Partito Comunista Internazionale

Le nuove scoperte del C.D Confederale.

Categorie: CGL, PCd'I

Questo articolo è stato pubblicato in:

I dirigenti confederali anziché lanciare la parola d’ordine per l’azione generale del proletariato propongono la sospensione delle agitazioni e la nomina di Commissioni per esaminare la situazione delle industrie

Il Consiglio direttivo della Confederazione Generale del Lavoro riunitosi, come annunciammo, nei giorni 9-10 e 11 corrente, dopo aver lungamente discusso sull’offensiva del padronato contro i salari e contro tutte le conquiste morali della classe lavoratrice, ha approvato all’unanimità il seguente ordine del giorno:

«Il Consiglio direttivo della Confederazione Generale del Lavoro, di fronte alla pervicace campagna condotta dal padronato per le riduzioni salariali, riafferma i criteri espressi in merito in precedenti sue riunioni.

Rileva che le decurtazioni del salario sono conclamate ed imposte coll’intento illusorio che con esse si possa superare la crisi economica, mentre nel processo di produzione – generalmente – il salario rappresenta uno dei minori coefficienti dei costi.

D’altronde, le riduzioni salariali sono reclamate ed effettuate quando il rincaro aumenta senza lasciare sperare in una prossima deflazione dei prezzi.

Mentre all’estero i prezzi tendono decisamente a riassumere le entità del preguerra, proprio in questa ultima settimana il rincaro in Italia subisce una forte recrudescenza, nonostante le diminuzioni del costo delle materia prime.

Si constata che la Confederazione della industria, non ancora paga della protezione doganale applicata da un cedreto-legge senza che il potere legislativo pronunciasse un suo giudizio in merito, invoca ancora provvedimenti ben più gravi e dannosi all’economia generale del Paese e ciò per lo specioso pretesto dell’”obliqua concorrenza estera”.

Si denuncia alla pubblica opinione nella insana politica protezionista, una delle ragioni precipue del mantenimento e dell’aumento del rincaro e si esortano tutti gli organi politici e sindacali del proletariato a svolgere una intensa ed energica campagna contro le attuali tariffe doganali.

Il Consiglio direttivo confederale, ripresa in esame la grave situazione determinata dalle vertenze e dagli scioperi in corso in conseguenza della questione salariale, dichiara la sua incondizionata, fervida, fraterna solidarietà ai proletari delle diverse categorie professionali, che in forme e con modi diversi lottano per la conservazione del minimo necessario alla propria esistenza, e circa i propositi di una azione generale, afferma che la Confederazione del Lavoro intende rimanere fedele alla sua tattica che non respinge alcun mezzo e modo di lotta sindacale per la salvaguardia degli interessi proletari.

È evidente che l’esasperazione delle masse senza lavoro e di quelle colpite e minacciate dalla falcidia dei salari, mentre il rincaro aumenta, se non si apprestano provvedimenti eccezionali, non potrà essere contenuta ed esploderà irresistibile. Donde l’urgenza di provvedere secondo le indicazioni tante volte date dagli organismi proletari.

Pertanto la questione salariale potrà trovare una soluzione logica solo quando si conoscerà il vero stato delle aziende industriali ed agricole. Qualora ragioni superiori imponessero una sistemazione del reddito del salario nel senso di ridurlo, alla riduzione dello stesso devono corrispondere riduzioni del reddito del capitale in tutte le sue forme di collocazione.

Il Consiglio Direttivo confederale denuncia al Paese inoltre il contegno particolarmente riprovevole degli industriali lanieri che rifiutando ogni discussione ed intendendo di far arrendere a discrezione per fame sessantamila operai, speculano in maniera vergognosa sopra una vertenza che per parte delle maestranze significa la difesa del pane, ed aumentano i prezzi dei manufatti in misura enorme ed indecente a tutto danno dei consumatori, già duramente colpiti dal rincaro.

Si afferma inoltre che il Governo, che fu così sollecito nel soddisfare le richieste degli industriali e dei loro organi per quanto riguardava le tariffe doganali, si mostrerebbe complice del padronato se non desse la prova di comprendere la gravità della situazione determinata dai propositi assurdi e protervi degli industriali.

Si stabilisce come piattaforma della lotta contro le riduzioni salariali, il postulato che ad eventuali riduzioni del reddito di lavoro debbono corrispondere riduzioni del reddito del capitale in tue le forme d’impiego; e s’incarica una apposita Delegazione di proporre immediatamente agli organi responsabili e competenti – Governo e Confederazioni padronali – che siano sospese le attuali vertenze prorogando i concordati in scadenza o in discussione col proposito di demandare a tante Commissioni miste, tra rappresentanti dei padroni, dei lavoratori e dello Stato, quante sono le industrie che hanno vertenze salariali, il compito di esaminare immediatamente lo stato delle aziende in maniera che la pubblica opinione sia messa a conoscenza anche delle vere cause del rincaro e dell’eventuale necessità di ridurre i salari».

***

Questo ordine del giorno si commenta da sé. Esso rappresenta ancora una volta il tentativo che i funzionari sindacali fanno onde sfuggire a quelle che sono le condizioni esposte dalla discussione. Con una tale deliberazioni i dirigenti confederali sanno sicuramente che non caveranno un ragno dal buco, debbono sapere anche che il risultato concreto di questa nuova demarche sarà solo la perdita di un tempo prezioso e lo sfibramento delle categorie operaie che già da lungo tempo si trovano in lotta.

Richiedere la sospensione delle agitazioni e la nomina di apposite commissioni per esaminare la situazione delle singole industrie, è una scappatoia che davanti alle condizioni tragiche in cui viene fatta, non può a meno di apparire ridicola. Gli industriali non accetteranno mai una simile proposta: a ciò vi ostano radicatissime questioni di principio e formidabili interessi personali e di gruppo. Esaminare le condizioni dell’industria dovrebbe significare vedere e controllare tutto il funzionamento dell’industria medesima, studiarne i rapporti tra i diversi coefficienti, misurarne i costi e osservarne, dopo quello industriale, tutto il movimento commerciale: in una parola, dovrebbe essere il controllo operaio fatto entrare dal buco della serratura dopo che il padronato gli ha chiuso villanamente le porte in faccia. È mai possibile che gli industriali accettino una simile intervento ora che si credono certi di tenere il coltello pel manico? È possibile che essi accettino un provvedimento che li colpirebbe in pieno nei loro privilegi di casta e nei loro interessi materiali? Noi pensiamo che no: noi pensiamo che il padronato in blocco respingerà decisamente una simile proposta e continuerà senza tregua nella preparazione della offensiva contro il proletariato.

Ma se anche – cosa che riteniamo impossibile in sede di trattative e che, se mai, verrebbe dopo ad un’azione generale e violenta del proletariato – ma se anche diciamo, la proposta della Confederazione fosse accettata, quali vantaggi ne deriverebbero al proletariato? Sarebbe solo segno che la crisi ha intaccato sino al cuore l’organismo della produzione e che, data questa situazione, i lavoratori dovrebbero rassegnarsi pacificamente a veder peggiorata la loro sorte. Magra consolazione davvero!

Noi consideriamo questa risoluzione confederale come un vero e proprio tradimento ai danni del proletariato. Dopo quanto ha insegnato la storia del controllo legale sulle industrie, promesso durante la occupazione delle fabbriche da Giolitti non deve più essere permesso un simile linguaggio: voler risolvere la questione salariale mediante delle Commissioni composte di operai, di padroni e dei rappresentanti dello Stato, significa volerlo risolvere nell’interesse della borghesia. È il proletariato che deve essere chiamato a raccolta in momenti come questi: è alle grandi masse che noi dobbiamo rivolgerci; altro che proporre la sospensione delle agitazioni in corso! Bisogna che queste agitazioni sieno allargate e approfondite quanto è possibile perché il proletariato imponga il riconoscimento dei suoi interessi e dei suoi diritti di classe. Se la borghesia, se, cioè, il sistema borghese non è più capace di soddisfare ai bisogni fondamentali del proletariato, esso, regime dev’essere abbattuto. E per ottenere questo, o egregi cerottisti confederali, non si invocano commissioni ma si dice al proletariato la parola ferma e precisa dell’azione rivoluzionaria.

I lavoratori, intanto, non si aspettino nulla da simili manovre mandarinesche; facciamo proprio l’appello del Comitato Sindacale Comunista e preparino alacremente l’effettuazione dello sciopero generale ad oltranza anche senza i dirigenti confederali, anche contro di loro.