I servi negri
Categorie: Apartheid, Racial Question, South Africa, UK
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Sapere, rivista di divulgazione scientifica, ha pubblicato una corrispondenza dell’etnografo A. Manduit dall’Africa del Sud, precisamente da Johannesburg, capitale del Transvaal e dell’oro. Ne citiamo qualche brano:
«Questa capitale del Transvaal, di un milione di abitanti di cui metà sono negri, sorge a 2000 metri di altitudine. È una delle più brutte città del mondo, città senza anima che attinge le sue radici nell’oro che l’ha fatta sorgere e la fa tuttora vivere… Se il centro della città è brutto, verdeggiante è invece l’immediata periferia, ove sorgono abitazioni e villette destinate ai bianchi. Oltre questa cintura se ne stende una seconda ove sorgono orrendi tuguri destinati ai “natives”, cioè ai negri, che per spostarsi dalla zona loro assegnata devono esibire un lasciapassare controfirmato dal loro datore di lavoro.
«Questi tuguri per i negri – a Moroka, per esempio, sono parcheggiati 6000 individui – sono costruiti con lamiere, stracci, sacchi di juta, tutto ciò che il bianco butta via e che può ancora servire a proteggere contro il freddo – che a questa altitudine è frequentemente pungente – e contro la pioggia che, nella stagione delle piogge, perdura incessante per giorni e giorni.
«Johannesburg è costruita sul giacimento aurifero più importante del mondo. Questo giacimento, associato a rocce sedimentarie, forma una specie di conca. Gli orli essendo naturalmente più vicini alla superficie, le miniere periferiche sono meno profonde di quelle del centro che raggiungono i 3000 metri di profondità.
«Nel 1910 si estraevano 200 kg d’oro fino all’anno. Nel 1940 la produzione salì a 400.000 kg.; a tale segno che per evitare un rinvilio del metallo giallo si dovettero temporaneamente chiudere le miniere.
«Dall’esterno si riconosce subito il sito di una miniera per gli enormi cumuli di sabbia, vere piramidi che sorgono perfino al centro della città. Nelle gallerie sotterranee lavorano 300.000 negri per il “regale” salario di 2 scellini al giorno, 160 lire circa. È poco, assai poco, anche se si considera che il minatore negro è “nutrito” e “alloggiato”. Gli utili delle compagnie sfruttatrici sono assai più copiosi! (Tralasciamo alcuni pezzi sui rapporti “coscienti” che corrono tra minatore bianco e miniera in linea generale). «Gli uomini neri che penano nelle gallerie aurifere col petto nudo grondante di sudore in una atmosfera soffocante, sembrano fantasmi silenziosi e disperati. Da 5000 tonnellate di materiale grezzo faticosamente portato alla superficie, si ricavano una trentina di kg. d’oro, che in forma di lingotto verrà nuovamente seppellito nei forzieri. A giornata compiuta il “native” ritorna al suo accampamento, al suo tugurio. Attraverso una porta, scorgo un vano di 20 o 30 metri quadrati, con disposte qua e là 20 o più cuccette sovrapposte: questo vano costituirà per 14 mesi – durata dell’ingaggio – il focolare del minatore negro. Dopo 14 mesi, se si sarà privato di tutto ciò che può rendere sopportabile la vita, se non avrà ceduto alle mille tentazioni cui può soccombere un essere primitivo, avrà risparmiato sì e no 40.000 lire. Dicono poi, che è molto per un negro».
L’Inghilterra, blasone del capitale socialisteggiante che si atteggia a campione di libertà ed umanitarismo, mostra qui la sua cruda essenza, la sua brutale funzione: spremere profitto dando al proletario il minimo indispensabile per rigenerare le energie spremute nel massacrante lavoro svolto nei labirinti del sottosuolo, a 3000 metri di profondità. Una dimostrazione di più dell’inconfutabilità della tesi marxista, che la società del capitale ha un unico fine: il profitto ricavato dallo sfruttamento della forza lavoro; e tutto ciò che di innovazione si è avuto nel suo seno l’ha fatto non per fini umanitari, ma per la propria conservazione, per riaddormentare i proletari che minacciavano di rovesciarla.
A questo fine si creò una casta proletaria semi-privilegiata che si eresse a puntello del sistema, si operarono a tempo debito le varie riforme e riformette che illusero la classe operaia, mentre non servivano che a ribadirne le catene. Lo Stato, in veste socialista o no, finché manovra il capitale non ha che il compito di proteggere il privilegio con la mitraglia e, quando non lo può con questa, con la riforma.
Così avverrà per le masse di proletari del Sud-Africa se si lasceranno guidare dalle varie correnti riformiste o nazionaliste: la liberazione dei proletari bianchi o neri avverrà solo quando, al di sopra dei pregiudizi di razza e di nazionalità, essi distruggeranno l’ordine costituito per l’instaurazione della dittatura proletaria.