servizi segreti anglo-americani godono di vista più lunga dei loro colleghi moscoviti?

Già nel 1936, in verità, la propaganda stalinista aveva usato di simili storie, accusando i trotzkisti della morte, che sarebbe sopravvenuta per avvelenamento, di Massimo Gorki, e di due «uomini di Stato», Kuibyšev e Menžinskij. Anche allora furono additati come colpevoli dei medici. Fu il segnale delle epurazioni staliniane, sanzionate nelle farse dei processi di Mosca, che fino al 1938 dovevano annegare in un mare di sangue migliaia e migliaia di oppositori al mostruoso potere antropofago, instaurato dagli sbirri di Stalin, schifosamente difeso ed esaltato dai legulei sanguinari alla Vyšinskij. Il seppellimento definitivo delle conquiste storiche della Rivoluzione d’Ottobre e l’imprigionamento delle masse sotto la soffocante cappa dello sfruttamento capitalistico, portato al parossismo con l’inaugurazione dei piani quinquennali, non poteva farsi che mandando al muro, o a putrefare nei campi di concentramento, i lavoratori e i militanti rimasti fedeli, con più o meno chiaro senso della dottrina e della tattica, al comunismo marxista.

La buffonata suprema dell’incriminazione dei medici aprirà una nuova epoca di stragi e di persecuzioni? Nessuno può dirlo, benché sia certo fin d’ora che i presunti assassini di Zdanov appartengono ormai al boia. L’addebito loro mosso di aver operato al soldo dei servizi segreti anglo-americani e del sionismo internazionale non lasciano dubbi di sorta. La isterica propaganda della necessità della lotta contro le macchinazioni di spie e traditori annidati nello Stato, varrà ad alimentare la psicosi di guerra, a galvanizzare il «fronte interno», e servirà, nelle mani degli astuti machiavelli del partito e del governo stalinista, a giustificare nuovi giri di vite al tenore di vita e al regime di lavoro delle masse. Favorirà pure, l’accesa campagna contro l’ebraismo, (cinque dei nove medici sono ebrei) il delicato lavoro del settore del Ministero degli Esteri russo che mira ad accattivarsi le simpatie politiche degli antisemiti, specialmente di Germania e dei paesi arabi. Il fatto che il Governo di Israele abbia protestato per la speculazione antisemita del processo contro Slánský e compagni a Praga, ed oggi contro gli attacchi della stampa moscovita al sionismo internazionale, mostra che Mosca mira appunto ad apparire come amica dei nemici di Israele, secondo la falsariga inaugurata dal pangermanesimo, e utilizzata dai ministri degli Zar. E dire che i proletari furono chiamati dagli stalinisti a lasciarsi scannare nella seconda guerra mondiale per punire il regime di Hitler, tra gli altri crimini imputatigli, proprio del reato di «genocidio» consumato nella persona degli ebrei!

Molto più difficile, se non addirittura impossibile, è il dedurre dalla odierna montatura giudiziaria gli intrighi e le lotte di correnti che si agitano in seno al partitone stalinista. Per deviare i sospetti e i dubbi, che fatti come il processo di Praga e l’incarceramento dei «medici assassini» suscitano circa le asserzioni dei sicofanti ufficiali dello stalinismo, inneggianti alla inattaccabile compattezza della nazione russa attorno al governo, la Pravda tentava di spostare all’estero, fuori dei confini russi, il focolaio del complotto.

«Le classi sfruttatrici – scriveva la Pravda – sono state da lungo tempo sconfitte ed abolite nell’U.R.S.S., ma rimangono ancora sopravvivenze dell’ideologia borghese, sopravvivenze della psicologia e dell’etica della proprietà privata, rimangono i portatori delle opinioni e dell’etica borghese, nemici occulti del nostro popolo. Sono questi nemici nascosti che, appoggiati dal mondo imperialistico, continuano le loro criminali gesta». La Izvestija rincarava la dose. «Dopo la sconfitta e l’eliminazione dei residui delle classi sfruttatrici nel nostro paese – scriveva il giornale – la borghesia ha perso ogni appoggio all’interno dell’U.R.S.S. per la sua lotta contro lo Stato sovietico. Essa cerca tuttavia di utilizzare per propri fini le sopravvivenze del capitalismo nelle menti dei cittadini sovietici». I punti deboli e vulnerabili, in cui gli imperialisti occidentali cercano i loro agenti, la Izvestija li individua in «certi strati instabili dei nostri intellettuali, che sono infettati dal virus del servilismo verso tutto ciò che è straniero, dal virus del cosmopolitismo e del nazionalismo borghese».

Si può facilmente obiettare che la più istruttiva lezione di «cosmopolitismo e di nazionalismo borghese» fu impartita agli intellettuali russi proprio dal governo staliniano, passato a nozze con il governo di Hitler nell’agosto 1939, per poi divorziare a favore dei governi imperialisti di Washington e Londra. Si impartisce tuttora cercando avidamente nuove alleanze, applicando a fondo i canoni tradizionali della diplomazia borghese.

Ma le affermazioni più spudorate della stampa russa e dei suoi satelliti consistono nel presentare la «psicologia e l’etica borghese» come una merce di contrabbando insinuata in Russia dagli imperialisti di oltre confine. Non occorre invece emigrare dalla Russia per trovarne ad iosa le cause e le manifestazioni. Il commercio, l’affarismo, le speculazioni monetarie, il parassitismo dei «rentiers» prestanti allo Stato, il carrierismo insito nella minuziosa ed implacabile differenziazione dei salari e degli stipendi, lo stakhanovismo, la forcaiola arciborghese concezione e pratica dei rapporti familiari costituiscono, nel «Paese del Socialismo», le basi obiettive e il focolaio inestinguibile di tutti i vizi e i crimini, che sono propri degli ordinamenti sociali borghesi. Non basta. Tutta quanta la pratica del partito e del governo stalinista, totalitariamente imperante in ogni settore della vita pubblica e privata dei russi, contribuisce da quasi trent’anni, con la sua politica di malafede e di arrogante sfacciataggine, rinnegante oggi quello che santificò ieri, svolgentesi continuamente mediante voltafaccia, autosconfessioni, bruschi ed inopinati cambiamenti di rotta, ad alimentare la pubblica corruzione, ad allevare generazioni di politicanti pronti ad ogni compromesso, assolutamente privi di scrupoli, tanto meno di principii. La corruzione e il tradimento fermentano entro gli stessi sacri confini della Russia, nella società di sfruttamento e di oppressione di classe che si tenta di mascherare con la bandiera rossa e la fraseologia marxista. Nel regno del denaro, sia esso espresso in dollari che in rubli, non può non disfrenarsi la corsa alla tesaurizzazione: nel regno del privilegio autocratico, le feroci lotte di ambizione personali e di correnti.

I gerarchi di Stalin si dilaniano a vicenda? Non è ancora vendicato con questo il sangue di milioni di proletari sacrificati dallo stalinismo.